mercoledì 27 settembre 2006

bimbo miki

capita poi che il vostro eroe stia camminando per la strada con spensieratezza per jingan, quando gli viene in mente che gli manca ancora un gioco originale per la psp che si è preso. senza quello la bella sciocchezzuola da bimbi grandi non va. è craccatissima, può anche leggere la mano, ma deve avere al suo interno un magico dischetto originale. spensierato com'è entra tranquillo e felice nel centro commerciale di jingan e qui comincia la storia del bimbo miki.
intanto come sono vestito. indosso questo stupendo paio di pantaloni a pinocchietto, strausati, e una magliettina flesh della no fear, che sono stato a sgomberare la vecchia casa. in tasca ho la maraviglia di ben novemilaquattrocentocinquantatre kuai di caparra restituita dopo "sole" tre ore di paranoie mentali con il padrone di casa. pensate al rotolone di dollari dei western, ecco, uguale. di caparra ne manca ancora un tot, ma arriverà con le prossime bollette pagate. ho con me un sacchettino delle scarpe, che avevo dimenticato di portarmi via. contenuto fantastico da uomo delle favole: cinquecento grammi di pasta, pepino-macinino, cuffie e microfono. sembro un rapinatore, scena è da far west.
corridoi vuoti. commesse in attesa di clienti. sono l'unico avventore di questa spettacolare accozzaglia di luci e prodotti lucenti e impossibili, musichette, vetrinette, commesse, marmi, graniti, specchi....passo veloce tra i corridoi in cerca della scala mobile. al mio passaggio come degli automi cui la fotocellula ha fatto notare il mio passaggio, le commesse attaccano la cantilena "sir, comma looka tis wandefu pluodac" "sir cannaheeep you? look dis paffium". via, via di qui, ecco la scala mobile. maike bankrobber sale di piano in piano, calzature donna, vestitini donna, classico uomo.....mamma mia che roba, accostamenti teutonici in salsa di soja, uomo classico western, vuoto, ovviamente. zegna, o era un altro, boh, ha addirittura il negozietto chiuso al popolo, solo a invito. ma che ti chiudi a fare, è vuoto! uomo sport. mi fermo per dovere di scelta di vita. bello, roba carina, un sacco di marche, prezzi occidentali però, mica tanto bello. north face. come north face? ma che si pensano di vendere che è la marca più falsificata di tutta shanghai? domanda retorica, il centro è vuoto....ad ogni modo belle le giacche, cacchio. effettivamente rispetto al fake un altro mondo. del resto costano 15 volte tanto. "sir, we have nau setty pessent discau". ok, dai 13 volte tanto. comunque troppo. e poi mica sono qui a comprare, ho un duello che mi aspetta! quinto piano: bambino.

pazzesco! incredibile. non so quante volte ho detto "ma va che roooooba" "ma guarda questo". la roba della playstation non l'ho trovata, ma ragazzi, chissene! questo è il regno dei piccoli imperatori. coloro che hanno ribaltato il confucianesimo, i figli unici della cina! fantastico. ci sono tutti i lego. nel senso che non so se siano tutti, ma ce ne sono tanti quanti non ne avevo ancora visti tutti assieme. e robottini, i transformers, maddai, anche qui la base di mazzinga, nooo, quella dei voltron, quella di daitarn! e poi macchinine telecomandate di ogni tipo e forma, guarda liiii, la subaru wrc, e la xsara wrc, la enzo ferrari, porsche a sfinire, piccole, grandi, gli aerei, le navi, grandi da poterci stare sopra! e questo e quello....insomma, non volevo più uscire! signore, chiudiamo. si,si un secondo. signore, dovremmo chiudere......il duello poi me lo sono dimenticato. non riesco veramente a trovare un gioco psp originale a shanghai. proverò un'altra volta.

scusi, ma la base di daitarn...eh, a quanto sta?

domenica 24 settembre 2006

intermittenze


sono seduto al computer, in soggiorno. serata corta, siamo usciti a cena al thailandese e poi, stanco, sono tornato a casa. non lo sapete, ma ho una finestra enorme, che da sul mondo di shanghai. diciannove milioni di persone registrate e chissà quante altre che ci vivono. un'estensione pari a quella della lombardia. settemila grattacieli in dieci anni. numeri da capogiro. siedo con la finestra sulla sinistra, mentre internet mi apre una finestra sul resto del mondo, corriere, repubblica, motomondiale, campionato di calcio eccetera. ma c'è qualcosa che mi distrae. bagliori in lontananza, tanti. tanti piccoli flash confusi. sono i bagliori delle saldature degli scheletri di questi mostri di cemento che crescono a ritmi impossibili. di giorno non si notano, si perdono nella foschia a chilometri di distanza, ma di notte, di notte li vedi tutti. tanti, frequenti. e come loro noti anche le lucette di segnalazione dei grattacieli. non le vedi tutte. sono troppe. nonostante la luminosità si perdono nel buio della notte. l'orizzonte praticamente è rosso. a intermittenza. il buio. gia, non è come a milano che il cielo è rosa anche alle quattro del mattino. a causa dell'enorme e insoddisfatta richiesta di energia elettrica, il governo ha imposto ai grattacieli di spegnere gli sfarzosi giochi di luce dalle ventitrè in poi. caldo. meno che ad agosto. apro la finestra. sciaff, sciaff....badilate. a mezzanotte. stanno riparando il selciato sotto casa. sono in quattro. due guardano. uno tiene la luce, uno sbadila. dietro l'angolo si vede l'ombra di un braccio meccanico. stanno pompando cemento nelle impalcature di una qualche nuova struttura. è tardi, ho sonno. per fortuna le finestre tengono fuori tutto sto casino. buonanotte.

martedì 19 settembre 2006

giornalismo d'avanguardia


cari surfers, rieccomi a voi dopo praticamente un mese di silenzio. nel frattempo sono tornato a casa, e sono stato a fare un sacco di cose in cina, che ora sto tentando di mettere sul blog, ma ho pochissimo tempo, e vi racconterò anche il perchè, ma non ora, che appunto ho poco tempo. carico quindi sul blog l'esperienza di un mio amico, gabriele barbati, qui ritratto al cottons in una sera oltre i quaranta gradi...in vari sensi. del resto la sua avventura cinese merita tantissimo! noi ci sentiamo a breve, ciao

Ciao a tutti,

Ventidue ore di lavoro alle spalle e ho ancora voglia di scrivere, non male. E’ che questa bella giornata di giornalismo va condivisa con i compagni di viaggio.
Vi ricordate di quello zozzone mezzo romano mezzo napoletano che se ne usciva con Zzrab Zvaaaaaagna e la Sgrena liberata?

A due anni di distanza stava a Nanchino in mezzo a corrispondenti e inviati di tutti i giornali italiani. Ha seguito Prodi e Montezemolo (e non il pizzicagnolo arabo) nel capannello di colleghi. Si è presentato all’inviato di Skytg24 e di Mediaset (Antonio Sapio). Il primo: “davvero bello il tuo pezzo su Mao di pochi giorni fa e poi che invidia…”. L’altro: “ma sai che..sì, sì,,, se ci serivisse dalla cina qualcuno… lasciami i tuoi riferimenti”. Avvisaglie di euforia.

Il povero collaboratore di Radiopopolare che non era stato inserito nei pulmini giornalisti per gli stabilimenti Fiat di Nanchino s’ingegna. Si presenta al corrispondente del TG1, Paolo Longo, dotato di limousine d’antan con tendine sovietiche: scrocca il passaggio e pure una telefonata in Italia con il cellulare RAI.. Chiede dell’esperienza decennale in Israele e viene a sapere che Longo come altri corrispondenti di vecchia data è stato cacciato dal governo. “Chi aveva conosciuto la prima intifada ai tempi della seconda era ritenuto ormai scomodo” fa lui.

- E decidi di venirtene in Cina dove ste cose giusto appena appena accadono? – commento.
- E’ che volevi che me tornassi in Italia, sei pazzo?

A sessant’anni non ci pensa neanche vagamente. Sul sedile di pelo d’orso bruno di Kamchakta, i riccioli mi s’imbiancano d’un colpo. In euforia da immedesimazione, prendo a immaginarmi di qui a trent’anni in un paese di-sa-ddio a stringere mani: piacere Gabriele Longo, salve Paolo Barbati..

Stabilimenti Fiat di Nanchino: Montezemolo presenta la Perla e il Doblo. Entriamo dal capannone della catena di montaggio, Basta uno sguardo. Centinaia di ex contadini in tuta verde avvitano, spostano, assemblano. Solo per oggi con ritmi da cerimoniale. A comando sciamano compatti fin sotto al palco. A loro fianco gli omini in camicia blu dell’amminstrazione.

Ho un impeto romantico, mollo il gruppone giornalisti che gia arranca alla seconda tappa del giro di Cina Mi butto tra gli Umpa Lumpa. Per intercessione dello Spirito Santo, mi faccio apostolo e parlo una lingua ignota. I pagani capiscono, rispondono alle domande. Guo Jei lavora li dal 2000, e’ contento delle condizioni di lavoro e cosi i suoi colleghi di reparto.

Rinsavisco. Sergio Marchionne sta dicendo chiaramente che in Cina la Fiat è in ritardo e che il mercato prioritario sara per ora l’Europa o al limite l’India. Pero con un nuovo modello all’anno a cominciare dalla nuova berlina di oggi ce la si puo fare fare per il 2020. Gli ficco il microfono nel naso e incamero questa improvvisa ammissione del pragmatico amministratore delegato del Lingotto.

Gli altri volano a Canton, Lo zozzone, che forse s’è finalmente convinto che può essere all’altezza di questo mestiere, lavora pur sempre per una radio popolare. Se ne va in un ostello a tre euro e mezzo e attacca a scrivere. Due pezzi per la Radio con interviste (il primo subito dopo i discorsi istituzionali l’avevo dovuto dettare per telefono con accanto Paolo Longo….).

Il contesto celebrativo non mi basta. Gli spunti di Marchionne meritano un approfondimento. Mi attacco al telefono e ottengo in anterprima dagli amici di Oss. Asia la loro ricerca sull’Auto in Cina. Intervisto l’autore. Si, è vero se Fiat si muove subito puo recuperare il terreno perduto. “Pero’: non con la solita Berlina rifatta sulla Palio. Al lingotto stanno prendendo tempo, per far trascorrere i 18-24 mesi necessari a concepire davvero un nuova auto”.

Questo pero è off the record. Il resto è sul Manifesto di domani.

Gabriele