venerdì 18 agosto 2006

a nice day, olisticamente parlando


è un po' che non aggiorno il blog, ma sinceramente non ho granchè da raccontare. cioè, sono successe un sacco di cose, come al solito, ma cose che ho già raccontato o che sono interessanti per me e basta, l'emozione della mamma che mi viene a trovare in questo posto fuori da tutto, fuori dal mondo, fuori di testa...le telefonate per preparare il ritorno a casa settimana prossima, le cene a raccontarsi di polente, spiedi e tutto il resto.. ma questo è un blog per viaggiatori sognatori che non conoscono la cina, mica per psicologi o portinaie. oggi invece un minimo di mio lo racconto. a pensarci bene anche questo ha a che fare con la cina, o meglio, con lo stare qui. chiudo la porta di casa per la prima volta con la consapevolezza e la certezza di avere effettivamente finito qualcosa. qualcosa che ho iniziato a pensare di iniziare quattro mesi fa, che ho seguito attivamente da due mesi e oggi finalmente ho concluso. ho collezionato una quantità di documenti, fatture, bollette, pagamenti e pippe mentali enorme per l'apertura di un ufficio qui. una sudata non indifferente. quasi non ci credo.
entro in ascensore felice, contento e bello tranquillo. accendo il lettore mp3, e mi partono i freundeskreis, gruppo tedesco. canzone molto carina e soft, cantano di vita bella, giornata buona, eccetera, molto funky. ma anche questo non è che sia poi una cosa straordinaria. semplicemente aiuta. giro a sinistra in urumqilu, che i cinesi chiamano wulumuqibeilu, e il verde degli alberelli che lottano contro lo smog e l'asfalto sembra molto più verde degli altri giorni. non c'e il sole, ma il cielo è quasi chiaro, e il caldo meno caldo, l'afa meno afa. cammino tranquillo, poche bici, poche auto. arrivo all'incrocio con nanjinglu una canzoncina reggae di dread ashanti mi introduce ad un attraversamento meno problematico del solito. stranamente poca gente a piedi, e quella che c'e non spinge, non cerca di passare a tutti i costi in prima fila per attraversare per prima e il giornalaio non urla. la yan'anlu affiora piano piano mentre rotolo verso sud ballando coi negrita. al ristorantino sulla destra riparano le luci neon, finalmente dopo mesi, e alcuni rigattieri portano via i resti delle impalcature dei negozi appena ristrutturati. ha chiuso la pasticceria forse. o magari rinnovano gli interni. e stanno ricostruendo anche il tetto del lawson più avanti. avvicinandomi all'incrocio con jululu canticchio il ritornello di waiting room dei fugazi, un bel momento. cerco di respirare il più possibile il profumo dei fiori della prima bancarella di quattro che ci sono di fronte all'ospedale. il carretto della frutta oggi propone pesche, belline, sicuramente non ogm come quelle del super, e al kedi hanno persino riparato il tubo che hanno rotto mentre rifacevano i gradini....tubo dell'acqua nei gradini, fantastico, penso. l'ortolano che c'è di li a poco sorride felice e beato, che dopo mesi gli hanno tolto le impalcature pure a lui e riesce stare sdraiato in poltrona sul marciapiede a chiaccherare col riparatutto ambulante che ha li affianco il suo spazietto di deposito. giro in changlelu con la vanoni che con toquinho mi canta di non avere paura su questa bossanova fantastica mentre il "the center" si staglia in cielo e la fila dei taxi sulla sinistra dietro la ringhiera inizia ad allungarsi. affronto la strettoia del parcheggio di biciclette con la marcetta ska degli arpioni di storia disonesta che mi accompagna in levare verso gli ascensori. incredibile ma vero sono da solo a prendere l'ascensore e sorrido felice quando arrivo al desk. mi siedo alla scrivania e quasi non ci credo. "beppe, stamattina sto bene e sono felice, niente rumori, niente casino, felice."... sorrido.
"bravo, io invece una gran giornata di ...."

"è la cina. mi raccomando, olistico beppe, olistico."


mercoledì 9 agosto 2006

la pagoda di hanzhou



la vedi. bella. molto bella, si staglia nel cielo intorno al lago di hanzhou che è uno spettacolo. col tettuccio d'oro brilla nonostante la foschia. mentre pedali pensi a cosa potrai vedere da lassù. e poi finalmente pedala pedala, ci arrivi. e come sempre ci rimani male. fanno 35 kuai a entrare. prima una sorta di tempietto, con una vasca enorme piena di carpe e tartarughe, carino comunque. e poi bancarelle che vendono acqua. e succhi di frutta troppo dolci. e tè verde in bottiglia. e ice tea. e il tè al crisantemo e via dicendo, tutta roba dolcissima. poi paghi altri 40 kuai, passi un supercancelletto elettronico. la signorina molto gentile prende il tuo biglietto, lo passa nella macchinetta, e ti restituisce il biglietto. ci sono cinque sportelli, cinque xiaojie che ti aiutano in questa terribile sfida con la macchinetta. vabbeh, entri e pensi..."uuuff, che fatica arrivare là, ma quanti scalini sono?". poi ti accorgi della scala mobile. e allora ti dici, vabbeh, non è nemmeno tanto brutta come idea, anche se perde tutto il suo significato. però ci sono quaranta gradi. ti mancano fiato e zuccheri. sali. ovviamente in scala mobile. arrivi alla base della pagoda. grande pompamagna per i resti della pagoda originale che rimangono imbachecati sotto al cemento armato della nuova pagoda. cemento armato? nuova pagoda? l'hanno completamente ricostruita. però è anche bella alta, chissà quante scale. poi ti accorgi dell'ascensore interno. anche qui. perde tutta la poesia, ma fa caldo. sei stanco. e via che si va. in cinque secondi sei sul terrazzo superiore e ti guardi intorno. si vede il lago dall'alto. bella vista in effetti. in lontananza la città, qui sotto il lago coi sui ritmi, le barchette a remi, i barchini a motore, i motoscafini che sfrecciano, yacht passeggeri enormi...ma dove vanno con sta roba? il lago non è poi così grande! vabbeh. la vista comunque merita. e poi ci sono i campanellini buddisti appesi ai tetti, suonano lievemente. istintivamente pensi a come poteva essere il lago anche solo dieci anni fa. abbasi lo sguardo e vedi quelle belle tegole della pagoda che hanno la lucina in plastica annegata dentro, con i faretti per illuminare i mostri cinesi a guardia dei tetti, la grondaia invisibile... perchè mi delude sempre tutto così. cosa ci fa un ascensore in cristallo trasparente in una pagoda "millenaria", cosa ci fanno gli estintori, l'impianto antincendio, i faretti da studio d'architettura i neon viola...per fortuna karla mi propone uno sguardo sulla cosa da un punto di vista diverso. vedi, adesso che è nuova tutti possono salire, anche i bambini e gli anziani. si karla hai ragione, ma manca completamente il senso, il gusto dell'antico. se la facavano quadrata e coi finestroni a specchio ci mettevano dentro due uffici ed era quasi meglio.usciamo e torniamo in città. ora che arriviamo in centro, la sera e i suoi colori stanno vincendo la sfida sul chiarore del giorno. su in collina si accendono tutte le lucine dell'albero di natale, pardon, della pagoda.

martedì 8 agosto 2006

hanzhou

gita scolastica?
appuntamento alle nove meno venti davanti all'ufficio. è sabato. ho due borse sotto agli occhi che non ci credo.facciamo anche in tempo a beccare gli altri che partono per milano. e poi via verso la stazione. non capisco nulla di ciò che succede intorno a me. sono un pacco che viene spostato da qui a li. stazione degli autobus e partire. destinazione hanzhou. qualcuno mi da in mano il biglietto. salgo sul pulman, mp3 a manetta, che non voglio nemmeno sapere dove sono. dormo. mi sveglio in piena campagna cinese con la corriera che inchioda per evitare il classico camion in corsia centrale a venti all'ora. evidentemente ha interrotto lo slalom tra le corsie del bus, che tanto in cina si viaggia così. gli altri dormono. guardo fuori dal finestrino.
campagna che scorre veloce con dietro case e fabbriche. milano venezia penso. non fosse per il fatto che le case hanno la tromba delle scale con un tettuccio per fare entrare più luce, e che i ponti sui canali sono più rotondi, sembrerebbero le nostre campagne, l'olio, il mincio, treviglio, ospitaletto...

e poi arriviamo a destinazione. le città cinesi sono tutte uguali mi dico. differenza, i taxi sono quasi tutte passat e non santana, e hanno un baffo diverso nella livrea. una specie di fiamma argentea da tamarro, che compre il colore della compagnia dei taxi. l'atmosfera è da gita scolastica. del resto siamo in sei. e tutti sullo scoppiato, quindi ci sprechiamo in battutacce. raggiungiamo l'albergo, carino. lontano dal lago.
già il lago, siamo venuti per fare un giro in bici intorno al lago. sono emozionato. manco fosse la prima volta che vado in bici...ho una tale voglia di pedalare, un po'di vento tra i capelli, fare curve larghe e curve strette, come quando si scia, provare l'ebbrezza della piega, superare gli altri..
prendiamo delle biciclettine pieghevoli rosa, con ammortizzatore. da bravi scolari in gita il primo quarto d'ora scorre via saltellando e pedalando. fa un caldo atroce e pedalando ci si rinfresca un pochino, se non ci fosse sta voglia di gara infantile, questo desiderio di salti in bici lasciato in un casseto per cinque mesi di shanghai. stiamo andando alle passerelle sul lago.

hanzhou ha davanti questo lago fantastico pieno di piante di loto, con i barchini a remi che ti portano in giro. il lago è attraversato da una pista ciclabile che saltella con piccoli ponti da un'isoletta all'altra. ci rincorriamo e superiamo di continuo. e ci fermiamo a fare mille foto a tutto. piante, fiori, sassi, pagode, il lago, il lago sullo sfondo, il lago dietro all'albero, il riflesso nel lago e via così.

hanzhou stessa non è che la vediamo, ma la gita merita moltissimo, siamo tutti molto spensierati e contenti, sfrecciamo con le nostre biciclettine rosa, e ogni tanto ci fermiamo a prendere un gelato, un ghiacciolo, una bottiglia d'acqua, fare due foto o meglio ancora, a farci fotografare dai cinesi con i cinesi. posso fare foto con te? ma certo, sguardo california surfer e foto con la coppia, col bambino, col padre di famiglia. che forza.
verso sera siamo provati, ancora una foto al bue d'oro nell'acqua, scultura buffissima che affiora nella xintiandi di hanzhou, che qui si chiama xifutiandi, e che come quella di shanghai è una zona vecchio stile, completamente rifatta, ma molto più carina.
qui c'è il lago.

màikè

finalmente sono pronti i documenti per l'ufficio. sono felice, ormai la cosa sta prendendo piede ed abbiamo tutto quanto serve per partire. sono emozionato. orgoglioso di poter finalmente finire qualcosa che ho iniziato quattro mesi fa. un po' come quando ti metti in coda alle poste, che lo sai che non è finita, mi viene la sensazione che comunque non riuscirò a ottenere i documenti del caso, non oggi.

il burocrate di turno mi guarda con lo sguardo vuoto. guarda ancora. poi guarda il passaporto. poi mi guarda. poi il passaporto. dai, su, che devo ritirare un documento, mica passare il confine. lui mi guarda, poi il passaporto. poi mi guarda ancora, arriccia il mento, storce la testa, mi guarda, sbattacchia il passaporto, sbuffa e guarda le carte affianco al pc.....finalmente parla col tipo che mi accompagna.

lui è questo qui. si. e ha questo nome scritto con sto modo strano. si, è italiano, nome italiano. lui non è cinese. no. e non ha un nome cinese. no. non è cinese e non ha un nome cinese. è italiano e ha un nome italiano. è italiano e non ha un nome cinese, e allora niente documento. lui è italiano, ha un nome italiano, non ha senso che abbia un nome cinese. se lui che è italiano e non ha un nome cinese vuole il documento, deve trovarsi da italiano un nome cinese. ma lui è italiano, non cinese, non può darsi un nome cinese, così a caso; lui in italia è quello li, e in cina è ancora quello li del passaporto. "guardi, fosse per me glielo darei subito, ma non dipende da me, è la legge". ussignur, caro il mio li, siete tutti uguali, non ti credere, la stessa frase poi...globalizzazione burocrate.

devo trovare un nome, ho una settimana. mobilito mezza cina. tutti i sinologi, gli amici e i colleghi sono invitati a partecipare. valanga di nomi e idiomi. l'unica che veramente si sforza alla fine è la laoshi, l'insegnante di cinese. grandissima come al solito mi snocciola li una decina di nomi. issiamo le vele e affrontiamo i mari. solca i mari col sorriso. nel blu sono a casa. felice al mattino. guarda con piacere al mare. màikè. buluno. vino rosso corposo. vittorioso e contento. da milano con furore.

stremato, mentre mi immagino mari in tempesta che solco surfando col sorriso nel cielo nero di una giornata in tempesta col vento che urla e l'orizzonte che s'illumina d'immenso....màikè direi. semplice. suona un po' come michael detto all'americana...maiko, e del resto mi chiamano tutti così. perchè no. e poi soprattutto, è l'unico che riesco a scrivere. già perchè da ora in poi firmo i contratti come màikè. mica posso scarabocchiare a caso. notaio, firma, timbro, firma, timbro, timbro, firma. 40 kuai di bollo.

ni hao màikè. non ridere. ma pensa tè.

nouvelle cousine nello zhejiang


sono in cina da ormai cinque mesi. e non me ne sono reso conto, ma mi sono abituato a cose che evidentemente non tutti sono in grado di affrontare. a yueqing andiamo a pranzo in trattoria. di ristoranti ce ne sono comunque solo uno. tre se aggiungiamo quelli dei due alberghi. noi andiamo quindi in trattoria, quella preferita dai cinesi. da fuori potrebbe sembrare che lo facciano apposta. ma per loro è come se noi ti portassimo "da luisa giù all'incrocio, che fa delle cotolette che te le ricordi per settimane tanto sono buone". come sempre bisogna camminare a piedi larghi. in terra c'è talmente tanto unto che scivolare è più che probabile. nell'aria vapori vari e misti. fumo di sigaretta densissimo e sbuffi di condensa dall'aria condizionata a sedici gradi. siamo l'attrazione del posto. va che roba, gli occidentali da "marisa, amatriciana come non te l'immagini".per fortuna mi lasciano scegliere il menù da una specie di buffet precottura. così per il capo ci sarà qualcosa di commestibile e di non troppo schifido da mangiare. il cibo va bene e sono contento e anche un po' orgoglioso. ho azzeccato un menù misto che va bene a entrambe le culture. e poi inizia l'orgia da tavola dei cinesi a pranzo. tra che con le bacchette anche i cinesi perdono per strada dei pezzi, tra che i cibi con i loro sughi perdono dei goccioloni ipermacchianti, tra che mentre sposti i piatti qualcosa si rovescia e tra che tutto il resto, della tavola pulita rimane ben poco. la cosa che però più sconcerta l'avventore impreparato è il "galateo da tavola" cinese. [ovvio che sto generalizzando, non abbiatevene a male] il cibo deve essere una gioia per tutti, e quindi va condiviso. i piatti sono al centro dela tavola, rigorosamente rotonda e troppo piccola per tutte queste pietanze, ma soprattutto troppo stretta per tutti, quindi si sta sempre gomito a gomito. ti tocchi dentro che è un piacere. e poi è un concerto di rutti e bocche aperte che mangiano di tutto. non è solo concesso, ma è indispensabile abbassarsi al livello della ciotola e rumoreggiare con la bocca piena mentre si ingurgita ognuna delle prelibatezze cinesi che sono disposte caoticamente sul tavolo. io ormai pronto alla cina provo tutto. e màikè mangia questo e màikè prova quello. i gamberetti si mangiano così come sono, tanto sono caramellati e si sgranocchiano amabilmente. le zampe del granchio si infilano in bocca, si mordono e si succhiano e poi via nel piatto. la zuppa di pesce va risucchiata e via dicendo. se si fa come loro non si può sbagliare. di solito si usano le bacchette, ma vanno bene anche le mani. l'importante è provare il cibo che c'è sul tavolo. se nel frattempo ti sporchi le mani ci dai di tovaglia e se devi liberarti della lisca dell'anguilla che hai appena mangiato, la espelli sul tavolo o cicchi in terra, così magari cambi anche il gusto. e ogni due per tre, visto che gli stai simpatico che non ti fai problemi come gli altri occidentali nell'orgia da tavola, dacci di resta con la birra...."màikè gambei!!" e giù che si tracanna. hei, wang, va che io c'ho mezzo sangue trentino, finisci sotto il tavolo se fai a gara a birra...xiaojiè, liang ping pijio [signorina, altre due bottiglie di birra] e via così. questo del gambei è un rito che fai anche alle cene più raffinate, ma qui l'atmosfera è da "gigi il trojone", con i bicchieri che se non fossero spessi un centimetro andrebbero in frantumi tanto è pesante il cin cin. peccato solo che il cibo cinese non mi sazi a dovere, troppa roba piccola, bocconcini di cose strane che comunque sia mangi a volte in punta di denti, giusto per far finta che sia gustosissimo. finito il disastro culinario ci si batte sulla pancia felici, aaah, che magnata, èh, zhang, che roba, grazie, bel posticino. con tutto questo mangiare mi sono dimenticato del capo che mi guarda un po' tra il divertito e lo sconvolto. "tu prima di tornare in italia è meglio che fai un corso sul come stare a tavola". risatone. però magari mi serve davvero....

risaie al sud


dopo nanchino, wenzhou. volo in partenza alle sette del mattino. ci sono già stato. zona con molto verde, sembrava di essere nei film sul vietnam, colline, pioggia umidità, gente in bici, gente a piedi, buche nell'asfalto, pozze, animali che attraversano la strada. non era ancora pronta l'autostrada e pioveva a dirotto, quindi i camion erano fermi e spostavano molta roba a mano, coi carretti.


i carretti sono fantastici. da wenzhou a shanghai a pechino sono il simbolo del cambiamento non cambiamento. nonostante le macchine il lento carrettino ci prova a sopravvivere, colorato, piccolo, pesantissimo, scassatissimo. oggi invece l'autostrada c'è. si passa veloci lontani dalle colline. e poi la volta scorsa dovevamo andare anche da un'altra parte, quindi non eravamo proprio nella stessa zona. da wenzhou ci spostiamo a nord su di un'auto aziendale che ci è venuta a prendere in aeroporto. come sempre non si parla gran che. stiamo andando a yueqing, cittadina di cinquantamila persone sperduta nel nulla. a yueqing ci attende il solito tempaccio, acquazzone di qualche minuto. non si vede nulla al solito. passiamo sopra un ponte, direi il delta di un qualche fiume. riscendiamo. alberi. fabbriche, colline. poi finalmente arrriviamo a yueqing e vedo la mia prima risaia. cioè, ne ho viste altre, mentre passavo in treno o in aereo, ma qui finalmente la vedo li davanti a me. ci sono i contadini che curano la terra, l'acqua le piante. hanno il tipico cappellino cinese, e la camicia blu, e sono proprio come te li immagini dai racconti, dalle foto degli altri, nei film. mi diverte vedere il trattore che usano. praticamente non è un trattore. è una barca all'anteriore e un trattore al posteriore, molto buffa. galleggia sul fango del campo ed è agilissima, curve strettissime e scheggia niente male. nel campo affianco invece uno meno fortunato traccia con aratro e bue. tutto questo immerso nel cambiamento cinese, rapido, inesorabile, che passa e distrugge, crea cose nuove, sconvolge terra e tradizione. risaie, baracche, fabbriche e dormitori.

giovedì 3 agosto 2006

quel treno per nanchino


non ricordo nemmeno a che ora sia suonata la sveglia. cliente importante, sbarbarsi, vestirsi bene, camicia, cravatta, giacca. fuori i soliti “più di trentacinque, minimo”. treno per nanchino. ho preso i biglietti già ieri per evitare le code. soft seat, prima classe. “si, è comunque una prima classe in cina, ma non è una seconda in cina”. grazie gabri. i commenti di gabriele sono sempre fantastici. brevi. ma dicono gia troppo.

per fortuna siamo in una sala d’aspetto dignitosa rispetto a quelle al piano di sopra, stracolme di mondo con bagagli impossibili. e per fortuna c’è anche l’aria condizionata. odio l’aria condizionata a sedici gradi, ma ho la giacca e la cravatta, per oggi puo andare. scendiamo al treno. posti prenotati, ovviamente uno qui e uno li, riesco a farmi spostare con quel poco di cinese che so, il signore è molto cortese e non ha nulla in contrario. beh dai gabri, stavolta hai toppato. è pulito, silenzioso, tranquillo. però c’è qualcosa che non quadra. gabri sto treno lo prende spesso, non è possibile che mi sbagli il commento. e infatti.
need for speed porsche pursuit è un bel giochino. datato ma un bel giochino. i nostri vicini stanno giocando in rete sui portatili. senza cuffie. e le casse dei notebook sono oscene. fastidio fortissimo. quello di fronte invece ha un pc nuovissimo, fantastico e guarda un film. senza cuffie. sparano un sacco. nella poltrona dietro uno gioca alla playstation portatile. senza cuffie. dal macello che sta combinando a raffiche di mitra sta facendo più danni che la guerra dei mondi nel film di quello che ho di fronte. telefonino, uno, due, tre, suonerie ignoranti e oscene. la migliore è quella di sex and the city, che qui non danno in tivù, ma le cui serie si comprano piratate ovunque. la peggiore è la sigla di doraemon, gatto robot, remixata techno. se hai una suoneria cosi inutile devi fare squillare il telefono per almeno trenta secondi, ovvio. o meglio ancora, perchè non scorrere tutte le suonerie del campionario? sono gia le nove per fortuna. ritelefonino, urla fragorose per sentirsi meglio. guardo fuori della finestra. almeno un po di verde dopo il grigio di shanghai. ancora due ore di treno prima di nanchino. che poi sarai solo a metà.

stasera si replica. altre tre ore emmezza.