giovedì 28 febbraio 2008

giapponia - osaka - day nine

ci svegliamo abbastanza sul presto ed andiamo a fare un giretto in città. prima tappa un museo piccolino, molto pubblicizzato, che cerchiamo per troppo tempo per darne un giudizio positivo. in più ci svelano solo all'ultimo istante che i quadri che vediamo sono in realtà delle stampe, il cui processo di stampa è complicatissimo e in realtà interessantissimo. se ce lo avessero svelato prima avremmo potuto apprezzare molto di più la situazione. persi per persi andiamo a mangiare un orrido sushi, in un posto in cui all'apparenza sono espertissimi nel servire il fugu, che ci vediamo bene dall'ordinare. il fugu è il pesce palla che ha una bile tremenda e velenosissima, per cui l'arte del cuoco è quella di riuscire ad estrarre questo veleno senza farne uscire la minima goccia. nel caso dovesse uscire qualcosina, una minima minima gocciolina ina ina, il cliente rimarrebbe fulminato all'istante; e non ci pare il caso, come dire. mentre stavamo cercando il museo abbiamo effettivamente notato due o tre fiocchi di neve sparsi, ma durante il pranzo... bufera! vedere per credere.

in metrò raggiungiamo il museo imperiale, che fortuna della fortune, chiude un giorno all'anno e indovinate che giorno è. andiamo quindi a vedere un altro museo cittadino, che invece è molto molto bello e pieno di cosette interessanti. sono affascinato e rapito dai plastici automatizzati e scatto anche qui, legalmente, incredibile, una trentina di foto con protagonisti gli omini di plastica dei diorama.

osaka non ci dice molto però. torniamo verso l'albergo e ci prende la voglia di andare al pacinko. per chi non lo sapesse il pacinko è un luogo di perversione, di rumore e di orrore postmoderno. è il casinò giapponese, in cui si vincono solo consumazioni, ma in cui il popolo giapponese sperimenta dipendenze da gioco d'azzardo preoccupanti. si tratta di macchinette stile slot-machine, in cui si riversano un tot di biglie di ferro. con una manopolina si gestisce la frequenza di palline all'interno della macchinetta. le biglie rimbalzano verticalmente su dei chiodini. l'interazione umana con l'oggetto finisce li. il colpo di culo, pardon, fortuna, porta le biglie a cadere in un determinato buchetto, che determina luci stroboscopiche, rumori assordanti, flash sullo schermo, che nel frattempo lancia rotazioni di slot-machine con sfondi erotici o di cartoni animati o di polipetti puccettosi. il resto sono rumore terribile di biglie una contro l'altra, fetore di fumo di sigarette, urla e schiamazzi, inframezzati da un presentatore che a sua volta, in uno stato di trance si sfonda l'ugola con filastrocche tipo "giralaruota giralafortuna" e via così. un inferno.

storditi ce ne torniamo verso l'albergo e ci fermiamo in un sushiaro senza pretese. pazzesco, buonissimo! faccio ben due bis, sono estasiato e contentissimo. finalmente il secondo sushi degno della vacanza. che buono. che buono.

andiamo a dormire un po' tristi perchè dobbiamo tornare a shanghai. durante la notte sentiamo all'improvviso delle esplosioni seguite da sirene e vociare. mi fiondo alla finestra, è lui è godzilla, siii, è lui, è lui.....
non era lui, ma è come se lo fosse stato. ricordatevi di guardare anche le foto -> dal menu affianco.

giapponia - nara - day eight

manco a farlo apposta, il giorno seguente ci accoglie con un piaoggierellina fredda e fastidiosissima. perfetta per fare le foto insomma. indomiti andiamo lo stesso perchè il Nigatsu Do merita troppo per perderci il ricordo. nella foto una vista di nara dal balcone del tempio. è il tempio delle lanterne, e una volta all'anno i credenti vengono qui in processione accendendo tutte le lanterne attorno al tempio, sono qualche migliaia, e portando in processione degli enormi fuochi che fanno roteare su dei bastoni. insomma, una cosa complicatissima che non ho capito troppo bene. non tanto per ignoranza mia, ma perchè anche a nara, i musei sono praticamente solo per giapponesi, e le didascalie servono veramente a poco.

nella foto affianco i bastoni con le torce usate nell'ultima processione. queste vengono fatte roteare, in modo che perdano braci ardenti che schizzano quindi dappertutto con un effetto fuoco d'artificio. immaginatevi una "santa rosalia" locale, con drappi, lanterne, fuochi e tutto il resto. nelle foto vediamo anche migliaia di persone e riti particolari a contorno della processione. nel mio piccolo, in questa giornataccia sparo centocinque foto, che ci fanno arrivare ad un parziale di oltre cinquecento foto. del resto siamo in giappone, non è che possiamo non fare i "giapponesi".
fa freddo e decidiamo di andare a osaka per l'ultima puntata del viaggio.

ad osaka arriviamo malmessi. mangiamo del cacchio di roba fritta, che come dice la lonely è una delle grandi cose da non perdere di osaka. e per fortuna che non ce la siamo persa sta frittura. stiamo male entrambe, così l'anonima torna in albergo, mentre io stoico vado in cerca di quella che la lonely definisce la città dell'elettronica. un intero quartiere dedicato alle cazzate elettroniche. la cosa, essendo della lonely, mi puzza molto di cazzata, ma proseguo. essendo ormai da solo devo convincermi di essere capace di muovermi anche in giappone. riesco a non perdermi troppo, chiedendo informazioni a destra e a manca. ovviamente anche le strade hanno scritte solo in giapponese, per cui evviva evviva. trovo per fortuna il quartiere. ma di elettronica non trovo nulla. ma proprio nulla. è pieno di dvd e di fumetti a cui la pornografia fa un baffo... non potete immaginare cosa ho visto e di sicuro non lo scrivo qui. pensatela così... essendo dei fumetti, non c'è limite a quello che si può e quello che no..... faccio un giretto veloce in questa libreria allucinante, piena di ragazzetti sfigatissimi che sfogliano i fumetti invasati e riesco. e a quel punto mi trovo di fronte il palazzo più bello del mondo.
il paradiso del bimbo che, manco tanto nascosto, vive dentro di me. e qui, mi perdo! cinque piani di ogni possibile pezzettino per modellismo di qualsiasi genere e per ogni età! cinque piani di aerei, carrarmatini, navi, macchinine telecomandate, navi spaziali dei cartoni animati, dei film, di ogni cosa, persino i pupazzetti customizzabili al punto da farli assomigliare alla tua persona e viceversa. impossibile!
zanna, zanna, hanno una pista per collaudare le miniquattrovuddì lunga quaranta metri!! non fotografabile, ma lunga quaranta metri!! ed è pieno di ragazzetti in coda con le cassette attrezzi che montano e smontano motorini oro e silver e ruote e rotelline e non ce la faccio più. resto prigioniero di questo palazzo per due ore. esco. e ne trovo un altro!!! non resisto e mi perdo anche in questo, che spalmata su due piani contiene anche la seconda gundam station per grandezza del giappone. esco anche da questo sconvolto, due ore dopo, "circa" con crisi d'identità mostruose. mi vedo a costruire un'infinità di diorama, pilotando aerei telecomandati e impersonificando un me stesso di plastica. aiuto!

a cena mangiamo pochissimo e beviamo molta coca cola perchè siamo devastati dal fritto della giornata.

giapponia - nara - day seven

da kyoto belli bellini prendiamo lo stesso trenino metrò ce ci ha portato a uji, e andiamo verso nara. l'anonima è superentusiasta di questa nara, ma io non ho ben capito dove sto per andare a finire. pare ci sia questo parco gigantesco, dove si può camminare liberamente tra un tempio e l'altro. pare anche, dice la lonely planet, che ci siano un certo quantitativo di cervi cui si può dare da mangiare. io mi immagino un parchetto tipo parco sempione, con dei recinti e qualche minitempio qua e la, ma la giornata è molto bella e fa quasi caldo, per cui sono molto contento e spensierato. nel frattempo guardo fuori dalla finestra del trenino e non riesco a capire quest'angoscia degli spazi ristretti. siamo in piena campagna e tutte le case sono una attaccata all'altra, minuscole, senza parcheggio davanti. il parcheggio, in comune, è altrove.
per tutto il giappone abbiamo visto macchine buffissime, ma interessanti. strette come poche, alte, e tutte squadrate. strane. divertenti. c'è ovviamente anche quello col suv, ma il vero figo, quello che abita in centro, gira con questa macchinetta minuscola, tamarrata alla grande, ma minuscola. per il posto auto vengono sacrificati grandi spazi delle case, per coloro che hanno il posto auto. immaginatevi un'entrata di casa larga tre metri, con un vano che riempie tutto, nel quale c'è infilata l'auto. la porta di casa contemporaneamente è larga come le vostre spalle e nulla più. chiaro, altrimenti come ci sta la macchina. mah. stranezze. ci ha anche molto stupito, affianco alle case, la presenza di secchi d'acqua e di bidoni di sabbia per spegnere i fuochi. abbiamo pensato ad un terrore antico nei confronti del fuoco.

arriviamo a nara, dove la solita signora over sessanta, gentilissima, ci indica la strada per il nostro albergo. l'albergo è molto carino, fuori, la stanza un po' meno, con un materasso sbilenco che pende verso il muro. mah. lasciati i bagagli andiamo nel famoso parco... incredibile e bellissimo.
ci sono milleuecento daini nani che girano liberamente tra la gente in cerca di cibo. per un euro si possono comprare delle cialde d'avena e darle ai daini che le vengono a prendere direttamente dalle vostre mani. ma che bello. e che pultio. è pieno di bambini terrorizzati/affascinati da questi animaloni che li guardano curiosi ed affamati. è festa nazionale per cui c'è tantissima gente, tantissimi nonni e genitori con i bimbetti che scappano dappertutto inseguiti, si fa per dire, dai daini. i daini in realtà sono a volte un pochetto insistenti, ma simpatici. solo che magnano veramente tanto. uno addirittura cerca di infilare la testa nella tasca dell'anonima per ciulare la cialdina di nascosto.... ciccio sei un daino, mica un fringuello, vuoi che non ti abbiamo visto?
intanto camminiamo nel parco e vediamo i famosi templi. molto curati e tenuti bene. so che è stupido, ma fa quasi strano vedere la gente che ci prega veramente. sembra un enorme museo all'aria aperta. scatto talmente tante foto che si scarica la batteria della macchina. e pure quella di riserva ci lascia di li a poco. poco male, ci diciamo, torneremo domani a completare l'opera.
riesco a malapena a fotografare il tempio Todaiji, la costruzione in legno più grande del mondo, con all'interno un buddha gigante. il tempio è stato ricostruito più volte dopo le distruzioni del contendente dell'imperatore di turno. è imponente ed è impressionante pensare come sia interamente costruito in legno, senza chiodi o altro. sta su così, a incastri. cioè, secondo me qualche chiodino qua e là c'è, ma crediamo pure all'unesco dai. per pranzo ci infiliamo in una trattorietta piccola lungo la strada del parco, dove mangio il riso al pollo e curry più buono dell'asia e la coinquilina, che continua nel suo anonimato, prende lo zuppone di noodles più buono che ricordi. vuoi vedere che abbiamo sbagliato tutto e che bisognava puntare sulle trattorie minuscole e nascoste per mangiare bene? hmmmm

da li andiamo anche al museo cittadino, piccolino e molto interessante, con statue buddiste che arrivano anche dalla cina. guerrieri, guardiani di templi... bello. veramente. il bimbo che è in me non resiste alla tentazione del sega megastore e faccio una partita a supermario kart, che è della nintendo, ma lo trovo li dentro lo stesso. la delusione è pazzesca. concentratissimo vinco la gara evitando di un soffio un attacco epilettico dovuto dai mille flash e colori assurdi del videogame, e cercando di intuire i versi del gioco, che ovviamente è tutto in giapponese. vinco e non posso continuare!! ma come game over? beh, non ho la tessera. come nei casinò americani, se avessi avuto la tessera, avrei potuto continuare, aggiungendo altri soldi, per poter vincere il jackpot alla fine. ma che cacchio di storia è questa?? ho giocato un euro, sconfitto draghi e luigi blu e verdi per non poter andare avanti? la "mamma" mi porta in albergo che quasi piango. una cosa sono riuscito a fare in sto giappone e mi frega così? che nervi.
la sera riproviamo la cosa della trattoria ma veniamo puniti clamorosamente dai famosi spiedini giappi. non è che non siano buoni, ma sono composti quasi unicamente di cuori, fegati, creste, bargigli e interiora di gallina! optiamo per uno spiedino di petti di pollo dalla forma bizzarra e amen. asahi premium beer e tanti saluti. tornando in stanza, guardo fuori dalla finestra. cimitero. ma dai, ma oh, ma è il secondo! vabbeh, andiamo a dormire va. il letto è storto e dormirò malissimo, gia lo so...

giapponia - kyoto - day six

dormiamo malissimo, il ryokan è veramente sconvolgente. fa un freddo becco e la mattina ci svegliamo con sette gradi in camera. scappiamo come ladri da questo squallido posto senza salutare l'orrida vecchina e fuggiamo in quella colonia di occidente che è lo starbucks della stazione per farci passare la delusione dell'alberghetto tradizionale. andiamo poi all'ufficio del turismo, per navigare un po' su internet e per farci dare un nuovo indirizzo per un albergo per la notte. siamo molto stupiti di questa situazione per cui a parlare inglese sono solo signore sopra ai sessanta. i giovani manco per le balle..
"si, se volete stare sul tradizionale c'è questo alberghetto carino carino, hynomoto..." signora, non prendiamoci in giro, è una bettola e ci siamo già stati. "hm, allora scusate, c'è questo business hotel..." ecco, brava. il business hotel purtroppo ha solo una stanza fumatori, ma insomma, va bene.

lasciamo gli zaini in albergo e partiamo per uji. io continuo a essere un sacco di patate, e temo che ci sia da prendere chissà che treno, ma bastano due fermate di quasi metrò e siamo arrivati. ed è fantastico. le foto non rendono giustizia al rosso corallo delle colonne votive, ma era semplicemente bellissimo. ci sono tempietti famigliari sparsi un po' dappertutto e lungo il percorso si passa continuamente sotto questi portali fantastici. veramente un gran bel posto. c'è un gran silenzio. peccato per i goccioloni di neve e peccato un po' per la lunghezza del percorso che ci stanca non poco. verso mezzogiorno ripartiamo alla volta del padiglione d'oro.


l'anonima decide che si, è arrivata l'ora di provare le pallette di pesce del chioschetto all'entrata del tempio. io ne sono molto meno convinto, ma c'è il sole e ci può stare. i due fenomeni cabarettisti non mi rassicurano per niente, ma sono simpatici, fanno cagnara, perchè no. "dammi anche una asahi premium beer"... ammmazzate che schifezz' e costa pure un sacco di soldi.
non ricordo bene quale autobus prendiamo, ma come sempre è una roulette. non si capisce nulla. ci sono numeri per il bus e ci sono numeri per la piazzola d'attesa. se tu devi prendere il sette, vai alla piazzola 3, ma il sette barrato è alla piazzola 14... insomma.... l'anonima mi porta e io taccio, che è meglio.

arriviamo al padiglione e troviamo un macello di gente. l'oro è molto più oro in asia e quindi ci sono una trentina di autobus pieni di cinesi che vanno a vedere il famoso padiglione d'oro. il resto del giappone è come se passasse in secondo piano. negli altri posti di cinesi non ne abbiamo visto uno, ma qui è pieno. che il padiglione sia bellissimo è fuori discussione, ma siamo allucinati dal comportamento dei "turisti", rumorosi, chiassosi, spingono, sputano, un macello appunto. una settimana di giappone e ci siamo disabituati a "quelli la...". faccio a cazzotti e gomitate per riuscire a fare una foto, mentre attorno a me è un delirio di cellulari e schiamazzi. il padiglione è veramente bello, immerso in questa conca, con un bel laghetto in cui si specchia tutto lo sfarzo di questo palazzo rivestito d'oro "per stupire" e per fare ricordare la bellezza di kyoto.
spariamo un po' di foto al padiglione e fuggiamo verso l'albergo. da ottimi strateghi saltiamo un po' di coda, raggiungendo le fermate dell'autobus precedenti a quella del padiglione e riusciamo addirittura a sederci. tutto sto camminare ci ha provato e l'albergo, pur puzzolente di fumo, ci vede svenire abbastanza presto in un gran sonno. non ricordo nemmeno se ho cercato del sushi. di sicuro l'ho sognato.

lunedì 25 febbraio 2008

giapponia - kyoto - day five


sto benissimo. evviva, finalmente. apro le finestre, o meglio, pardon, faccio scivolare le imposte e... neve come se non se n'era mai vista nemmeno sulle piste da sci! ci vestiamo caldi e partiamo per il castello di kyoto. prima passiamo anche dal tempio vicino all'albergo, che è molto bello e che stanno ristrutturando. come sempre, bisogna togliersi le scarpe prima di entrare, per non rovinare il tatami che ricopre tutto il pavimento. bello, ci piace molto questo tempio. usciamo in tempo per notare che nevica ancora e soprattutto che il cielo ormai è scurissimo e che la neve aumenta al passare dei minuti.

arriviamo al castello. ombrellomuniti visitiamo i cortili, prima di entrare nel palazzo stesso, dove notiamo i loghi della famiglia tokugawa e ci sentiamo superacculturati. notevole il pavimento che è costruito con meccanismi particolari per scricchiolare al minimo spostamento di peso. è incredibile, suona più che scricchiolare. ovviamente serviva come allarme contro eventuali intrusi. forse ancora sotto medicinali mi immagino la scena di qualche samurai ninja che entra dentro al castello fregando tutti. il fatto che il ninja abbia la mia stessa faccia è solo ovvio e l'avreste fatto anche voi.
molto meno notevole è invece la cosa di doversi infilare queste ciabattine con suola speciale per non rovinare il pavimento. fa un freddo becco e noi siamo qio raffreddati e con ste ciabattine. mi rimetto le scarpe nella speranza di ritrovarmi i piedi caldi come prima, ma dato che le scarpe erano su una rastrelliera praticamente all'aperto, giro per ore con i piedi ibernati. il naso cola, il fastidio aumenta. non voglio ritrovarmi di nuovo a letto, e l'anonima inizia a starnutire troppo spesso. ma il peggio deve ancora arrivare.

è festa nazionale e non c'è un solo posto negli alberghi, per cui, non avendo prenotato con così tanto margine, siamo costretti a cambiare albergo. faccio presente che il dramma del posto letto è solo per una sera, poi tutto torna come prima, per cui siamo stati proprio sfortunati.

mi prendo la libertà, e ne ho tutto il diritto di insultare qui gli autori della "lonely planet japan", che non solo hanno redatto una guida piena di errori e di luoghi inutili, consigli da buttare, ma hanno anche contribuito con pubblicità sfacciatamente di parte alla sfortunatissima, anzi sfigatissima scelta del ryokan hinomoto per passare la notte. "carino, a basso costo, signora gentilissima, in una parola squisito".

i ryokan sono gli alberghetti tradizionali giapponesi. non fraintendete la cosa. l'imperatore va da sempre in vacanza in un determinato ryokan che costa l'iradiddio, ma che ovviamente vale il prezzo. di sicuro se fosse andato nel nostro ryokan avrebbe immediatamente raso al suolo il quartiere. esagerazioni a parte, il posto non è nemmeno dei peggiori che si sia mai visto, ma è più caro dell'ottimo tokyu da cui arriviamo, ma offre un quarto dello spazio, niente tv, si dorme praticamente in terra, con due coperte sporchissime, niente bagno in stanza e con dicesi e ripeto otto gradi centigradi otto in stanza. "ma c'è la stufetta a gas, la metto su diciotto che per la stanza piccola va più che bene" dice l'orrida vecchina che manda avanti la baracca e ci lascia li.
siamo affianco al cimitero. in balia di una stufetta omicida che non accendiamo per certezza assoluta che la cosa ci porterebbe ad asfissia in dieci secondi. addirittura stacco la presa che non si sa mai. usciamo sconcertati e incazzatissimi. ricordatevi quindi di prenotare sempre, anche se ci sono posti a bizzeffe, potreste incappare in una festa nazionale.

giriamo per kyoto sotto la neve e troviamo un bellissimo parco/tempio nella zona di gion dove restiamo per un po'. e poi per fortuna... sushi !! entriamo in questo posticino che potrebbe sembrare da gran pelata di soldi e invece mangiamo il miglior sushi di sempre con questo cuoco simpaticissimo che ci fa da mangiare davanti agli occhi. bellissimo. costo un trenta euro che ci può stare. io sono finalmente felice e mi rilasso. giriamo per gion, ex quartiere delle geishe, case molto curate, carine belline.

e poi ce ne torniamo al ryokan. che non è una bestemmia... ma... ecco.

giapponia - kyoto - day four


il quarto giorno me lo salto totalmente ma in compenso seguo le tragedie degli uragani negli stati uniti. la giornata in realtà è bellissima, ma non mi arrischio a cacciare fuori il naso. sto un po' meglio per fortuna e vado a mangiare nel ristorantino dell'albergo.
l'anonima intanto gira di nuovo da sola e scopre angoli bellissimi e sazia la sete di cultura nei musei, che rabbia per me che sto qua dentro.

niente sushi. aridaje. prendo un set di cose, anche buonine. intorno a me vedo praticamente solo signore in pensione che si godono delle vacanze assieme, penso. sono vestite tutte molto bene. molto educate, nessuno urla, nessuno sputa in terra.
ci ha anche stupito questa cosa della pulizia. non ci sono cestini per strada. non ce ne sono proprio. uno qui e l'altro chissà dove. però non c'è in giro una carta, un mozzicone di sigaretta. poi scopriamo che in alcune zone è vietato fumare per strada. e in altre, chi fuma si porta dietro un posacenere da passeggio dove scenera e dove poi infila le sigarette. la cosa più interessante è che di metallari, hip hopper, fichetti, giovani "contro" per dire, ne abbiamo anche visti, simili ai nostri. solo che il loro rifiuto delle regole e del sistema, pur forte, non implica che si debba dare addosso al sistema. non è che sono contrario per cui mi comporto anche male, o scrivo sui muri, o insulto una vecchia o che. strano, ci ha colpito. resistenza al sistema pur dentro il sistema. mah.

la sera andiamo alla stazione a caccia di cibo, nella "strada del cibo" di questo centro commerciale. la scelta è dovuta al fatto che da un lato io sto ancora in bilico tra la convalescenza e la salute, e dall'altra, che magari nel centro commerciale c'è roba commerciale e quindi sushi per me. e invece no. troviamo una roba simile, ma insomma, niente sushi. non dico che non sia buono, ma un po come se abiti in finlandia e vai in italia per la pizza e la pizza non la trovi.
e poi porca miseria, siamo a kyoto, non c'è in giro nemmeno un evangelion, un gundam e porca miseria non sento nemmeno le urla di godzilla. ma che giappone è? uffa, sono veramente stranito. non trovo nemmeno i famosi distributori di mutande da donna usate per i feticisti giapponesi di cui tanto parlano le leggende. vado a dormire stranito in attesa di un angelo contro evangelion eva02. (per quelli che non hanno capito nulla, sono robot e mostri postnucleari dei cartoni animanti giapponesi, che regolarmente appaiono tra kyoto, tokyo e osaka e distruggono ogni cosa)

giapponia - kyoto - day three


la giornata inizia male. sto malissimo. tra aria condizionata, ambienti secchissimi e mal di testa dovuti a questa cosa che io non riesco veramente a orientarmi per cui sono sconvolto, il raffreddore ha colpito pesantemente e mi ritrovo a letto con febbre. per fortuna l'albergo ha anche una tv con canali satellitari, ma porca miseria, solo la cnn che sia anche in inglese. mi perdo la giornata a letto addormentandomi ogni tot, mentre ascolto la cnn parlare delle primarie americane.
se qualcuno non ha capito come funzionano le primarie usa, ormai sono un esperto, potete chiedermi verametne qualsiasi informazione. sistema da mal di testa, ma comunque l'ho capito.
ottimo supporto anche il financial times che ci danno in omaggio.

lascio l'anonima da sola a scorrazzare per musei, e mi perdo il palazzo imperiale e altri musei interessantissimi. l'anonima dal canto suo spara un "duecento" fotografie, per cui almeno qualcosa ho visto.

sushi finalmente. non potendo io uscire, l'anonima porta la cena direttamente dal ventiquattr'ore, che incredibile ma vero, ha il sushi. anche buonino, ma sono ancora preoccupato perchè non se ne trova da nessun'altra parte. o meglio, ci sarebbe anche, ma a quaranta euro "l'occhiata".

giapponia - nagoya - day two

a nagoya c'era questa famiglia importantissima, che forniva i soldati migliori e le guardie imperiali. quindi ci muoviamo per andare a vedere il museo.
"certo che anche te, perle ai porci eh? la famiglia era dei tokugawa ed era uno shogunato" disse una voce affianco al vostro autore...


ok, andiamo quindi al museo di questo shogunato, ok? nagoya è carina, cittadina da due milioni e rotte di abitanti. case non troppo alte. carina propio.
nella foto una casa vicino al museo. il museo merita, soprattutto per l'importanza di questa famiglia, le cui tracce si trovano sparse per tutto il giappone. e che sospettiamo abbia inventato l'importanza del logo. il loro logo lo mettevano ovunque; tazzine, piatti, cavalli, spade, vestiti, porte, ovunque.
molto carino deve essere anche il giardino del museo, se non fosse che è pieno inverno e tutto è stato imbaccucato a dovere e quindi c'è ben poca roba. comunque bello e rilassante. scatto più foto di un giapponese. fantastiche le carpe del laghetto, coloratissime, che ci seguono in cerca di cibo, che però non abbiamo.

data l'ora cerchiamo cibo anche noi. e qui, delusione totale. fa un freddo becco, ma io il sushi l'avrei gradito lo stesso. ma non ne troviamo. aggiungiamo poi il fatto che i menù sono tutti in supergiapponese e siamo a posto. per fortuna il giapponese è anche composto da molti caratteri cinesi, per cui la mitica ("bravo, dillo") anonima coinquilina si destreggia alla grande lo stesso. prendiamo uno zuppone che ci scalda, torniamo in albergo e ci prepariamo a partire per kyoto.
ecco, direi che un'altra difficoltà è ceramente data dalla metropolitana. io sono stordito e non riesco a orientarmi. l'anonima è messa meglio e mi scorrazza in giro. mi sento verametne inutile. insomma, sono stato in korea, a taiwan, in vietnam e tutto e qui invece non capisco una fava. mah. comunque sempre tutto carino e puccettoso sto giappone.

prendiamo il mitico shinkansen, il trenazzo da record di velocità ed in trenta minuti siamo a kyoto! attenzione però, data la piomba che ci è presa appena seduti, non ci siamo neanche accorti di essere sfrecciati a quattrocento all'ora per il giappone. un po'caro l'amico treno, ma bisogna dire che è spettacolarmetne celoce e comodo, e che abbiamo preso la versione "superveloce e cara". attenzione ancora, esistono carrozze fumatori, posti allucinanti, con una puzza di fumo impossibile, siamo stati dentro quattro minuti quattro e poi siamo riusciti a trovare posto nella non fumatori, quindi consigliamo di prenotare il posto.
io continuo a capire pochissimo e quasi litigo con la cameriera carrellista del treno che gentilissima voleva solo farmi passare prima di lei. che vergogna. sono puntualmente redarguito dall'anonima.

a kyoto stiamo al tokyu hotel, che consigliamo vivissimamente a tutti, soprattutto per quanto ci è purtroppo successo negli altri posti. non è in pieno centro, ma con un minimo di tre fermate di pulman dalla stazione ci si arriva e si sta bene. io continuo a non trovare sushi e sono preoccupatissimo. mi sembra la storia dei ristoranti cinesi in italia, per cui non assomigliano per niente a quelli cinesi.
siamo un po' preoccupati per il raffreddore colossale che abbiamo entrambe. il mio è a livelli molto gravi.

giapponia - nagoya - day one

l'occidentale tipo quest'anno andava al caldo, nelle filippine. a noi invece sembrava più simpatico farci un giro in giappone. siamo partiti con altissimo rischio di cancellazione volo per neve, dato l'impossibile quantità di neve che è scesa ai primi di febbraio, ma siamo riusciti.
l'arrivo è stato veramente divertente. siamo arrivati a nagoya di sera, e abbiamo preso il trenino che dall'aeroporto porta dritti alla stazione centrale in tipo venti minuti; e qui la prima sorpresa: nessuno parla inglese! ma proprio manco il bigliettaio! forse siamo noi che siamo abituati "bene" dalla cina, ma qui non c'è doppia lingua sui cartelli, niente di niente, e i pochissimi, ma verametne pochissimi stranieri girano spaesati cercando aiuto.
però per il resto è tutto straordinariamente ordinato e pulito. sembra quasi la svizzera. saliamo sul metrò/trenino per la città e il conducente aspetta che siano "perfettamente" le ventunoetrentadue e "zero" secondi, poi chiude le porte e parte. incredibile.

arriviamo in città, in piena stazione alle dieci di sera circa. non c'è anima viva. ma ci sono gli omini allo sportellino/tornello del metrò che, pur non parlando inglese, ci fotocopiano una dettagliatissima cartina di nagoya e disegnano il percorso per noi. (fotocopiano cartina? omino gentilissimo? ma dove siamo??) si inchina, noi ringraziamo e andiamo in albergo.

business hotel, quindi posticino tranquillo, letto separato per quelli che si perdono nelle cene di lavoro. sempre pulito e carino. consigliamo vivametne a tutti. business hotel ce ne sono sempre.
cosa buffa è che ti danno come pigiamino una sorta di vestito samurai banzai, fantastico e veramentee caldo e comodo.
per i porcellini solitari, la tv a pagamento si paga comprando una scheda alla macchinetta, così il giorno dopo non ti devi vergognare alla reception per pagare l'extra. mondo strano, piano di inchini e riti. bello. crolliamo in un sonno pacifico.

ah, ovviamente c'è il water della toto, quello che ha una consolle tipo star trek per farti bidet davanti e dietro, scaldarti l'asse ed emettere suoni e musica per non fare sentire le scorreggine del caso. fantastico, soprattutto fantastico vedere che ce l'hanno tutti gli alberghi, un must insomma. ah, per voi curiosi, si, ci si pulisce sempre e ancora con la carta. e si ancora, la si getta nel water stesso, non come in cina dove la devi buttare affianco, nel cestino. un po' un peccato l'assurdo spreco di acqua dello sciacquone...
vabbeh, basta parlare di water.
però c'è !!

marzo si avvicina

marzo è orami vicinissimo. e il sette di marzo saranno due anni che sono qui. due anni. ci pensavo mentre ero al supermercato prima. in due anni qui sono cambiate tantissime cose. se guardo fuori dalla finestra ci sono un bel po' di palazzi in più. ne vedo almeno tre solo da questo lato, ma questa è una zona in cui si costruisce ancora poco. di là è peggio. sul lato a est del palazzo. tanta polvere, tanto casino, molto meno verde, insomma.
da qui sopra si vede anche la yan an road, che è questa sopraelevata a tre corsie per parte, con sotto altre quattro, sempre per senso di marcia. un totale di quattordici corsie, che la sera si intasano da ambo i lati. sono state immatricolate un'esagerazione di auto, e si vede. il traffico oramai è diventato qualcosa che va oltre il problema. qui stanno letteralmente fermi per due ore a volte. almeno da noi un po' ti muovi. la cosa ancora più preoccupante è che adesso arriverà l'ondata dei nuovi ... mi spiace dirlo, ma borghesi... che in cina si è lottato contro la borghesia mica peraltro. comunque ora questi nuovi "megliostanti" vogliono tutti la macchina. "ho pensato che mi compro la macchina, perchè così vado dove voglio." ma dove vuoi andare bella mia che le strade sono colme? e dove la metti poi sta macchina? "nei posteggi, che domanda fai".
ma i posteggi non ci sono, sono molto pochi. al centro commerciale di jing an, qui dietro, un po' di posto ce l'hanno, e contrariamente a quanto accedeva solo un anno fa, adesso ci va un ciulo di gente. il sabato e la domenica diventa un luogo di terrore. non ci si muove. solo che anche qui arrivano tutti in macchina, e sono troppi, non ci sono abbastanza posti. ecco che quindi la fila si snoda in un lunghissimo serpentone per le strade del quartiere. pazzesco. alcuni arrivano perfino sotto casa mia, stanno in coda. prima o poi la moglie esce e loro se la riprendono, dopo ore e ore di coda.

il pane costa molto di più di prima. il filone-baguette da yamazaki quando sono arrivato costava cinque kuai, mezzo euro. ora siamo a un euro tondo tondo. e così anche molto altro. noi stranieri riusciamo a cogliere la cosa praticametne solo per il cibo, perchè il resto ci sfugge. l'uomo della strada però lo si vede che è in difficoltà.
privo di patemi è invece il nuovo lavoratore cinese, quello che fa l'impiegato, che quindi salta ogni sei mesi da un lavoro all'altro, facendosi pagare di più, ma senza portarsi dietro gran che di esperienza. un circolo vizioso che è preoccupante.
finchè il gioco regge, fanno bene. però voglio dire, come fai tu ad assumere uno che in tre anni ha cambiato sei volte lavoro? o meglio come fai a dargli di più di prima, che vuoi che ti dia di valore aggiunto questo, che tra sei mesi se ne riparte senza aver imparato a fare il suo lavoro e quindi senza aver contribuito in qualche modo alla crescita della tua azienda/ufficio? mah. "you lo, chaaaina issa diffelent".

il supermercatino poi ha subito grandi cambiamenti pure lui. ormai da hi-mall è diventato tesco supermarket, e i prodotti sono molto più curati, la disposizione è più efficace, e la scelta è scelta vera, non marasma a caso. mi immagino le lotte interne per toglierlo, ma lo stand delle coscette di pollo in bella vista "qualità da toccare con mano" buttate li a uso di tutti quelli che le palpano su, beh, quello resiste, baluardo della tradizione.

tutto sommato direi che per uno straniero adesso shanghai è molto più interessante. per uno che ci vive intendo. ci sono moltissimi ristoranti di vario tipo e per tutte le tasche. locali di qui e di la. la scelta abitativa ricade sempre su quei quattro o cinque posti nei soliti tre quartieri, ma aumentano quelli che tornano a vivere nelle case normali, ristrutturate e messe in sicureza con impianti elettrici degni. gli altri problemi abitativi (topi, casino, freddo, spifferi) rimangono a tutti i livelli di casa comunque. sia che paghi trecento, che se paghi duemila euro di affito. (vero, mica scherzo).
ci sono molti meno taxi. o meglio, molta più gente può permetterseli, per cui non ne trovi mai uno.
la decathlon e il carrefour adesso vendono anche l'intimo, per cui puoi comprarti le mutande di cotone vero, non un finto CK (calvin klein) acrilico che ti cuoce il birillo. i supermercati poi sono ormai tutti forniti di pasta, sughi pronti barilla o altri, pizze surgelate, olio, altre cosette tedesche, inglesi, francesi, per cui puoi anche non mangiare cinese per mesi. e con tutti i supermercati intendo anche quelle catene che avevano le rane vive che saltavano dappertutto come il lianhua dove abitavo prima, con la sua piccola bottega degli orrori al secondo piano. siamo ripassati l'altro giorno e non senza sorpresa ho notato che il secondo piano del super è diventato un "love motel" qualsiasi cosa voglia dire e che non posso assolutamente scrivere qui.

quello che è veramente ancora basso, è il livello di capacità lavorativa e intellettuale dei nostri "occidentali" da esportazione. siamo nella fase di mezzo tra i precursori avventurieri che sapevano solo il cinese, e i giovani finto yuppie "mi manda papà, ho una trading, faccio consulenza, sono qui da due giorni ma ho capito la cina" che stanno qui due mesi e poi si spaventano e tornano dalla mamma a farsi coccolare; e tutto, nonostante la pasta, che se venivano due anni fa, manco c'era l'idea della pasta. gente che è qui da due o da tre anni e rotti è veramente poca; e glielo leggi in faccia però. l'anonima è qui da tre anni emmezzo. "azz!!"

ho scritto troppo, come al solito. comunque sono quasi due anni, ed è veramente arrivata l'ora di partire. il motivo principale? a noi italiani ci manca il sole. in media lo si vede una volta ogni due settimane. sempre grigio, sempre foschia. e chi non è di milano, che sta male già a stare a milano, può immaginarsi lo strazio di un cicianebbia di milano.

oggi peraltro piove.

domenica 3 febbraio 2008

quel diavolo di uno xinjianese


nevica ancora e allora il buon xinjianese, da uomo di marketing di harward quale lui è, che fa? beh, essendo soprattutto spiccato osservatore, ha visto che un sacco di gente si fermava a fare foto al suo pupazzo. ma si fermavano poco a mangiare. e allora vai, dato che continua a nevicare, ha distrutto il vecchio pupazzo e ne ha fatto uno più grande ancora, ma è girato dall'altra parte. adesso quindi, quando fanno le foto prendono anche tutta l'insegna del ristorante e fanno pubblicità. poi si è anche accorto che le mamme e i babbi facevano le foto ai bimbi davanti al pupazzo. e allora traaac, ecco che il "xinjian rather goes on expedition a restaurant" è stato trasformato in un ristorante per famiglie. e al pupazzo hanno aggiunto anche il bambino.

suo fratello invece, che è laureato allo iulm, e ha pertanto un concetto personale e creativo di marketing, ha attaccato due tette al bambino. o forse è stato un passante. mah.

quella volta della neve


com'era andata quella volta che la cina ha quasi rischiato il tracollo per trenta centimetri di neve?
beh, è andata pressapoco così. la cina è gigantesca e in moltissime zone nevica spesso. o anzi, nevica al punto che hanno la neve per oltre metà dell'anno. ci sono però anche molte zone tropicali, dove invece la neve non la vedono mai e ci sono poi zone che la neve la vedono molto di rado.

stavolta la neve l'ha vista tutta la cina. anche il canton, che di neve non ne aveva mai vista. per cui non c'erano mezzi, non c'era modo, ma soprattutto non c'era un'idea di come togliere la neve da li. e poi, mica ha nevicato un giorno. ha nevicato per due settimane. non continuamente, ma... consistentemente. ha volgia a spalarla.. nemmeno se si è a migliaia. a shanghai tutto sommato è successo poco niente. tetti bianchi, gente di traverso con la macchina. il peggio è stato a sud, o fuori shanghai.
prendi ningbo, che è poi anche vicina a shanghai, ma che è separata da tutto un estuario per cui ci metti anche quattro ore di treno ad arrivarci. li la neve viene forse una volta all'anno, e anche li ha nevicato, tanto e troppo.
il macello l'ho capito solo andando a ningbo appunto, per aiutare un amico a fare dei controlli. bella roba, sabato mattina, partenza con le galline e imbarcarsi in un'avventura d'altri tempi. temevo veramente che saremmo tornati solo rubando una macchina o una jeep per attraversare chilometri di nulla sotto la neve. è andata molto meglio, a noi, molto peggio ad altri.
siamo partiti con il biglietto di ritorno già in mano, e questo ci ha salvato. al nostro arrivo ho visto un'umanità sconvolta e disastrata come non la vedevo da tempo. essendo capodanno lunare, molta gente si è preparata per il lungo viaggio che li riporta verso casa, dalle famiglie. un viaggio spesso di qualche giorno, da trascorrere tutto in treno. treni che devono attraversare mezza cina e che erano bloccati chissà dove nella neve. c'era quindi una fila interminalbile di gente che era in coda per prendere un treno chiamato desiderio, che alla meglio aveva solo qualche ora di ritardo. e il meno era il ritardo. il peggio era il freddo polare che faceva. questi poveracci in fila cadevano di continuo dato che partivano con le scarpe di vernice, quelle per le feste, quelle di lusso, per mostrare ai parenti che se erano andati tanto lontani per lavorare, almeno due soldi li avevano fatti. cadevano spesso, e avevano tutti una quantità infinite di borse, che cadevano assieme a loro. borse di stoffa che erano più bagnate di loro. loro erano bagnati fino alle ginocchia, in questo freddo che faceva battere i denti a me, che ero stravestito e asciutto. e poi altra gente che arrivava da destra. e macchine. e autobus. e i militari e i volontari che aiutano. e il macello. e poi quelli che arrivano da sinistra. e poi quegli altri che arrivavano dalla metropolitana. ma quanta gente siete, e dove andate tutti? e tutti li infreddoliti, in coda. pazienti. o disperati. o rassegnati.
poi era un continuo cadere di rami dagli alberi, di tetti, di blocchi di neve. un macello. i rami poi si tiravano dietro matasse su matasse di cavi, dato che fungono anche da pali elettrici. e quindi s'interrompeva la corrente, unico sistema per scaldare le case. e la gente che camminava per strada si trovava sti rami in testa. le macchine per evitare rami e gente che sbandavano e cozzavano. e allora vai con la coda, i clacson. poi, è capodanno lunare quindi c'erano anche quelli che sparavano i petardi.

mi sono verametne sentito male per loro. un disastro. un macello. un popolo che migra per le vacanze e che non ha idea di cosa fare di tutta sta neve. bagnati, infreddoliti. in coda per non perdere il posto con bambini e valigie e nemmeno un'idea di quando partire. posso? mi hanno fatto pena. una pena proprio. [poi però mi hanno anche fatto incazzare e non poco. anche il nostro treno di ritorno era in ritardo, e vabbeh. due ore.. solo che nella sala d'attesa c'era veramente troppa gente. megafoni, urla, spintoni, casino infinito, cessi stracolmi, puzza. e che eravamo per fortuna all'asciutto e al "non troppo freddo".]

fuori intanto ancora neve. e neve. e neve e freddo e queste file di persone che aspettavano che arrivassero i treni speciali, quelli che non costano cinque euro, ma quelli popolari, con le panche di legno, che costano.. boh, quanto costeranno, un'euro scarso per fare milioni di chilometri su panche di legno. insomma, i cinesi quelli veri mi hanno fatto una gran pena. e devono aver fatto una gran pena anche ad altri, ben più potenti.

a guanzhou, che poi sarebbe canton, che sta di fronte a hong kong, che ha un clima tropicale, la neve era talmente tanta e sconosciuta, che i disagi sono stati assurdi, tanto che perfino wen jiabao è andato a tranquillizzare i pendolari, armato di megafono di circostanza, spiegando la situazione e rincuorando i suoi concittadini.

io nel mio piccolo sono stato stracontento di essere riuscito a tornare a shanghai in tempo tutto sommato tranquillo, molto infreddolito, ma a posto. sono un po' stanco quindi ho scritto veramente male, ma insomma, che volete, provate voi. di neve comunque ne scende ancora.