domenica 21 giugno 2015

mumbai pt.2

si, ma poi alla fine hai anche visto qualcosa o solo miseria? nonono, in effetti la città ha da prensentare parecchio. solo che ho poco tempo e cpt. munna mi porta un po' qua e un po' la. ho promesso al collega "vino" di andare alla porta dell'india.

il gateway of india fu costruito per onorare la visita di king george V e della queen mary, nel 1911, anche se fu finito nel 1914 (che vuoi sti appalti..) e col suo stile indo-saraceno ... grazie wikipedia

fattostà che per anni chi arrivava a mumbai/bombay (tornate su wikipedia), passava da qui. e simbolicamente è da qui che gli ultimi militari inglesi sono passati quando hanno lasciato l'india nel 1948 (almeno su questo vi voglio sul pezzo).


proprio li di fronte c'è l'albergo taj mahal (non il tempio). anche questo bello sfarzoso eretto dagli inglesi per imporsi sulla colonia. come accennavo prima, immagino che ricordate gli attentati di qualche anno fa che tra gli altri causarono anche due vittime italiane nell'albergo.
come per la gente in spiaggia che citavo prima, anche qui c'è uno spazio dedicato ai piccioni per cui ce n'è una vagonata che svolazza continuamente, mentre dei falchetti che vivono tra i merli (ahaha) dell'albergo gli danno la caccia.. giù gli danno da mangiare, da sopra gli lanciano i falchi.


bella anche la zona della vecchia stazione dei treni, anche se c'era acqua dappertutto e mi si schizzettava su di ogni dalle varie buche per strada, quindi ho desistito. devono anche avere contribuito gli ambulanti mercatari del mercatino nella foto, che erano un filo aggressivi nella proposta commerciale...



dopodichè munna mi ha portato al mare, dove dopo un po' mi ha mostrato questa moschea in mezzo all'acqua, molto caratteristica e pittoresca con quel lungo accesso sull'acqua. non vi dico come ci si arriva, ma è un tunnel interessante quello che concede un attraversamento simpatico e frizzante sottoterra. così per scherzare, ma tra i due posti ci sono trenta minuti di auto..



vorrei anche concludere il discorso iniziato nella parte 1 di mumbai. questa è la casa di uno dei primi invece. uno di quelli per dire, che vedendomi direbbe... ahaha, bravo, rinascimentale, ma quante cazzo di lampade antideflagranti devi mettere insieme per farti..

UN GRATTACIELO TUTTO TUO, POVERO PIRLA...


guarda caro, visto il grattacielo, direi che se tu vedessi pice, creperesti d'invidia. pirla sarai te, gne gne gnè (il grattacielo si chiama antilla building)


mumbai pt.1

e infine ho chiuso il ciclo del try shanghai, dubai, mumbai. ma non sto bene. qualcosa non va. non sono a mio agio. sono in una stanza d'albergo "di livello". anche in ditta mi hanno consigliato di non scherzare, scegliere alto. il collega di mumbai mi ha avvisato di non mangiare NULLA in giro. non fidarti. niente bibite se non da supermercati occidentalizzanti, niente cibo a caso, meglio stare nei ristoranti dell'albergo. anzi, meglio stare direttamente IN albergo.

mi sento un alieno nella stanza sterilizzata. non puoi uscire, guarda, non interagire.

vabbeh, non proprio, ma la sensazione è quella.

cronologicamente è andata così. partiamo da dubai che nell'aereo, mai visto prima, passano gli stewart con dei fumogeni sterilizzanti. giuro. "in base alle normative degli emirati passeremo ora con...".

arrivo in albergo e il cane entra direttamente nella macchina per verificare che io non abbia esplosivi (vedi poi taj mahal), controllano tutto il taxi anche se è direttamente dell'albergo. ho un sonno boia. scan dei bagagli e body scan per me.

attorno a me un cospicuo numero di giovini e giovine infighettatissime con macchine che onestamente manco a dubai. è un party di una di loro, tipo di inizio vacanze.. tipo.

fino a qui ho visto poco. buio forte, piove, umidissimo e caldo.

mi alzo presto con un jet lag inutile, ma così vedo un po' di india.

dalla finestra vedo un bel lago, quello di powai. decido che per decenza non prenderò il limousine taxi da 200 euro per un giretto in città, ma mi faccio accompagnare da munna, tassista che abita "very here close by" e che mi piazza un biglietto da visita in mano per i prossimi giorni. del resto capirò presto che very here close by significa che non è tra gli ultimi, e anzi li ha staccati di parecchio. lui guida un taxi, non un apecar, ha pantaloni di cotone, la camicia stirata, bianca e pulita.

gli ultimi. non ce la faccio. non riesco nè a spiegare nè voglio postare foto. non mi va e sarebbe ingiusto nei loro confronti. provo a darvi un'idea.

maslow ha teorizzato la sua famosa scala dei bisogni. ecco. dimenticatela. di cosa hai bisogno per vivere? togli il bene primario, pappa e acqua. pensato? ripensa. ti serve meno. ancora meno.
per dire. nella foto di prima avete notato i pescatori? romantico. stanno pescando su quei tipici gusci.. no. sono camere d'aria. o meglio, UNA. l'altro non ce l'ha.

arriviamo vicino ad una spiaggione. non lo so perchè, onestamente non lo so, ma c'è un gruppo di famiglie, donne, anziani, bimbi (vedi prima.. vedo piccoli j ovunque e mi si stringe lo stomaco) che evidentemente venerano un qualche dio che ha a che fare con i piccioni. migliaia di piccioni. le persone ci vivono in mezzo. ripensate a maslow. cosa vi serve? tre paletti e un telone pubblicitario cerato. ne fai una tetto per la famiglia e ci dormi sotto. due paletti e uno sopra a fare da trave, poi ci stendi il telone. 

fa pensare. molto. e poi su un'altra strada ci sono invece quelli che arrivano ancora più ultimi. nono, non quelli delle baraccopoli. quelli ultimi ultimi. che mai potranno nemmeno pensare di arrivare penultimi. saranno le caste, sarà quel che volete.
cosa riesci a pensare se pensi al guadagno che può raggiungere in una qualche maniera uno che intreccia vassoi di vimini. quanti vassoi dovrà mettere insieme, in quante vite per riuscire ad arrivare allo stadio della bidonville, a quello della tenda a tre paletti, visto che la sua casa è un telone di plastica attaccato a un muro di cinta con un rametto solo, UNO, che sorregge il tutto?!
niente pavimento, niente tappetino, niente telo. marciapiede duro. e bagnato. e ci sono i monsoni.

mumbai è anche bella, pittoresca. antica, piena di storia. non riesco a entrare in contatto, la vedo dallo spazio, nella navicella spaziale di munna. che si preoccupa tantissimo. sir, do NOT go there, go from THERE, go here, no, no, no, do not enter there.. (una però se l'è persa.. il sottopasso per andare al molo della moschea.. buio. molto buio, lungo parecchio).

quando ci fermiamo alla open public laudry, che pensavo di ricordare da un servizio di turisti per caso, non mi molla un secondo, lascia pure la il taxi (in un qualche multiplo di doppia fila). la lavanderia è questa.


insomma, non mi era mai successo, sono a disagio. molto. non ho più voglia di vedere niente. sono tanti. tanti, tantissimi. e io vado in giro in un taxi e torno al mio albergone da ricchi, e lascio le scarpe all'ingresso della camera che chissà che cazzo... che devo stare attento a non mangiare questo e quello...

mi vedo la hippie... sai in india ho trovato me stessa... sisi... bel casino in cui ti eri persa allora. io sento meglio il sapore della vita, dell'essere, della ricerca, se vuoi del rinascimento. del cercare un miglioramento costante della propria condizione, della coscenza, della conoscenza. dare una dignità alla vita di tutti. fatti non foste a viver come bruti ma per seguire virtute et conoscenza.

mentre prendiamo una sopraelevata tra me e me, ateo, penso al gran culo di essere nato in italia, e perchè no, da libero sincero democratico, anche da italiano in una famiglia forte, presente, che mi ha dato modo di perseguire il monito dantesco.

e che, devo ammetterlo e mi commuovo, mi permette di essere su quel taxi verso il mio albergone.

però vi e mi ricordo anche di una cosa. sono un alieno in tutti i sensi. provengo effettivamente da un mondo diverso. menzionavo le caste, il mix di religioni, di credi, di ciclicità della vita, di tutto. questa è la più grande democrazia del mondo. ripartiamo da questo concetto dunque.


bàrcelona!

arrivare a barcellona ti da quel senso di libertà assoluta. tipo freddy mercury che urla barceloooooooonaaaaa. vabbeh, devo andare in fiera, barcellona la vedo dopo. c’è tempo. no. usciamo che è gia buio. eh vabbeh dai, vedrò le strade di montalban almeno; già mi immagino di vedere pepe carvalho che sbuca da un'osteria con le labbra unte di qualche piattata epica. 

no. mi portano in un cesso di ristorante, vuoto. in un quartiere, vuoto. usciamo che non c’è nessuno. il giorno dopo, fiera. ma tanto poi esco presto e almeno vedo la città. piove. che palle. mi prederò una estrella in aeroporto almeno. sbaglio acquisto e la prendo “sin alcol”.


abbarcellona. mavvaaaaaaafff

nota degnissima di nota, essere riuscito a cambiarmi mettendomi in jeans e maglietta per il volo, nel retro dell'autobus shuttle per l'aeroporto con due smandrappate in una macchina che si affiancavano a guardare insù. rockenroooool chicas

lisboa

t’ho amato tanto, ma non mi va più

lisbona. una città dal glorioso passato che però non gli frega niente a nessuno. non capisco. ci sono palazzi antichi e bellissimi, una piazza centrale favolosa… affianco agli stessi però c’è roba abbandonata, in rovina. 

io me ne vado amore ciao. non penso tornerò, sii felice.

la sera mangio un ottimo baccalà in un’oscena piazza che potrebbe sembrare di viserba o un qualche posto da speculazione edilizia in romagna… tutto vuoto, manco una pianta, balconi mai puliti. 

il ristorante è uno dei più fichi, ed in effetti mangio bene a bestia, ma sto posto mette tristezza. se aggiungi che il portogallo ha appena preso quattro pere dalla germania ai mondiali, la situazione non migliora. ero al lavoro quando è iniziata la partita... sisi andiamo subito, finiamo cinque minuti... ne passano due, sale il proprietario... tranquilli ragazzi, siamo già sotto di due... abbiamo proseguito.

Il giorno dopo andiamo a sinis (scinisc?) e anche qui permane questa sensazione di amore finito. 

ecco ho l’idea di questa superpotenza coloniale, il portogallo, dove chi ha potuto è andato è ha fatto soldi, fortuna, storia. gli altri sono rimasti e si danno dei pistola. cerino in mano, faccia da simpson.. doh! che ci sono posti bellissimi, eh, ma non gli importa a nessuno di tenerli. non è come la grecia che vedi che manca l’ambizione al profitto e la gente è serena e vive tranquilla senza eccessi. qui non gli frega più.


io me ne vado amore ciao…

from pèris

parigi val bene una messa, dicevano. ci passo in un assolatissimo venerdì di giugno. bello però. giustamente ci perdiamo subito il romanticismo in una caldissima corsa in taxi fermi immobili sulla periferique… “aaaaah, la periferique”. arriviamo all’appuntamento che manca un’ora. cerchiamo un bistrot, invano. non si trova nulla. 

c’è un postazzo, ma altro che bar peso, di una signora la cui famiglia ha origini di belluno… cazzo ci fa qui signora? ma qui a parte lei non c’è nessuno?! eh, me lo chiedo anch’io, ma ormai è tanti anni… veda lei.
Il secondo appuntamento è alla defance, quartierone di uffici. c’ero stato al bicentenario della rivoluzione che se non vado errato era il 1989. bello l’arco, enorme. pieno di giovani cazzeggianti, pensavo fosse un posto che il mondo avrebbe abbandonato a se stesso, invece è pieno di gente.


mi giro e trovo una delle dita che mancano alla mano di piazza affari di cattelan. il pollice. toh, bellalì parigi, pollice su !

basel

basel strùchel mènel. sta stazione di basel non è che mi affascini.. non si capisce bene quale treno devo prendere e quale invece no. ci sono vari ICE tedeschi che partono alla medesima ora e vanno… uno in su, uno in giù e uno in francia. ma il mio?! scrivessero il numero del treno?!


bello però che come avevo visto in giappone c’è un tizio con gli sci (siamo a luglio…) due con le bici da downhill, un gruppetto che fa trekking, varie nonne in giro… sicuramente la sensazione è quella di un posto sereno e ordinato, mica come in stazione centrale, dove c’è il delirio e dove stamattina c’erano anche quei poveracci dei profughi siriani che sono ancora li e che non sanno dove metterli. ma mica puoi lasciarli sulle scale della stazione cacchio… con bambini e anziani dai…

J

blogspot mi ricorda con un bentornato, che è da tipo luglio 2014 che non scrivo. del resto come si fa. ormai da qualche tempo c'è j a cui dare retta e a riempire le giornate !

tre chili e due alla nascita, il piccolo j è dentro al suo ovetto mentre partiamo per casa, riuniti tutti e tre finalmente. Finchè non è li non te ne rendi conto, ma poi c’è. non sto nemmeno a descrivere le emozioni fortissime del parto, del preparto, del postparto, ma il fatto che li in macchina ci sia lui è bellissimo. con la gri ci guardiamo prima di chiudere le porte dell’auto. ci siamo già guardati quando è nato, al primo pannolino, al primo urletto, sorriso, versetto. ma adesso è diverso. adesso si parte. si va a casa e la famiglia diventa la tua. non c'è più l'assistente che ti aiuta a mettere il pannolino e tutto il resto. soli.

per quanto però il mondo tenti di metterti addosso tutta l’ansia del mondo, sto e stiamo benissimo. sereni, così aperti a tutto quello che sta per succedere, per quello che dovremo fare, per quello che sarà lui, cosa dirgli e cosa fare, come fare. è tutto vero e tutto sommato adesso si comincia tutto un altro giro. ci guardiamo, scoppiamo a ridere. cazzi nostri adesso !

giovedì 7 agosto 2014

czech film in polonia

partiamo bene che mentre sto dormendo in aereo appoggiato al tavolino mi schiantano la testa con lo schienale davanti... tiro un ostiata e scopro che il mio vicino lavora per radiomaria spiando la mail che stava scrivendo. spettacolo. sorrido sereno al suo sguardo perplesso...

la polonia mi accoglie con un tempo coperto ma piacevole. scopro che c'é molto piú sviluppo di quanto pensassi. traffico e camion testimoniano...

finiti gli incontri con grande stupore il distributore mi invita a conoscere la storia di lodz, che si pronuncia vusssscg.

ricchissima cittá dalla crescita esplosiva fu creata da tre imprenditori dell'industria tessile, straricchi. si produceva cotone per l'immenso mercato russo e i migliori filati andavano in francia e germania. la cittá infatti é piena di fabbriche restaurate ad uso di centri commerciali, alberghi, case, uffici e bar e palestre.
poi la seconda guerra mondiale, i debiti per la produzione forzata delle divise tedesche, la russia, il declino. oggi la ripresa, gente in giro, giovani ovunque, biciclette...
bellissimo. la particolaritá é che le immense fabbriche per i filatoi erano di mattoni rossi e avevano i merletti tipo castello sforzesco.

gia il castello sforzesco. milano. una regina polacca era una sforza e non grandendo la cucina locale fece importare la verdura dall'italia per cui i nomi sono identici ai nostri per i pomodori, l'insalata ecc...

insomma tutto molto bello ma non ci ho capito tanto. costa poco mangiare e bere e stanno tutti sereni.

vedo un'insegna di un pub: czech film.

scusa witold, 'zzo vuol dire cinema ceco?

hai mai visto un film ceco?

si non si capisce cosa diavolo sta succedendo nella trama.

ecco, appunto. quando c'é un gran casino che é fatto bene ma non si capisce bene che succede.... da noi si dice...

czech film !