e infine ho chiuso il ciclo del try shanghai, dubai, mumbai. ma non sto bene. qualcosa non va. non sono a mio agio. sono in una stanza d'albergo "di livello". anche in ditta mi hanno consigliato di non scherzare, scegliere alto. il collega di mumbai mi ha avvisato di non mangiare NULLA in giro. non fidarti. niente bibite se non da supermercati occidentalizzanti, niente cibo a caso, meglio stare nei ristoranti dell'albergo. anzi, meglio stare direttamente IN albergo.
mi sento un alieno nella stanza sterilizzata. non puoi uscire, guarda, non interagire.
vabbeh, non proprio, ma la sensazione è quella.
cronologicamente è andata così. partiamo da dubai che nell'aereo, mai visto prima, passano gli stewart con dei fumogeni sterilizzanti. giuro. "in base alle normative degli emirati passeremo ora con...".
arrivo in albergo e il cane entra direttamente nella macchina per verificare che io non abbia esplosivi (vedi poi taj mahal), controllano tutto il taxi anche se è direttamente dell'albergo. ho un sonno boia. scan dei bagagli e body scan per me.
attorno a me un cospicuo numero di giovini e giovine infighettatissime con macchine che onestamente manco a dubai. è un party di una di loro, tipo di inizio vacanze.. tipo.
fino a qui ho visto poco. buio forte, piove, umidissimo e caldo.
mi alzo presto con un jet lag inutile, ma così vedo un po' di india.
dalla finestra vedo un bel lago, quello di powai. decido che per decenza non prenderò il limousine taxi da 200 euro per un giretto in città, ma mi faccio accompagnare da munna, tassista che abita "very here close by" e che mi piazza un biglietto da visita in mano per i prossimi giorni. del resto capirò presto che very here close by significa che non è tra gli ultimi, e anzi li ha staccati di parecchio. lui guida un taxi, non un apecar, ha pantaloni di cotone, la camicia stirata, bianca e pulita.
gli ultimi. non ce la faccio. non riesco nè a spiegare nè voglio postare foto. non mi va e sarebbe ingiusto nei loro confronti. provo a darvi un'idea.
maslow ha teorizzato la sua famosa scala dei bisogni. ecco. dimenticatela. di cosa hai bisogno per vivere? togli il bene primario, pappa e acqua. pensato? ripensa. ti serve meno. ancora meno.
per dire. nella foto di prima avete notato i pescatori? romantico. stanno pescando su quei tipici gusci.. no. sono camere d'aria. o meglio, UNA. l'altro non ce l'ha.
arriviamo vicino ad una spiaggione. non lo so perchè, onestamente non lo so, ma c'è un gruppo di famiglie, donne, anziani, bimbi (vedi prima.. vedo piccoli j ovunque e mi si stringe lo stomaco) che evidentemente venerano un qualche dio che ha a che fare con i piccioni. migliaia di piccioni. le persone ci vivono in mezzo. ripensate a maslow. cosa vi serve? tre paletti e un telone pubblicitario cerato. ne fai una tetto per la famiglia e ci dormi sotto. due paletti e uno sopra a fare da trave, poi ci stendi il telone.
fa pensare. molto. e poi su un'altra strada ci sono invece quelli che arrivano ancora più ultimi. nono, non quelli delle baraccopoli. quelli ultimi ultimi. che mai potranno nemmeno pensare di arrivare penultimi. saranno le caste, sarà quel che volete.
cosa riesci a pensare se pensi al guadagno che può raggiungere in una qualche maniera uno che intreccia vassoi di vimini. quanti vassoi dovrà mettere insieme, in quante vite per riuscire ad arrivare allo stadio della bidonville, a quello della tenda a tre paletti, visto che la sua casa è un telone di plastica attaccato a un muro di cinta con un rametto solo, UNO, che sorregge il tutto?!
niente pavimento, niente tappetino, niente telo. marciapiede duro. e bagnato. e ci sono i monsoni.
mumbai è anche bella, pittoresca. antica, piena di storia. non riesco a entrare in contatto, la vedo dallo spazio, nella navicella spaziale di munna. che si preoccupa tantissimo. sir, do NOT go there, go from THERE, go here, no, no, no, do not enter there.. (una però se l'è persa.. il sottopasso per andare al molo della moschea.. buio. molto buio, lungo parecchio).
quando ci fermiamo alla open public laudry, che pensavo di ricordare da un servizio di turisti per caso, non mi molla un secondo, lascia pure la il taxi (in un qualche multiplo di doppia fila). la lavanderia è questa.
insomma, non mi era mai successo, sono a disagio. molto. non ho più voglia di vedere niente. sono tanti. tanti, tantissimi. e io vado in giro in un taxi e torno al mio albergone da ricchi, e lascio le scarpe all'ingresso della camera che chissà che cazzo... che devo stare attento a non mangiare questo e quello...
mi vedo la hippie... sai in india ho trovato me stessa... sisi... bel casino in cui ti eri persa allora. io sento meglio il sapore della vita, dell'essere, della ricerca, se vuoi del rinascimento. del cercare un miglioramento costante della propria condizione, della coscenza, della conoscenza. dare una dignità alla vita di tutti. fatti non foste a viver come bruti ma per seguire virtute et conoscenza.
mentre prendiamo una sopraelevata tra me e me, ateo, penso al gran culo di essere nato in italia, e perchè no, da libero sincero democratico, anche da italiano in una famiglia forte, presente, che mi ha dato modo di perseguire il monito dantesco.
e che, devo ammetterlo e mi commuovo, mi permette di essere su quel taxi verso il mio albergone.
però vi e mi ricordo anche di una cosa. sono un alieno in tutti i sensi. provengo effettivamente da un mondo diverso. menzionavo le caste, il mix di religioni, di credi, di ciclicità della vita, di tutto. questa è la più grande democrazia del mondo. ripartiamo da questo concetto dunque.