mercoledì 4 marzo 2009

india india

da qualche tempo desidero andare in india a fare un giro. sia chiaro che non sto andando in cerca di me stesso, mi incuriosisce e basta.
ed eccomi finalmente in india, a dubai.
gli indiani sono tanti [milioni di milioni....] e in quanto tanti, per uscire dalla massa, per farsi notare, per uscire dalla miseria, emigrano. gia a mauritius avevamo trovato una delle più grandi comunità indiane fuori dall'india, ma qui siamo su altri livelli.
l'india è molto vicina, per cui molti, operai soprattutto arrivano qui in traghetto.
l'indiano non si lamenta, anche perchè è imprigionato in un sistema di caste che gli impedisce di reagire e ribellarsi. quindi, può eventualmente stare sotto al sole a scavare tracciati e costruire palazzi. oppure semplicemente, lavora. duro. tanto. e costa poco. meno. pochissimo.
in alternativa fa l'imprenditore. [rispetto ai cinesi parlano un buon inglese, il che facilita moltissimo]. non va sottovalutata la rete allucinante di contatti che hanno, tra parenti, amici, ex colleghi sparsi ovunque in giro per il mondo. altro che cinesi e altro che italiani. ma sto andando fuori tema.

india india, quante volte ti ho immaginato cantavano gli elio e le storie tese in una visionaria canzone con testo di un santone fulminato, italiano. ebbene, india india, qui ti trovo.

in ufficio, ogni dieci minuti uno si fa un tè. siccome è un dipendente e non uno sguattero, il tè se lo fa fare e se lo fa portare da chi di dovere. qui mi parte subito la diatriba... giusto o sbagliato?
in magazzino ho notato una stanzetta. ci vive il guardiano... giusto o sbagliato?
non lo so. da un lato, pensate a cosa non deve avere uno a casa sua, per poter accettare di vivere in un magazzino. propendo quasi per dire che è quindi positivo che abbia un lavoro, come guardiano. idem per la signora che fa le pulizie e porta in giro il tè a tutti ogni dieci minuti.
io il caffè continuo a farmelo da me. e mentre sono qui che aspetto, guardo fuori dalla finestrella della pantry.

mi saluta l'autista, che sembra una cosa figa, da guanti bianchi, in realtà è quello che guida il furgoncino. lavoro onestissimo, anzi. anche se sai guidare, sei pur sempre indiano, e guideresti "dall'altra parte", per cui solo pochi hanno i soldi per farsi convertire la patente e fare le x ore di guide per ottenere la nuova patente con guida "da questa parte". quindi lui guida il furgoncino. e lo fa solo lui. se non guida, è in magazzino. a fare. a disfare. ma solo lui sa cosa.
poi c'è il tuttofare. da noi sarebbe il fattorino. questa è una figura di valenza internazionale. solo lui sa come si ottiene un documento di quel tipo, come si spedisce alle poste eccetera. non c'è mai, ma la sua presenza è costante. che cosa stia facendo lo sanno solo lui e il driver, forse.

ecco il caffè. ovviamente la macchinetta è lavazza, con le cialdine. esco dalla porta e sorseggio. in entrata abbiamo una cosa cinesissima, ma anche qui, deve essere una situazione asiatica, un mistro tra feng-shui, induismo, buddismo e non so che altro. una fontanella, un coso a parallelepipedo che pompa acqua da piccoli fori, in una vaschetta sottostante, cosparsa di piantine di plastica. l'acqua schizza nella vasca e bagna le scale. il cartello affianco è solo che ovvio. caution, wet floor.
in entrata c'è una gigantografia semitramata di montagne innevate. penso indiane, potrebbe essere la svizzera. l'anonima mi raccontava che in svizzera girano dei film bollywoodiani, perchè la "sfitzera" ricorda alcuni paesaggi dell'india appunto. li girano li così ci sono meno curiosi. curioso. il semitramato serve a nascondere la finestra della pantry, mentre da dentro la pantry si può vedere il cortile, che oltre ad essere condiviso con un rumorosissimo marmista, condivide il muro con la moschea qui vicino.

mi guardo intorno ed entro in un trip indiano.
il magazziniere filippino sta parlando col collega indiano, che in inglese dice al driver di fare un qualcosa, che gli viene tradotto in indiano dal fattorino, la pantry ha una gigantografia di un panorama alpestre, verde, con ruscello e fontanella, neve, fuori in cortile ci sono quaranta gradi e sabbia, con un marmista che taglia pietre, vicino ad una moschea dai cui altoparlanti ogni tot ore (ignorante che sono) escono le preghiere in arabo, mentre negli uffici risuona basso il suono di un sitar con una voce che canta dei mantra, con alcuni dipendenti che di tanto in tanto canticchiano mantra a loro volta, mentre sono seduti alle loro scrivanie, rivolte in direzioni particolari e su cui non ho ancora indagato, mentre io bevo un espresso in una pantry dove si trova appeso un calendario cristiano con tanto di madonna, san giuseppe e bambin gesù che augurano a tutti e a tutte le loro famiglie un pacifico e sereno duemilaenove.
fantastico!

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