

shanghai ti strapazza al punto che nel weekend staresti a casa a dormire tutto il tempo. se non fosse che ogni tanto qualcuno si inventa qualcosa di costruttivo da fare. beppe. nel caso di sozhou è stata l'astinenza da surf a convincerci ad andare a casaccio al primo lago che ci capitava a tiro, nell'illusione che una volta a destinazione non ci fosse altro che una scuola di surf con materiale bellissimo e nuovo ad aspettarci. corriamo in stazione, prendiamo i biglietti. treno fantastico, prima classe, costo 1,4 euro. mai visto. la stazione invece è un po' desolante, ragazzini cresciuti troppo in fretta fanno i bulli entrando ed uscendo dalle finestre e chiedendo sigarette ai viaggiatori seduti in questi enormi stanzoni d'attesa, come al check in in aeroporto.si aprono le porte, si scende al treno, pulitissimo, veloce che manco l'eurostar, una favola. fuori scorre un mondo che sai che esiste, ma che non vorresti vedere. tutto quello che sai di sapere e che vedi scorrere veloce fuori da una finestra. a vederla bene è anche più triste come cosa, decidi di non partecipare, non farti coinvolgere, riparandoti dietro la scusa di essere in treno e quindi semmai, se anche nel caso, comunque impossibilitato ad intervenire. va veloce il treno, anche troppo, si lascia dietro tutto, c'è molto verde, in un'ora arriviamo a sozhou. lonely planet sacrifica una paginetta con una mappa dei giardini botanici e una minima descrizione. "i giardini botanici a, i giardini botanici b, da vedere anche i giardini botanici c..." "il lago, beppe, come ci si arriva al lago, cosa dice?!"
a volte ci sono quei momenti in cui semplicemente ti viene da ridere perchè se ti arrabbi o te la prendi con te stesso, o appunto, conviene ridere. a sozhou non c'è il lago. cioè, c'è, ma è quasi come dire che nei dintoni di brescia c'è il lago di garda. c'è, ma se non hai idea di dove sei...
ora che ci passa la "scimmia da surf" che ci era venuta, passa un po' di tempo, ci fermiamo a mangiare una focaccia xingianese appena sfornata. quantomeno è uscita dal forno, il caldo disinfetta. il resto del baracchino è meglio non vederlo; non si vedrebbe nulla comunque, è completamente nero. ormai siamo qui, cheffare. il posto è molto pittoresco, la gente ci guarda come marziani, ci fa le foto coi telefonini, una ragazza fa la foto con noi, è simpatica come cosa. e si che di turisti ne dovrebbero passare. probabilmente li scaricano a pulman come i giapponesi da noi. vabbeh, quindi? giardini a, b, c.
prendiamo un risciò, che fa molto colonialista, ma del resto, vuoi non prenderlo? il ciclista fa un po' pena, la salita del ponte la sente, fa fatica. il risciò pesera cinquanta chili, tutto di ferro, pedaline di legno, tendalino distrutto. viene voglia di scendere e spingere. per fortuna poi c'è la discesa, un po' d'aria, bella sta cosa del risciò, hai tempo di guardarti intorno, con calma, gli odori, le facce, le buche ..e che, oh...in contromano col risciò?! "beppe, stavolta ci siamo" ci viene incontro di tutto, autobus, autocisterne, motorini, mamma mia, ancora un po' e dalla tensione piego la maniglia a cui mi aggrappo in cerca di una vana sicurezza. fortuna che gira, questo è pazzo. non siamo proprio ai giardini che volevamo, siamo a quelli prima, vanno bene lo stesso. venti kuai, a testa. "ma se erano dieci in due, cosa sta dicendo." il mago fa il gesto della salita, si capisce che siamo pesanti e che quindi costa di più. la prossima volta col cavolo che mi viene la compassione, guarda te, tutti che ci vogliono fregare. del resto siamo turisti.
i giardini chissacosa, chissadove non sono niente male, carini, piccolini, una signora suona il flauto. ci sono gli alberi, un po' di verde, gli uccellini che cantano. gli uccellini che cantano, che bello da quanto tempo...e si sentono le voci dei bambini laggiù che lanciano le foglie alle carpe. che pace. prendiamo una birra e ci godiamo il silenzio. saliamo sulla torre del tempio, in rifacimento, ennesima trappola per turisti in costruzione. ci guardiamo intorno, smog, palazzi lontani, che si perdono all'orizzonte. a sozhou vivono tre milioni di persone, sozhou sulle cartine principali non c'è. "eh, però, niente male beppe, milano ne fa?... mi sto sentendo male."... "vedi il lago tu?"... "no...."....... "infatti....".
il resto della sozhou turistica è troppo finto. i giardini "trappola per chiunque" sono belli ma troppo lucidati. i fiori in effetti sono molto curati, le piante e tutto il resto, solo che manca la macchia, la crepa. matrimoni, confusione, ci metto dei minuti interi a scattare delle foto in cui non compaia gente, per poi scoprire una giacca rossa o una faccia dietro ad un vetro o un albero. mal di testa. un mal di testa terrificante.
torniamo a shanghai in un vagone letto stracolmo di gente, in cui beppe grazie all'esperienza accumulata sulle ferrovie nord, strappa due posti in corridoio. tutta sta gente dove va, da dove viene, che storie porta con sè, cosa cerca in quella confusione tremenda che è shanghai, cosa ci sono venuto a cercare io? domande importanti che qui hanno tutto un altro senso. come si fa ad emergere in questo mondo di gente? o siamo noi, io, a voler emergere, e la macchina e la casa e tutto. i telefonini dei ragazzi squillano senza sosta, giochini, suonerie impossibili, luci, led, risate, l'odore del thè, fuori la natura e gli uomini sovrastati dalla natura, i draghi che combattono, il cielo in fiamme. mi addormento scombussolato dai pugni in testa che mi dà la cina. che mal di testa.
alle porte di shanghai un messaggino: ragazzi che fate stasera, usciamo?
elimina messaggio. conferma. spegni telefono.