sabato 28 ottobre 2006

chiusura ore diciassette

sabato. la fiera finisce oggi. il nostro stand è molto carino. siamo praticamente all'entrata. stasera, alle cinque, la fiera chiude, dovremo smontare un po' di cose, rimettere i prodotti nei cassoni e rispedirli. è l'una. c'è poca gente, alcuni stand hanno gia chiuso e molti stanno riponedo cataloghi eccetera nei cartoni.
un botto pazzesco ci fa sobbalzare. ma che ca.... e poi un altro, e via così.
stanno prendendo a martellate lo stand affianco al nostro. ma vi pare? ma è l'una ma che cacchio fate? sbadabam che viene giù tutto! ma sono pazzi, ma mancano quattro ore alla f...sbadabam, crolla anche un altro stand, e via, il prossimo e anche quello la in fondo. viene giu tutta la fiera in un polverone pazzesco. passano i tizi che arrotolano i tappeti infra-stand, passa il tizio degli stand a riprendersi i faretti, là viene giù un'insegna, là gridano mentre portano via un plastico....
spaesati iniziamo anche noi a impacchettare, che ci vuoi fare. stupidi noi voglio dire. loro lo hanno detto. la fiera finisce alle cinque. e alle cinque si chiude, e tutti a casa.

sbadabam, occhio che cade l'insegna!

bell uh-1A

per chi non lo sapesse, questo è il classico elicottero degli yankees in vietnam. quello da cui saltano fuori tutti i marines e sparano a cazzo su tutti. mi sia consentita l'espressione colorita.
stiamo girando per saigon-hochiminh, come sempre a fare shopping. è strano come l'attività che impegna gli asiatici per il novanta percento del loro tempo sia lo shopping. voglio dire, ci sono tanti altri modi di fare spendere soldi alla gente. sport, cinema, teatri, gite....eppure, sempre shopping. "chi mi conosce lo sa", a me lo shopping mi sta un po' qui, un po' tanto pure. vabbeh, non c'è altro da fare, seguo la comitiva con cui sono qui in fiera, sia mai che riesco a scattare due foto a questa città.
mi piace però sta saigon. case ancora basse, pochissimi i grattacieli, praticamente il marriott e lo sheraton, e altri due forse. tutta questa gente in giro. mi piace anche che i vietnaiti facciano qualcosa di sera. shanghai ti da l'impressione che siano tutti a casa inebetiti davanti alla tivù, o che comunque non escano a fare due passi. qui invece c'è più gente in giro la notte che di giorno. se la godono come si suol dire. dove vadano non lo so, ma girano, fanno, ridono. girano in gruppetti con questi motorini, è carino, bello.
peròppperò insomma, a parte le signorine che ti chiedono di continuo se vuoi un massaggio, si, dai, massaggio, vestita così? chi ci crede è un po' poco credibile.
dicevo, peròpperò, c'è una puzza che da veramente fastidio. fanno la pipì in strada. o magari svuotano in strada, non so' che dire, ma ad ogni modo, puzza. ed è un peccato, perchè come città mi piace molto. un peccato davvero.

continuiamo a girare. belli i buddha ovunque. segno di una religiosità che nessuno dopo la guerra ha voluto realmente mettere in discussione. simpatica come cosa. favoloso un tombino al centro della strada da cui esce un cespuglio. un bel cespuglio. alto mezzo metro ,spunta li, al centro della strada, e sui rami la gente appende quelle che sembrerebbero preghiere, scritte su carta di riso, fantastico. e nessuno ovviamente ha in mente di togliere questo albero da li. sorrido. ci sono un sacco di negozietti molto carini, piccolini. molti vendono le solite cose da asia, piccoli buddha, timbri, portacose in legno, cappillini da risaia, rolex finti.....haha, che forza, gli stessi di shanghai, chissà dove li fanno realmente, penso. compro tre quadrettini molto sobri. barche su di un fiume, in bianco e nero. mi piacciono molto, piccoli, poco appariscenti. su carta di riso.

e poi lo vedo. e anche qui ci resto malissimo.
l'elicottero simbolo della guerra in vietnam. giocattolo. fatto di lattine di birra heineken, quella verde con la stella rossa. un'immagine che non c'entra assolutamente nulla con..con tutto. elicottero usa, giocattolo, in vietnam, e costa 5,- US$. cinque dollari usa per comprare un giocattolo di latta che raffigura il male della guerra che ha fatto disastri, qui, proprio qui. l'elicottero con cui scappavano gli americani dall'ambasciata di saigon aggrappandosi ai pattini mentre la folla cercava a sua volta un appiglio su quel coso volante. ci rimango malissimo. mi guardo in giro spaesato, cinture con scritto usa, magliette della statua della libertà, freedom eccetera, manca solo lo zio sam che ti chiama per la guerra e siamo a posto. e tutti i prezzi in giro espressi in dollari! sarà anche vero che per cinquanta euro mi hanno dato un milione di dong, e che è più comodo contrattare in qualche altra valuta, ma i dollari usa proprio no. cerco manifesti tipo "yankee go home", ma trovo solo ritratti di marilyn monroe o quadri pop art, quelli con uno hawker hunter che spara i razzi al napalm. ma come si fa? un po' deluso mi aggiro per questa saigon che mi sembra sempre più quella di good morning vietnam, ma poi mi calmo.

del resto non hanno mica tutti i torti. perchè portare rancore all'infinito? qui hanno combattuto i francesi e parlano tutti ancora il francese. poi sono venuti i giapponesi, ed è pieno di ristoranti giapponesi. sono venuti gli americani e c'è lo sheraton, il marriott, i giocattolini e tutto il resto.
sei in asia bruno, qui tra karma, buddha e tutto il resto, la pensano in modo diverso. intanto loro agli yankees gli hanno dato un sacco di legnate, se vogliono possono permettersi di riprenderseli. non so a chi attribuire la vittoria, se ai vietnamiti o alla coca cola, la cui pubblicità troneggia qua e là, ma a dirvela tutta, qui sembra che stiano tutti bene, davvero.

probabilmente va bene così, e basta

pesci, a branchi

il taxi sfreccia per saigon alla velocità della luce. una luce portata a mano da qualcuno. velocità di punta trenta all'ora. ma trenta all'ra costanti. non me ne sono accorto subito, ma non si fermano mai. sono abituato al delirio di shanghai, non mi viene nemmeno più il mal di mare quando inchiodano di colpo o fanno lo slalom gigante tra auto e bici, ma qui, qui è fantastico. Il taxi scorre in un mare di motorini. uno sciame, anzi, un branco di pesci-motorino, che scorre ovunque. ha un che di spettacolare tutto ciò.
un esempio: il taxi deve inserirsi da una strada secondaria, da destra. non frena nemmeno. entra a dieci all'ora. davanti a noi scorre il fiume di motorini a circa la stessa, inebriante, velocità. non frena nessuno, nè noi nè loro. siamo subito accerchiati dai pesci, che scorrono intorno a noi come delle sardine quando evitano i predatori. dobbiamo scorrere da destra a sinistra e svoltare. senza scossoni o frenate, da otto file di motorini sulla sinistra e una sulla destra, shiftiamo lentamente a zero pesci sulla sinistra e nove sulla destra e svoltiamo tranquilli. incredibile.

ma vero!

hochiminh


"saigon, ancora a saigon, in attesa di una missione". non posso fare a meno di pensare ad apocalipse now, a tutto quello che è successo qui solo pochi anni fa. i film, gli slogan, la musica, mi viene in mente di tutto. non so cosa aspettarmi da questo posto. arrivo da hong kong, la londra cinese, e davvero nno so che pensare. l'aereo atterra in questo aeroporto che a mio giudizio porta ancora alcuni segni di quell'epoca. stile anni settanta, vecchiotto e sporchino, questo campo d'aviazione ha ancora gli hangar-bunker, le feritoie nei bunkerini semiaffogati a lato delle piste. solo che c'è qualcosa che non mi quadra. è tutto così tranquillo. nel mio immaginario, stupidamente, mi aspettavo napalm e distruzione, invece, giustamente, è tutto molto pacifico. unico neo, come sempre quando si gira per posti che hanno interpretato a loro modo la teoria socialista, timbri, code, timbri, moduli, ritibri, ricode, ricontrolli, e ricode e ritimbri e ricontrolli. finalmente arrivo ai bagagli, e anche qui, cari surfers, mi crolla un mondo intero. è vero che in cina sto a shanghai, che non è cina, come è vero che anche a pekino l'american express ha tutto il diritto di sponsorizzare la ricostruzione della città proibita, ma..... la pubblicità di un casinò in aeroporto in vietnam, proprio no, proprio no. mi vengono a prendere dall'albergo, mr brunello, si, sono io, macchinone, autista, caddy, la sua valigia signore, grazie, come è andato il viaggio, bene grazie, non c'è male, arriveremo all'albergo in cinque minuti, mi raccomando, si metta la cintura di sicurezza, grazie.........ma? ma parla benissimo inglese, e anche l'autista, ma che bello, ma che fantastico! fuori dal finestrino scorre un mondo fantastico, con vetrine con scritte incomprensibili, bat nong nang prat, o altro, ma, e qui non potete capire, non sono simbolini!!! per quanto incomprensibile, è alfabeto nostro! sarà anche stato un atto di violenza culturale da parte francese o di chi, ma la cosa mi rilassa molto. ovunque scuole di inglese, toefl, traduzioni...fantastico penso. è anche pieno di "art studios" con quadri dipinti a mano, tutti uguali, ma comunque a mano. bello, mi piace. comunque mi fa piacere che nonostante tutto quello che è successo questo posto sembra così tranquillo e pacifico. bello insomma.

giovedì 26 ottobre 2006

hong kong


sono atterrato ma non ho capito bene dove. i tapis rulant o come si scrivono, qui vanno a cento allora, e per avvertirti che stanno per terminare, hanno una fotocellula che tre metri prima della fine ti dice in tre lingue diverse, "mind your step". arrivo alla area trasferimenti numero due, devo rifare il check-in per il prossimo volo, sanno tutti l'inglese e anche bene. gate sessantotto, me lo faccio ripetere, sessantotto. ho tre ore prima dell'imbarco, che fare...
inizio a seguire le indicazioni per il gate. gate 1 - 80 a destra. ottanta? guardo fuori dalla finestra, una fila infinita di code di aereo. evviva mi dico.
giro per i duty - free, cerco giochettini per la psp, ma ne hanno pochissimi e più cari che al cybermarket di shanghai. ovunque invece cremineprofuminifoulardpenne e tutto il resto. mi perdo, sono perso. da hermes avevo girato a destra? o avevo prima girato a sinistra e poi a destra dopo la montblanc, o prima della boutique ferrari mentre guardavo lo stand sony, affianco a calvin klyne o come diavolo si scrive, e soprattutto, ma dove sono?
che casotto! fame, sono le due e la china eastern mi ha offerto un pranzo da nababbissimi. ho preso solo la frutta, il panino al latte e l'insalatina, il resto era veramente horrible. fame e cerco di capire se sia meglio il cafedeco, o il cafedeluxe, lo starbucks, lo ubc coffee, il coffeeasia o un qualsiasi altro dei mille che ci sono. alla fine entro in una sportsbar, almeno mi vedo un po' di sport e mangio un hamburger. chissà che mangerò nei prossimi giorni.
sono fuso. che aeroporto assurdo. enorme. troppo grande. però aveva ragione luigi. pare di stare a londra. tutti molto tranquilli e civili. silenziosi. non ti assaltano nei negozi. great! è tutto molto british davvero, pochi rumori, soffusi....del resto il soffitto sarà alto mille milioni di metri. c'è un mondo di persone da ovunque, fantastico, cosmopolita, bellissimo.

ore 14.34, arriva l'hamburger. come faccio a mangiare sta roba, è enorme! che spettacolo! buon appetito.

venerdì 6 ottobre 2006

welcome to jingjiang taxi

penso il preferito da tutti. il taxi bianco. il famoso jingjiang taxi. non so se è scritto così, ma rimane il migliore. rigorosamente macchine nuove e solitamente ben tenute. il prezzo come sempre, da tassametro. ultimamente qualcuno ci prova a tirarti un prezzo a fantasia, ma non hanno capito il concetto. se non fai partire il tassametro, nn paghi le tasse, quindi in teoria mi puoi fare un prezzo minore. ci guadagnamo in due. invece il concetto cinese, quando capita, è "salti un po' di coda in stazione o in aeroporto e paghi di più". si, solo che pago anche quattro volte di più, ma come ti salta in mente, dacci di tassametro wang. a questo punto sempre per la teoria di cui sopra, il tassista dovrebbe dire "beh, allora scendi che sale quell'altro laowai [diavolo straniero]". e invece lui ti guarda come dire "mi hai fregato", abbassa un buffo oggetto, il tassametro parte e via. ma dicevamo, il taxi bianco.
il tassametro è composto, come in italia, da una sorta di autoradio con tastini e lucette dal funzionamento oscuro, dal display a led del costo della corsa, e dall'interruttore. quest'ultimo ha una forma strana, sembra un fumetto o un trifoglio, e quando in verticale, emana una lucina verde. allo stesso tempo l'indicazione taxi sopra la macchina è accesa. quindi il taxi è libero [o viaggia in nero].
se lo si abbassa, si spengono sia le indicazioni del taxi sul tetto, che i led all'interno. l'oggettino è poi anche particolare, perchè se ci si appoggia sopra un'apposita carta prepagata magnetica, questo ti permette di pagare senza toccare i soldi. simpatico. quando si abbassa il tassametro, solitamente parte la stampantina che scrive codici strani sullo scontrino in attesa del costo totale della corsa. nel frattempo una voce preregistrata dice il nome della compagnia dei taxi e consiglia di ricordarsi di tutti i propri affetti personali.

ma il taxi bianco è diverso. canta!
la vocina registrata è fantastica e canta una filastrocca fantastica. siccome il numero della compagnia è 57575777 - "wu qi wu qi wu qiqiqi", il management ha pensato bene di farla canticchiare in crescendo, ma non solo, e qui c'è voluta karla a spiegarmi il trucco. dopo i numeri dice più o meno la stessa cosa, ma diverso, "wo chi wo chi wo chichichi". ed è qui che si tocca il nirvana. wu qi è 5 e 7, ma "wo chi" significa "io mangio!!".

ma quando vi ricapita un taxi che per farvi ricordare il numero vi canticchia "io mangio, io mangio, io mangio mangio mangio" ?!

"dis is de best stop for yoa requessss, donnat forget yoa belongings, pay accoadin to de receipt, welcome to take our takasi again"

franco



a parte la mamma, e la mamma è sempre la mamma, e la zia floria che è venuta con la mamma, franco è l'unico altro amico che sia capitato da queste parti e mi ha fatto molto piacere. era molto strano, ma fare da cicerone a uno che conosci dall'asilo in un posto assurdo e fantastico come shanghai è stato veramente un'esperienza, come dire...ma chi ci avrebbe mai pensato, hah.
grande franco. è stato poco franco, che poi il business trip continuava, ma abbiamo passato assieme questo finesettiamena cinese. e allora metto alcune foto, una al cloud nine, un bar ristorante bellissimo all'ottantottesimo piano della jin mao tower. poi una sul bund, molto old style con la macchina fotografica in mano a fare l'autoscatto e poi per finire, come avevo promesso, l'ho portato in una "taverna".
oddio, in realtà mi ha convinto lui a portarlo, perchè io non volevo rovinargli la salute...
quattro chiacchere dall'altra parte del mondo...peccato che non ci fosse vento cacchio.

bidoni

stomaci deboli, non andate oltre, non oltrepassate questa riga. se invece siete dei curiosoni come me....io vi avevo avvertiti.

una delle cose da non fare in cina, è porsi troppe domande. non perchè da occidentale si rischi chissachè, ma perchè la risposta potrebbe aprire una serie di punti di non ritorno. ad esempio non chiedetevi mai perchè alcune strade puzzino terribilmente e altre invece siano profumate, non chiedetevi perchè alcuni dei cavalcavia per pedoni portino dritti dritti dentro ai ristoranti e via dicendo.
soprattutto non chiedetevi mai:
a.tutta la roba che resta nelle portate sul tavolo dove va a finire?
b.che cosa sta portando fuori il tizio della trattoria?
c.che sono quei bidoncini blu attaccati alle biciclette dei rigattieri?
d.ma i contadini che fanno, dove stanno?
e.buona sta roba, da dove viene?
potreste infatti scoprire che c'è un filo che unisce queste domande. ed è un filo che come dicevo prima non è il caso di seguire. ma voi siete dei curiosi occidentali alla scoperta della cina, e allora ecco che da bravi, vi chinate, raccogliete il filo e iniziate a seguirlo. ma veniamo a noi.
a.in cina come gia raccontavo, si mangia tutti insieme e tutti dagli stessi piatti. al centro di questi tavoli rotondi c'è una sorta di disco rotante sul quale vengono appoggiati i vassoietti con i vari pollo agli anacardi, lattuga fritta, melanzane fritte, involtini, ravioletti, spaghettini di riso, fagiolini con carne eccetera eccetera. ovvio che non tutti i piatti piacciano a tutti i commensali, ed è altrettanto ovvio che, non potendosi mangiare una persona da sola un unico piatto, perchè annoia da matti, qualcosa in questo piatto ci resta sempre. nel caso di cene di lavoro, è buona norma lasciare qualcosa, altrimenti sembrerete dei poveracci affamati e non dei rispettabili businessman. ad ogni modo, resta sempre qualcosa. fosse anche solo il sughino, il brodino, gli ossicini, le chele e via discorrendo. e che cos'è quel bidoncino la nell'angolo del balcone del ristorante? no ragazzi, allora non ci siamo capiti. niente domande!
b.regolare come un rolex falso, peraltro, che spettacolo, si comprano direttamente da catalogo, e ci sono anche i falsi ma quelli falsi falsi che sembrano veri davvero, fatti bene, mica le patecchie, dicevo che puntualmente, in qualsiasi ristorante in cina, prima o poi passa uno tra i tavoli con la spazzatura. ma dico. ma ti pare che in un ristorante, anche di lusso, giri con il sacco nero ad altezza naso tra i tavoli? e perchè ha con sè il bidoncino che era sul balcone? ragazzi, queste sono ben due domande. no, basta, non si fanno domande, prendi un altro sorso di tè e stai tranquillo. ma con cosa lo fanno sto tè? con l'acqua del rubinetto, che poi è quella del fiume. lo so che eri più contento prima.
c.il tizio che cammina tra i tavoli svuota tutto il suo carico sul carretto del rigattiere, o nei bidoncini blu di un altro rigattiere. si. solido e umido. raccolta differenziata diciamo. non ci sono domande, quindi continuo.
d.si, quello con i bidoncini non è un vero e proprio rigattiere. diciamo che è un contadino.
e.la roba che mangiate, soprattutto se il ristorante o trattoria che sia, vuole farsi un nome, deve essere "sana, nostrana, genuina, dei nostri contadini". tutti concetti un pò...come dire...c'è qualcosa che stona in tutto ciò, ma perchè essere puntigliosi. e il contadino ha un concime fantastico. che poi fa anche da mangime al maiale. e secondo i maliziosi in un qualche modo l'onnipresente glutammato lo devono pur fare, mica si trova in natura.

racconto tutto ciò non per sadismo, ma perchè purtroppo oggi, per la prima volta, ho voluto guardare dentro al bidone blu. ho voluto, anzi, dato che volevo, pensavo sarei riuscito, ma l'odore, un odore veramente assurdo, indescrivibile, ha impedito un consapevole sguardo nell'orrendo contenitore.
ma già da lontano, vi assicuro che aveva una faccia oscena. un po' come la mia penso. direi che pallido calza bene come descrizione. e il fatto che mi sono appoggiato al muretto li vicino per riprendermi dallo shock, è sicuramente dovuto ad un calo di pressione. a solo pensarci mi vengono i brividi.

a proposito. franco passa di qui sabato. ora che ci penso non sarebbe male portarlo in giaotseria. però lo porto al secondo piano, li dove tengono il bidoncino.....