marzo è orami vicinissimo. e il sette di marzo saranno due anni che sono qui. due anni. ci pensavo mentre ero al supermercato prima. in due anni qui sono cambiate tantissime cose. se guardo fuori dalla finestra ci sono un bel po' di palazzi in più. ne vedo almeno tre solo da questo lato, ma questa è una zona in cui si costruisce ancora poco. di là è peggio. sul lato a est del palazzo. tanta polvere, tanto casino, molto meno verde, insomma.
da qui sopra si vede anche la yan an road, che è questa sopraelevata a tre corsie per parte, con sotto altre quattro, sempre per senso di marcia. un totale di quattordici corsie, che la sera si intasano da ambo i lati. sono state immatricolate un'esagerazione di auto, e si vede. il traffico oramai è diventato qualcosa che va oltre il problema. qui stanno letteralmente fermi per due ore a volte. almeno da noi un po' ti muovi. la cosa ancora più preoccupante è che adesso arriverà l'ondata dei nuovi ... mi spiace dirlo, ma borghesi... che in cina si è lottato contro la borghesia mica peraltro. comunque ora questi nuovi "megliostanti" vogliono tutti la macchina. "ho pensato che mi compro la macchina, perchè così vado dove voglio." ma dove vuoi andare bella mia che le strade sono colme? e dove la metti poi sta macchina? "nei posteggi, che domanda fai".
ma i posteggi non ci sono, sono molto pochi. al centro commerciale di jing an, qui dietro, un po' di posto ce l'hanno, e contrariamente a quanto accedeva solo un anno fa, adesso ci va un ciulo di gente. il sabato e la domenica diventa un luogo di terrore. non ci si muove. solo che anche qui arrivano tutti in macchina, e sono troppi, non ci sono abbastanza posti. ecco che quindi la fila si snoda in un lunghissimo serpentone per le strade del quartiere. pazzesco. alcuni arrivano perfino sotto casa mia, stanno in coda. prima o poi la moglie esce e loro se la riprendono, dopo ore e ore di coda.
il pane costa molto di più di prima. il filone-baguette da yamazaki quando sono arrivato costava cinque kuai, mezzo euro. ora siamo a un euro tondo tondo. e così anche molto altro. noi stranieri riusciamo a cogliere la cosa praticametne solo per il cibo, perchè il resto ci sfugge. l'uomo della strada però lo si vede che è in difficoltà.
privo di patemi è invece il nuovo lavoratore cinese, quello che fa l'impiegato, che quindi salta ogni sei mesi da un lavoro all'altro, facendosi pagare di più, ma senza portarsi dietro gran che di esperienza. un circolo vizioso che è preoccupante.
finchè il gioco regge, fanno bene. però voglio dire, come fai tu ad assumere uno che in tre anni ha cambiato sei volte lavoro? o meglio come fai a dargli di più di prima, che vuoi che ti dia di valore aggiunto questo, che tra sei mesi se ne riparte senza aver imparato a fare il suo lavoro e quindi senza aver contribuito in qualche modo alla crescita della tua azienda/ufficio? mah. "you lo, chaaaina issa diffelent".
il supermercatino poi ha subito grandi cambiamenti pure lui. ormai da hi-mall è diventato tesco supermarket, e i prodotti sono molto più curati, la disposizione è più efficace, e la scelta è scelta vera, non marasma a caso. mi immagino le lotte interne per toglierlo, ma lo stand delle coscette di pollo in bella vista "qualità da toccare con mano" buttate li a uso di tutti quelli che le palpano su, beh, quello resiste, baluardo della tradizione.
tutto sommato direi che per uno straniero adesso shanghai è molto più interessante. per uno che ci vive intendo. ci sono moltissimi ristoranti di vario tipo e per tutte le tasche. locali di qui e di la. la scelta abitativa ricade sempre su quei quattro o cinque posti nei soliti tre quartieri, ma aumentano quelli che tornano a vivere nelle case normali, ristrutturate e messe in sicureza con impianti elettrici degni. gli altri problemi abitativi (topi, casino, freddo, spifferi) rimangono a tutti i livelli di casa comunque. sia che paghi trecento, che se paghi duemila euro di affito. (vero, mica scherzo).
ci sono molti meno taxi. o meglio, molta più gente può permetterseli, per cui non ne trovi mai uno.
la decathlon e il carrefour adesso vendono anche l'intimo, per cui puoi comprarti le mutande di cotone vero, non un finto CK (calvin klein) acrilico che ti cuoce il birillo. i supermercati poi sono ormai tutti forniti di pasta, sughi pronti barilla o altri, pizze surgelate, olio, altre cosette tedesche, inglesi, francesi, per cui puoi anche non mangiare cinese per mesi. e con tutti i supermercati intendo anche quelle catene che avevano le rane vive che saltavano dappertutto come il lianhua dove abitavo prima, con la sua piccola bottega degli orrori al secondo piano. siamo ripassati l'altro giorno e non senza sorpresa ho notato che il secondo piano del super è diventato un "love motel" qualsiasi cosa voglia dire e che non posso assolutamente scrivere qui.
quello che è veramente ancora basso, è il livello di capacità lavorativa e intellettuale dei nostri "occidentali" da esportazione. siamo nella fase di mezzo tra i precursori avventurieri che sapevano solo il cinese, e i giovani finto yuppie "mi manda papà, ho una trading, faccio consulenza, sono qui da due giorni ma ho capito la cina" che stanno qui due mesi e poi si spaventano e tornano dalla mamma a farsi coccolare; e tutto, nonostante la pasta, che se venivano due anni fa, manco c'era l'idea della pasta. gente che è qui da due o da tre anni e rotti è veramente poca; e glielo leggi in faccia però. l'anonima è qui da tre anni emmezzo. "azz!!"
ho scritto troppo, come al solito. comunque sono quasi due anni, ed è veramente arrivata l'ora di partire. il motivo principale? a noi italiani ci manca il sole. in media lo si vede una volta ogni due settimane. sempre grigio, sempre foschia. e chi non è di milano, che sta male già a stare a milano, può immaginarsi lo strazio di un cicianebbia di milano.
oggi peraltro piove.