finalmente sono pronti i documenti per l'ufficio. sono felice, ormai la cosa sta prendendo piede ed abbiamo tutto quanto serve per partire. sono emozionato. orgoglioso di poter finalmente finire qualcosa che ho iniziato quattro mesi fa. un po' come quando ti metti in coda alle poste, che lo sai che non è finita, mi viene la sensazione che comunque non riuscirò a ottenere i documenti del caso, non oggi.
il burocrate di turno mi guarda con lo sguardo vuoto. guarda ancora. poi guarda il passaporto. poi mi guarda. poi il passaporto. dai, su, che devo ritirare un documento, mica passare il confine. lui mi guarda, poi il passaporto. poi mi guarda ancora, arriccia il mento, storce la testa, mi guarda, sbattacchia il passaporto, sbuffa e guarda le carte affianco al pc.....finalmente parla col tipo che mi accompagna.
lui è questo qui. si. e ha questo nome scritto con sto modo strano. si, è italiano, nome italiano. lui non è cinese. no. e non ha un nome cinese. no. non è cinese e non ha un nome cinese. è italiano e ha un nome italiano. è italiano e non ha un nome cinese, e allora niente documento. lui è italiano, ha un nome italiano, non ha senso che abbia un nome cinese. se lui che è italiano e non ha un nome cinese vuole il documento, deve trovarsi da italiano un nome cinese. ma lui è italiano, non cinese, non può darsi un nome cinese, così a caso; lui in italia è quello li, e in cina è ancora quello li del passaporto. "guardi, fosse per me glielo darei subito, ma non dipende da me, è la legge". ussignur, caro il mio li, siete tutti uguali, non ti credere, la stessa frase poi...globalizzazione burocrate.
devo trovare un nome, ho una settimana. mobilito mezza cina. tutti i sinologi, gli amici e i colleghi sono invitati a partecipare. valanga di nomi e idiomi. l'unica che veramente si sforza alla fine è la laoshi, l'insegnante di cinese. grandissima come al solito mi snocciola li una decina di nomi. issiamo le vele e affrontiamo i mari. solca i mari col sorriso. nel blu sono a casa. felice al mattino. guarda con piacere al mare. màikè. buluno. vino rosso corposo. vittorioso e contento. da milano con furore.
stremato, mentre mi immagino mari in tempesta che solco surfando col sorriso nel cielo nero di una giornata in tempesta col vento che urla e l'orizzonte che s'illumina d'immenso....màikè direi. semplice. suona un po' come michael detto all'americana...maiko, e del resto mi chiamano tutti così. perchè no. e poi soprattutto, è l'unico che riesco a scrivere. già perchè da ora in poi firmo i contratti come màikè. mica posso scarabocchiare a caso. notaio, firma, timbro, firma, timbro, timbro, firma. 40 kuai di bollo.
ni hao màikè. non ridere. ma pensa tè.