
insomma, ero piccolino. scrivere era una cosa bellissima da fare. scarabocchiare qualcosa e poi girarsi e vedere cosa ne pensa la mamma. e fu così che per me venedig era legato a un qualcosa di esotico. nono, mica venezia, venedig proprio!
se non ricordo male ci eravamo proprio appena stati a venezia, a fare i turisti. treno. un avventura per me che se tiro a indovinare avevo cinque anni, forse quattro? ricordo che c'èra mia cugina sotto a un delirio di piccioni che cercavano di mangiarle il grano in piazza san marco. i piccioni, che se sei di milano ti fanno solo che schifo.
a venedig ci sono stato ovviamente tante altre volte. mica mi è piaciuta troppo da grande. tranne oggi. oggi mi piace un casino. intanto perchè a fare il turista vero è tutt'un'altracosa. ti puoi perdere nei vicoli, nelle calle avere l'idea di essere gia passato di qui e allora andare via di la e poi di la non si passa e allora ritorni di qui e parti per di li.
e poi ci siamo anche fermati a spiluccare nei posti in cui volevamo noi. niente turisti, niente guida. perdiamoci a venedig. e chissà che posto è questo, ma mi fa tanto venezia
la sera girando siamo andati in un posto fantastico a mangiare, che vallo a trovare dove cavolo era.. ma era spettacolare. una sorta di cambusa da barca su un canaletto. da qualche parte mi sembra ci fosse un bigliettino del posto, ma forse è meglio così. almeno la prossima volta che andiamo lo ricerchiamo e al massimo ci perdiamo da qualche altra parte.
l'albergo poi era perfettamente di fronte al mercato del pesce e ci siamo goduti il caffè più elegante della storia. siamo stati almeno un'ora senza che nessuno sfruttasse questi magici tavolini. una pace, una serenità d'altri tempi, guardando vaporetti e traghetti e ascoltando gli improperi dei gondolieri di sponda, quelli che per qualche moneta ti portano dall'altra parte che "altrimenti siòr, el faga tùto l'giro ah" che ce l'hanno con tutto e tutti e si divertono più di chiunque altro
venedig, adesso vado da micele e gli racconto com'è andata