giovedì 30 novembre 2006

conobbe un'alba, un'alba poco alba

[giovanni telegrafista - iannacci] giovanni telegrafista e nullapiù. stanotte non ho dormito punto, come direbbero i toscani. fa freddo, ma sotto al piumone si crepa. l'aria condizionata secca l'aria e fa rumore, gia, perchè i caloriferi non ci sono....ma vista la cosa del boiler direi che va benissimo così. chissà cos'è, ma non prendo sonno. forse il caffè preso al francese alle dieci, o forse che...bah. fattostà che cerco qualcosa da fare e conto la mia storiella, inframezzando con filmati su youtube, corriere.it, gazzetta.it, la bild...foto di surf..

viene chiaro. la notte a shanghai è molto meglio del giorno. se poi è un giorno così....leggera nebbiolina grigia da pioggia...quella pioggia che penetra le ossa. quella che sporca e basta. stanotte è scoppiato qualcosa e sono partiti i pompieri....gran botto...luce..
l'inter ha finito di giocare, quattro a zero. ieri mi sono perso il milan, ieri che avevo sonno...mi sono guardato l'inter, mamma mia, sono messo male. e anche il calcio estero. sonno, dove sei? ho scaricato uccidete la democrazia. fatto male, molto male, potevano fare molto meglio, dati più a lungo raggio, invece che due consultazioni spot...e il resto. giornalismo d'inchiesta o quel che vorrebbe essere. iol problema non sono tanto le elezioni secondo me, è il prima. perchè quando succedeva quello li....ero ancora a casa e me lo ricordo....mah, brutte storie...

ma sono in cina....e chi torna.....

chiudo le tende e dormo. ci provo, dai...

piove, la gatta.......scivola

a shanghai piove tantissimo. e quando piove, non scherza. sono praticamente due settimane che piove quasi ininterrottamente. qui il sole è un evento raro. come diceva edo, praticamente lo si vede in autunno. in effetti c'erano delle belle giornate a settembre, forse anche in ottobre. ma comunque, dicevo, piove. non so se sia questo tempo da caminetto e cioccolata calda a riportarmi in un'atmosfera un po' negativa, ma da alcuni giorni non sono particolarmente brillante e frizzante. in cina mi manca la logica. la mancanza di razionalità o di motivazione logica alle azioni quotidiane che vedo qui, mi lascia sempre più stupito. sinceramente ci rimango molto male. ho ripreso a estraniarmi da tutto ciò aggiornando l'ormai fido lettore mp3, che mi permette di essere magari in metropolitana, in taxi, in giro nei negozi, ma comunque in un altro posto. molte canzoni sono tratte da video di surf o di snowboard, quindi un po da tardoadolescente peter panizzato, mi ritrovo a sognare manovroni ad una mano ed evoluzioni da brivido e applausi di groupies che si strappano i capelli.
e così evito di sentire il fastidiosissimo fischio della porta del metrò che altrimenti distrugge i timpani, riesco ad affrontare con molto più "sciallo" la lotta per "uscire dal vagone del metrò", che solitamente affronto a gomito alzato, per riuscire a passare oltre lo sbarramento in tenuta antisommossa dei pendolari del mattino....anzi, del matino e di qualsiasi ora. la fermata peggiore, piazza del popolo, una guerra a tutte le ore. evito di sentire jingle bells al supermercato, schifosa globalizzazione forzata, che se ne fanno del vecchio barba biancorosso in cina....tutte col cappellino rosso obbligate a dire merry christmas, mammmammmmia. o non sento le canzoni strappalacrime cinesi dei bar, che manco fossero sempre della stessa persona...peggio che le nostre, ti amo ti amo ti amo amore mio mi ami anche tu e allora amiamoci che io ti amo ti amo.....molto meglio i fugazi, gli hellacopters, i madness, gli anni ottanta, i righeira di l'estate sta finendo, culto trash, per non parlare di elio per un sorriso ebete da straniero impazzito. mi rilassa la musica, e mi ha sempre rilassato anche a milano. grazie walkman e copie che ne sono seguite.
oggi devo andare in banca nel distretto finanziario, praticamente vado quasi a pavia per dire...piove. ancora. piove, piove, la gatta.....canticcio tra me e me, e se la gatta non si muove, fa solo bene. ogni grattacielo ha intorno al perimetro una pavimentazione ricercata, particolare, che distingue ogni edificio dall'altro. l'architetto del world union, dove sto io, ha tappezzato tutto di piastrelline biancopanna. la scelta del colore è ben più che discutibile, essendo l'edificio interamente verde. è comunque meglio di quella dell'edificio affinco, come anche dell'altro eccetera...le nostre piastrelline un minimo di grip lo garantiscono. minimo eh, ma pur sempre non mortali. fino al metrò è un'unica lastra di pietra lavica levigata intramezzata da lastre di pietra lucide. se non ti stende alla prima, la lastra ti ricorda quanto nonostante il tempo, sei ancora un felino, heh, vecchio bruno, anche a sto giro non sei andato in terra, ma che rischio....huuuh. ed è tutto così. una quantità di scivoloni imbarazzante per me, ma soprattutto per l'architetto. molta gente si fa male sul serio. scendi tu da uno scalino del metrò lucido, senza nemmeno la striscia ruvida a frenarti, e poi se hai ancora i denti me lo racconti....
quando meno te l'aspetti swushhhhh, praticamente è come camminare sul ghiaccio. e non c'è rimedio. devi passare di lì, altre strade non ce ne sono, o sono bloccate da uno dei milioni di cantieri costanti e onnipresenti. può un popolo vivere così? ma l'architetto dov'era, che faceva, ma perchè. non posso credere che non abbia mai camminato sul suo fantastico piastrellato panna su sabbietta tipo porfido, dove la sabbia si inzuppa al punto, che oltre a fare pattinaggio artistico, devi stare attento allo "schizzeto surprise" che ti svoncia tutto....tu cammini, piastrella sbagliata, questa balla, s'inclina e sciaffete!! e che schizzetti fantastici, ti sporcano fino al ginocchio! ma non è che qui piove poco, piove un mondo, ma perchè, ma perchè......per i tappeti rossi. ogni volta che piove, per evitare infortuni che stonano con lo splendore dei palazzi, vengono portati in superficie dai garage dai portinai, dei fantastici tappeti rossi in ipersintetico, sempre lo stesso, una sorta di gel tramato, rosso, gommoso, che sguisceggia al passaggio, con un odore di acrilico che se ve lo spiegassi......tipo vinavil, ma pegio....metri e metri intorno al perimetro e nelle entrate, rigorosamente iperliscissime.....e negli ascensori.

però però, evidentemente è a noi occidentali che questo non piace. perchè i cinesi ne sono entusiasti. splende tutto, che carino. mah. chissà se la gatta apprezza il tappetino...swishhhhhhhhh

giovedì 23 novembre 2006

il saggio viaggiatore e il parco unesco




la riunione finisce presto. abbiamo un sacco di tempo. che dire. che fare. chiedo se esiste qualcosa di carino da vedere li intorno. siamo verso sud di shanghai, provincia di un posto che ha un cinque milioni di abitanti, nel comune di un posto che ne fa cinquecentomila, in una città che ne conta cinquantamila e vicini a un paesello che all'anagrafe presenta duecento abitanti. e mi dicono che la c'è un parco naturale protetto dall'unesco. fantastico penso io, finalmente vedo qualcosa di non pacchiano, qualcosa di vero. un parco unesco e in un posto fuori da ognidove. sconosciuto ai più, perchè, che vuoi che lo conosca sto posto. sono entusiasta. partiamo con una jeep, il che fa solo ben sperare, le strade diventano piccolissime e piene di buchi. fantastico penso e sono ormai sempre più convinto dell'ottima scelta che ho fatto nel voler vedere questo posto. mi permette di vedere qualcosa di vero e soprattutto di stabilire un buon rapporto col comerciale dell'altra ditta, il che è sempre ottima cosa. dopo un'oretta arriviamo. il livello di allarme del mio senso di ragno, sale. bancarelle. stiamo attenzione...per fortuna pochissima gente. un segnale gia migliore. procediamo. trenta kuai a entrare. carino, ben curato, poco cemento in giro. foreste di bambù, si camina lungo un sentierino, pavimentato, ma deserto. mi guardo attorno, silenzio. la un uccellino spicca il volo e si perde nella foresta di bambù. non so se avete mai visto una foresta di bambù, è molto particolare, tutti sti pali affusolati che si stagliano nel cielo per cinque metri o più, prima di fare foglie, con quei cavi neri legati su....allarme giallo, livello preoccupante. ci saranno dei cavi da due centimetri l'uno, legati con delle fascette, direi dieci centimetri di "tubone" che sale la montagna...no, non pensare ai cavi e a che cosa ci fanno qui, pensa al verde che ti rilassa, lo senti il silenzio, che bello? dai, che va tutto bene. rumori nella giungla...voci lontane, mi sembra un film di guerra....invece sono le guide che urlano nei megafoni, sperdute da qualche parte nella foresta...allarme giallo lampeggiante. arriviamo ad una radura ed al centro la statua di un grande viaggiatore cinese, che secoli addietro è stato in questo sperduto posto a descrivere il fascino delle montagne, scavate dall'erosione. in effetti ci sono questi dentoni che spuntano nel nulla, con in cima alberi folti, buffa come cosa, sembrano delle teste lunghissime con i capelli in cima. sembrano bert dei muppets, mi dico. mentre ci lasciamo alle spalle la statua, una voce mi penetra nella testa. "non andare......stai attento.....non fa per te questo posto.....non proseguire.....torna indietro......" non faccio molto caso a questi avvertimenti. di sicuro non erano rivolti a me, o erano solo frutto della mia immaginazione. sono in cina, gli avvertimenti semmai arrivano in cinese, eh! continuiamo. altra radura e...favoloso, un tempio buddhista. molto curioso faccio un sacco di domande, foto e quant'altro. bello, molto bello. c'è anche molta gente, tutta che guarda il cielo...sembra incredibile ma mi faccio fregare dal mio rispetto per le culture altrui e penso ad un qualche rito. guardo anch'io cercando della spiritualità nascosta in me. non la trovo...mi risale il senso di ragno..."oh, wonderful (questo l'inglese lo sa bene) there is one man going from that mountain to the other one on a rope in the sky!" e qui ragazzi, la stupidità del vostro eroe sale a livelli veramente preoccupanti....cerco tra i capelli della montagna un'insegna red bull e mi immagino un funambolo equilibrista che vuole rompere un record. oggi, proprio oggi che vengo io! belissimo. ma chissà perchè parte l'allarme rosso, lampeggiante e con sirena. ve lo dico? vabbeh dai.. una cagata pazzesca. un tizio cinese ogni giorno alle tre si aggancia ad una carrucola e scivola da una montagna all'altra facendo finta di nuotare, sdraiato in orizzontale. l'oooooooo di stupore della folla mi da un senso di tristezza e delusione che è difficile descrivere. un po' scoraggiato riabbasso lo sguardo e cerco sicurezza nella visione del tempio.
tre bonzi mi guardano. uno estrae un fantastico nokia ultimo modello, che non l'ho mai nemmeno visto al tech market, e mi fa una foto. ormai non riesco nemmeno a reagire. mi hanno preso a schiaffi anche qui. delusissimo e sconfortato mi guardo intorno. toh! sorpresa, una costruzione di un eremita, là, là in alto, ma tu guarda che roba, che lavoro! tra un dentone e una parete di una montagna c'è una costruzione altissima. pare una colata di fango alta una trentina di metri, con in alto una piccola stanza e due finestrelle. che bello! chissà che eremita l'ha costruita! ci si potrà andare? sparo mille foto a questa improvvisa luce nel buio di tutto quello che mi circonda. lentamente seguiamo il percorso e ci avviciniamo all'eremo. che emozione. continuo a guardarlo! avvicinandomi sembra sempre più chiaro che.....
è cemento armato. e non è nemmeno antico, è solo sporchissimo. no, ti prego, no. l'ascensore no!!! ma non è possibile. ma perchè, perchè anche qui. ma non ha senso, ma perchè, perchè. che palle! colpo durissimo.questa volta non mi riprendo. proseguo per forza di cose. paghiamo l'ascensore. saliamo, affrontiamo il ponte di corde sospeso per soli tre kuai, per altri quattro attraversiamo il salone dei buddha di legno che sono qui da oltre...ma fatemi il favore...li avete messi qua ieri sera...si sente un trillo di messenger provenire da una capanna di souvenirs, un tipo vestito da bonzo dell'ottocento ma con colori fluo, in una capanna di bambù ancora verde, chatta con chissachì, con internet che gli arriva da una delle ventio parabole disseminate nella valletta. non le vedete? la dietro, vicino al dinosauro fluo, al drago a cui devi buttare una moneta in bocca per vincere il pupazzotto rosa, ma dai, li affianco al tiro assegno, poco dopo al cammello per la foto da arabo. tornando indietro per altri quattro kuai passiamo dalla caverna della banda dei centootto, che manco erano di qui e dei quali non me ne frega assolutamente nulla, tanto mi dice che è come la storia di robin hood, che si, robin hood è una copia di questi qua e che bla bla. tornando indietro, ritroviamo la statua. no, non parlarmi, lo so che mi avevi avvertito vecchio viaggiatore, e lo so che mi hai avvertito in inglese perchè hai viaggiato tanto in epoca coloniale e lo so, lo so, ma non volevo crederci, che qui, qui nel fondo del nulla della sperduta cina, ci fosse sta pacchianata orrenda. ma l'unesco lo sa? boh, ma chissene. mentre esco dal cancello principale mi danno in mano un volantino. prossima apertura di un fantastico campo da golf li vicino. vorrei tirarglielo in faccia il volantino, ma sono esausto da tutte ste pacchianate, mi siedo in macchina e spero di dormire mentre andiamo in aeroporto, così non dovrò rispondere alla domanda "che ne pensi? bello no?". che ferro prendi? mah...che consigli tiger? sette? due? dai, insegnami un po va la...

mercoledì 22 novembre 2006

sostituire un boiler

devi cambiare un boiler
procedura cinese, in presa diretta, live and direct:
ti presenti senza scala, perchè tanto nessuno prima di te l'ha portata, quindi nessuno farà domande stupide. per precauzione e per non sporcare, ti infili delle babuccette di carta. lo straniero ti fa capire che il boiler è a due metri emmezzo d'altezza, e che se non hai una scala, col cacchio che ci arrivi. quindi torni giù in portineria e te ne fai dare una. il boiler è ancora pieno d'acqua, ma a te chettifrega. attacchi a svitare tutti i tubi. prima si inizia a smontrare e prima si finisce. il bagno in cui si trova il boiler non ha uno scarico sul pavimento, ma per te il problema non si pone. inizi a scaricare cinquanta litri d'acqua sul pavimento. ti lamenti se un rompiballe di uno straniero ti dice che ti ha messo li due secchi apposta per non gocciolare, quindi fai sto sforzo e lo accontenti. ogni tanto svuoti i secchi nel cesso. nel frattempo lasci sgocciolare tutto sul pavimento, che tanto è acqua, chessaramai un po' d'acqua sul pavimento. mentre sviti i tubi ti stai praticamente devastando la salute visto che ti gocciola addosso l'acqua ormai fredda. sei tutto bagnato, ma tanto fuori piove. se ti bagni adesso o dopo non ti cambia la giornata. anzi.
una volta svuotato il boiler fai per andare a prendere il nuovo boiler, ma ti accorgi che in terra ci sono due centimetri d'acqua e sei stupito che uno prima di te abbia pensato a mettere uno scalinetto in bagno, così non ti tocca ripagare il parquet della casa del "diavolo straniero". quindi noti il mocio dello straniero e lo usi per asciugare in terra. le babuccette di carta che ti costringono ad indossare sono zuppe d'acqua e hai i piedi bagnati, ma tanto vedi sopra. di tanto in tanto ti lamenti della vitaccia da schifo che ti è toccata. speri che il tuo karma nella prossima vita ti aiuti un pochino. il boiler pesa un sacco e ti cade in terra. ti va veramente di culo che non hai rotto la piastrella e che lo straniero non sa il cinese, perchè te ne direbbe fino a domani. porti fuori il boiler. lasci che inzuppi la moquette del giroscale con acqua e ruggine, sballi il boiler nuovo. pianti giustamente lì tutto, anche il boiler nuovo che essendo sballato, per prima cosa cade. torni in bagno e sviti altra roba. apri la porta del bagno e spieghi allo straniero quanto ha fatto bene a chiudere l'acqua. gia che ci sei perfori un po' di muro, che si cementerà per l'eternità sul pavimento dato che è ancora bagnato. gia che ci sei ridacchi un po', e ti ricordi che hai un martello. smartelli per sport sulla controsoffittatura. (secondo me adesso si è tagliato con la lamiera, sento che sospira e si lamenta). ti sei tagliato, chiedi al laowai (diavolo straniero) un cerotto. tu guarda che bei cerotti che hanno questi... fuori dalla porta lasci un disastro ambientale, nel frattempo svalvoli e stubi di ogni. di tanto in tanto da non sai dove, dell'acqua ti schizza in faccia, ma vedi sopra. ormai hai quasi finito. devi cambiare due tubetti. mica li cambi gratis. allora chiedi al tipo se gli va bene che gli cambi i tubi per 20 kuai, o se se li vuole comprare lui da se, tu nel frattempo aspetti. lo straniero s'incazza e ti dice che insomma tu sei il tecnico, fai un po' quel cazzo che devi che poi ti paga.....e tu che volevi essere gentile. prosegui con i due raccordi da due euro. pensi a come sono stupidi e ingrati sti stranieri. devastato esci dal bagno e ti fai firmare la ricevuta. esci dall'edificio e piove.

sostituire un boiler alla "diavolo straniero". (magari anche uno straniero tedesco...i peggiori)
tanto per iniziare hai una scala. dopodichè apri la valvolina dell'aria del boiler, apri l'acqua calda nel rubinetto e aspetti che si svuoti. nel frattempo ti fumi una sigaretta. ti lamenti della vitaccia così riesci a scroccare anche il caffè. svuotato il boiler, lo smonti, lo porti di fuori, prendi quello nuovo, lo attacchi, metti un po di canapa sui tubi, smadonni quelle due o tre volte perchè i raccordi sono cinesi e non vanno bene manco a pagarli. già che ci sei tiri due insulti alla cina, e la signora ti spiega che suo figlio è in cina a lavorare, che gli piace, ma che a volte non ci sta dentro proprio per nulla, che gli fanno delle cose assurde. "sa? gli è saltato il boiler dopo appena un anno!" "eh, siniora mia bbella, mica come qui che lei lo cambia perchè non ci piace il desainnn. va la, perchè è lei fanno duecento euro di manodopera e mille di boiler, non le serve la fattura vero?".

si, è vero, nemmeno la seconda procedura è entusiasmante, ma almeno non ti sembra che ti stiano facendo una candid camera.

dove? ahhhhaaa, dietro lo specchio del bagno? hah, lo sapevo! ciao mamma!

martedì 21 novembre 2006

boiler

notte. silenzio. calduccio. casa mia per fortuna è ben coimbentata. tepore. silenzio. splic. splic. splic. che è? perde il rubinetto? mi sveglio del tutto e scendo a vedere. il rumore è troppo fastidioso. dalla controsoffittatura esce dell'acqua. "sinuir si sono rotti i tubi..." e gia m'immagino gli operai cinesi col martello che mi disfano il bagno di sopra per sistemare quallo di sotto! vabbeh.
primo impatto negativo. al mattino mi arriva il tecnico. che poi sarebbe l'idraulico, ma che qui si chiama "engineer". se ti dico che perde il soffitto tu arrivi con....ah, non hai la scala? si, dammi la sedia, che tanto basta.
secondo impatto negativo. se il soffitto perde acqua, il minimo è che sia colmo di acqua lassopra, quindi se apri la controsoffittatura, stai atten...splafff, acqua ovunque. ma sei un idraulico o un pippero qualunque?? ma daiiii.
terzo impatto negativo. guarda il boiler. che perde un sacco d'acqua. "secondo me è rotto". genio! incredibile, non l'avrei mai detto! bravo! "non lo so riparare. chiamo un tecnico della ditta del boiler". richiude la controsoffittatura. il boiler continua a sgocciolare, plic splic...
ariprimoimpatto. arinegativo. giunge ore dopo l'omino ariston. "ah, il boiler. ma è la in alto. io non ho la scala, prendo la sedia." attento alla controsoffittatura...splaff, questo se la infila tutta in bocca l'acqua, con tanto di ruggine...strano ma resta calmo. ah, lo zen......"ma, è rotto il boiler, non lo posso riparare, devo cambiarlo". non commento nemmeno. gli chiedo quando mi porta il boiler nuovo. "per adesso stacco la corrente, poi veniamo a cambiarlo, magari settimana prossima". commenti? meglio evitare di citarli. mi arrabbio un pochino e mi lamento anche col padrone di casa. nulla da fare. non hanno il boiler in stock.
mi dicono che però posso farmi tranquillamente la doccia ancora per due giorni, che tiene la temperatura. lascio aperta la controsoffittatura, ci metto un secchio. speriamo che basti. metto pure il secchio del mocio, che ora perde acnhe di li...e quindi vado in doccia, di sopra. faccio partire l'acqua calda, che giustamente parte bene ma poi diminuisce di pressione. io lo so cos'è successo, ma ho il terrore di vedere confermate le mie paure. il boiler è scoppiato. perde ovunque, acqua di qua e di la, pare una doccia! nel disastro guardo deluso il boiler italiano che mi ha combinato sto disastro. l'italia punta alla qualità....se, come no il boiler non ha nemmeno un anno ed è completamente arrugginito....chiudo il rubinetto centrale dell'acqua. richiamiamo un "ingegnere" per verificare che non mi caschi in testa tutto sto armamentario...arriva. ovviamente senza scala, che gia vorrei spaccargli la sedia in testa. armeggia, ma lo vedo da come tiene in mano la pila per leggere il numero di serie del boiler che non ha idea di cosa sta facendo. lo guardo, scavolatissimo, armeggiare. vuole chiudere l'acqua. "l'ho gia chiusa io, tranquillo, altrimenti qui sai che spruzzi..." no, non ci crede. gli pare incredibile che io straniero possa essere in grado di capire che per evitare venezia in casa, bisogna chiudere l'acqua...e allora che fa? riapre l'acqua! ma noooooo cacchio, ma dai, ho appena asciugato, ma dai. ma sei un c.. lui ridacchia imbarazzato. richiude l'acqua. mi dice che non ha con se gli attrezzi per chiudere i tubi del boiler e che quindi devo tenere chiusa l'acqua per una settimana.
gli urlo dietro in italiano che vada a ranare e lo sbatto fuori di casa, sto "ingeniere". chiamo il padrone di casa e gli intimo lo sconto perchè io una settimana in casa senz'acqua, non esiste. chiamo gli altri e chiedo asilo politico. per fortuna c'è il mutuo soccorso tra compagni di cina. esco dal palazzo che il tizio è ancora la che si asciuga.

"inginier, vadavial...."

skilift acquatico


una cosa diversa dallo shopping singapore in realtà ce l'ha...ci portano a mangiare sul lungomare. non è molto lungomare. è più una sorta di banchina portuale continua. di spiagge naturali non ce ne sono più. solo paraspruzzi e banchine. si mangia pesce, o comunque "roba di mare". eravamo gia stati a mangiare al vecchio carcere, ora ristrutturato, che fa da splendida cornice a moltissimi ristoranti che si trovano all'interno delle sue mure. dicevo siamo sul lungomare, quando sento gli splashettini tipici della planata, sciaff sciaff, e vado via di testa. curiosissimo cerco di capire da dove viene e vedo questa diavoleria. una sorta di pozza lunga un centinaio di metri è contornata sul perimetro, da pali simili agli skilift. ed in effetti lo è uno skilift, solo che tira un wakeboard! ma non è fantastico? ti siedi su una panchina a bordo vasca, fino a sette contemporaneamente, ti agganci la tavola, ti danno in mano la cima, tric, breve strappo e via che si plana. non che mi piaccia il wake, ma almeno qui fanno qualcosa di diverso, non come a shanghai, dove non c'è nulla di nulla. bella singapore! "bruno......c'è anche all'idroscalo". "ah."

haze [haze]


usciamo dall'aeroporto e, "di un po' andrea, ma non si vede un tubo". la sensazione è quella di pechino. nebbione da far paura. grigio, "un si vede nulla". passiamo il pomeriggio in piscina, finalmente mi riprendo un po' da shanghai e compagnia bella. la piscina non è il massimo per uno che volesse guardarsi intorno. ma come dicevo, in asia da guardarsi intorno c'è ben poco. o fai shopping o fai shopping, al massimo puoi andare a fare un giro nel mondo di plastica, finto, appena rifatto, ma la cosa è poco entusiasmante. non c'è il sole, solo sto nebbione, ma ci sono qualcosa come trentaerotti gradi, si sta bene. nuoto un po'. poi parliamo un po' di lavoro, nuoto..poco entusiasmante in effetti, ma va bene così. il giorno dopo sempre nebbia. mi portano il giornale in camera. la cosa è divertente in effetti, ma avrei preferito internet gratuito, il giornale è di singapore, che diciamo così, è presieduta da un uomo forte, per cui le notizie sono quelle che sono. però leggo che oggi gli aerei non riescono ad atterrare a causa dell'haze, smog, nebbia. insomma, se non atterrano gli aerei e non si vedrà a quattrocento metri di distanza, e se il pm10 è a oltre centottanta, se consigliano di evitare di fare jogging, di fare attività sportiva.....ma che è sto haze? per capirlo bisogna zoomare sull'indonesia. che è molto vicina in realtà. e bisogna pensare alla stagione. nei campi si è raccolto tutto e quindi si procede con la pulizia da arbusti e pagliette. come? bruciando i campi. si fa anche da noi, per carità, ma forse con proporzioni diverse e con qualche accorgimento in più. qui, forse volutamente, ci si dimentica che sarebbe meglio aspettare l'arrivo dei monsoni prima di dar fuoco a tutto. siccome i campi confinano con le foreste, le quali foreste aspettano l'acqua monsonica e sono quindi secche, ecco che svlam, prende fuoco un po' tutto, dal campo alla foresta. acqua non ce n'è per spegnere l'incendio e così brucia un po' tutto per giorni e giorni. in italia la notizia arriva come forti incendi in indonesia, ma in realtà non c'è niente di accidentale, succede tutti gli anni, tanto che singapore e la vicina malesia stanno facendo non poca pressione, si, sicuramente solo politica...ahem, sull'indonesia affinchè trovi a tutto ciò una soluzione decente. ah, se a singapore non si vedeva a quattrocento metri, in indonesia non si vedeva a quaranta! ma che idea! targhe alterne?

lunedì 13 novembre 2006

singapore


zurigo. ma in realtà non è proprio zurigo. è proprio singapore. secondo me se in aeroporto ti dovesse per sbaglio cadere una di quelle belle caramelle zuccherose, magari meglio ancora un lecca lecca, potresti rimettertela in bocca tranquillamente. è tutto splendente e pulito. in terra non c'è una carta, una cicca, un pelucco. e non pensate che sia sterile. è bello! arrivo a singapore dal vietnam, e ovviamente prima del vietnam, da shanghai. rumore, casino, sporcizia, polvere, odori pazzeschi, e ancora rumore e tutto il resto. qui invece è tutto bello, ovattato pulito. certo, dicono alcuni, appena getti qualcosa per terra ti danno mille dollari di multa, te credo che è puito. si, ma scusa, perchè devi buttare qualcosa per terra? e poi non è mica sbagliato, scusa, sporcaccione puzzone, non inquinare, punto! fantastico veramente. ordine e pulizia. non volgio sembrare troppo tedesco, ma veramente, il mio posto. visto da qui poi è anche più bello, perchè dimostra che è possibile, anche in asia, avere un po' di tranquillità e silenzio. io l'ho trovato fantastico. "sie wuenschen?" a weizen bitte, frisch und prickelnd.....ham'se auch brezn? jo, zwei bittschoe..." "kommt sofott..." ( lo so che è scritto male...voleva essre slang...)

sabato 28 ottobre 2006

chiusura ore diciassette

sabato. la fiera finisce oggi. il nostro stand è molto carino. siamo praticamente all'entrata. stasera, alle cinque, la fiera chiude, dovremo smontare un po' di cose, rimettere i prodotti nei cassoni e rispedirli. è l'una. c'è poca gente, alcuni stand hanno gia chiuso e molti stanno riponedo cataloghi eccetera nei cartoni.
un botto pazzesco ci fa sobbalzare. ma che ca.... e poi un altro, e via così.
stanno prendendo a martellate lo stand affianco al nostro. ma vi pare? ma è l'una ma che cacchio fate? sbadabam che viene giù tutto! ma sono pazzi, ma mancano quattro ore alla f...sbadabam, crolla anche un altro stand, e via, il prossimo e anche quello la in fondo. viene giu tutta la fiera in un polverone pazzesco. passano i tizi che arrotolano i tappeti infra-stand, passa il tizio degli stand a riprendersi i faretti, là viene giù un'insegna, là gridano mentre portano via un plastico....
spaesati iniziamo anche noi a impacchettare, che ci vuoi fare. stupidi noi voglio dire. loro lo hanno detto. la fiera finisce alle cinque. e alle cinque si chiude, e tutti a casa.

sbadabam, occhio che cade l'insegna!

bell uh-1A

per chi non lo sapesse, questo è il classico elicottero degli yankees in vietnam. quello da cui saltano fuori tutti i marines e sparano a cazzo su tutti. mi sia consentita l'espressione colorita.
stiamo girando per saigon-hochiminh, come sempre a fare shopping. è strano come l'attività che impegna gli asiatici per il novanta percento del loro tempo sia lo shopping. voglio dire, ci sono tanti altri modi di fare spendere soldi alla gente. sport, cinema, teatri, gite....eppure, sempre shopping. "chi mi conosce lo sa", a me lo shopping mi sta un po' qui, un po' tanto pure. vabbeh, non c'è altro da fare, seguo la comitiva con cui sono qui in fiera, sia mai che riesco a scattare due foto a questa città.
mi piace però sta saigon. case ancora basse, pochissimi i grattacieli, praticamente il marriott e lo sheraton, e altri due forse. tutta questa gente in giro. mi piace anche che i vietnaiti facciano qualcosa di sera. shanghai ti da l'impressione che siano tutti a casa inebetiti davanti alla tivù, o che comunque non escano a fare due passi. qui invece c'è più gente in giro la notte che di giorno. se la godono come si suol dire. dove vadano non lo so, ma girano, fanno, ridono. girano in gruppetti con questi motorini, è carino, bello.
peròppperò insomma, a parte le signorine che ti chiedono di continuo se vuoi un massaggio, si, dai, massaggio, vestita così? chi ci crede è un po' poco credibile.
dicevo, peròpperò, c'è una puzza che da veramente fastidio. fanno la pipì in strada. o magari svuotano in strada, non so' che dire, ma ad ogni modo, puzza. ed è un peccato, perchè come città mi piace molto. un peccato davvero.

continuiamo a girare. belli i buddha ovunque. segno di una religiosità che nessuno dopo la guerra ha voluto realmente mettere in discussione. simpatica come cosa. favoloso un tombino al centro della strada da cui esce un cespuglio. un bel cespuglio. alto mezzo metro ,spunta li, al centro della strada, e sui rami la gente appende quelle che sembrerebbero preghiere, scritte su carta di riso, fantastico. e nessuno ovviamente ha in mente di togliere questo albero da li. sorrido. ci sono un sacco di negozietti molto carini, piccolini. molti vendono le solite cose da asia, piccoli buddha, timbri, portacose in legno, cappillini da risaia, rolex finti.....haha, che forza, gli stessi di shanghai, chissà dove li fanno realmente, penso. compro tre quadrettini molto sobri. barche su di un fiume, in bianco e nero. mi piacciono molto, piccoli, poco appariscenti. su carta di riso.

e poi lo vedo. e anche qui ci resto malissimo.
l'elicottero simbolo della guerra in vietnam. giocattolo. fatto di lattine di birra heineken, quella verde con la stella rossa. un'immagine che non c'entra assolutamente nulla con..con tutto. elicottero usa, giocattolo, in vietnam, e costa 5,- US$. cinque dollari usa per comprare un giocattolo di latta che raffigura il male della guerra che ha fatto disastri, qui, proprio qui. l'elicottero con cui scappavano gli americani dall'ambasciata di saigon aggrappandosi ai pattini mentre la folla cercava a sua volta un appiglio su quel coso volante. ci rimango malissimo. mi guardo in giro spaesato, cinture con scritto usa, magliette della statua della libertà, freedom eccetera, manca solo lo zio sam che ti chiama per la guerra e siamo a posto. e tutti i prezzi in giro espressi in dollari! sarà anche vero che per cinquanta euro mi hanno dato un milione di dong, e che è più comodo contrattare in qualche altra valuta, ma i dollari usa proprio no. cerco manifesti tipo "yankee go home", ma trovo solo ritratti di marilyn monroe o quadri pop art, quelli con uno hawker hunter che spara i razzi al napalm. ma come si fa? un po' deluso mi aggiro per questa saigon che mi sembra sempre più quella di good morning vietnam, ma poi mi calmo.

del resto non hanno mica tutti i torti. perchè portare rancore all'infinito? qui hanno combattuto i francesi e parlano tutti ancora il francese. poi sono venuti i giapponesi, ed è pieno di ristoranti giapponesi. sono venuti gli americani e c'è lo sheraton, il marriott, i giocattolini e tutto il resto.
sei in asia bruno, qui tra karma, buddha e tutto il resto, la pensano in modo diverso. intanto loro agli yankees gli hanno dato un sacco di legnate, se vogliono possono permettersi di riprenderseli. non so a chi attribuire la vittoria, se ai vietnamiti o alla coca cola, la cui pubblicità troneggia qua e là, ma a dirvela tutta, qui sembra che stiano tutti bene, davvero.

probabilmente va bene così, e basta

pesci, a branchi

il taxi sfreccia per saigon alla velocità della luce. una luce portata a mano da qualcuno. velocità di punta trenta all'ora. ma trenta all'ra costanti. non me ne sono accorto subito, ma non si fermano mai. sono abituato al delirio di shanghai, non mi viene nemmeno più il mal di mare quando inchiodano di colpo o fanno lo slalom gigante tra auto e bici, ma qui, qui è fantastico. Il taxi scorre in un mare di motorini. uno sciame, anzi, un branco di pesci-motorino, che scorre ovunque. ha un che di spettacolare tutto ciò.
un esempio: il taxi deve inserirsi da una strada secondaria, da destra. non frena nemmeno. entra a dieci all'ora. davanti a noi scorre il fiume di motorini a circa la stessa, inebriante, velocità. non frena nessuno, nè noi nè loro. siamo subito accerchiati dai pesci, che scorrono intorno a noi come delle sardine quando evitano i predatori. dobbiamo scorrere da destra a sinistra e svoltare. senza scossoni o frenate, da otto file di motorini sulla sinistra e una sulla destra, shiftiamo lentamente a zero pesci sulla sinistra e nove sulla destra e svoltiamo tranquilli. incredibile.

ma vero!

hochiminh


"saigon, ancora a saigon, in attesa di una missione". non posso fare a meno di pensare ad apocalipse now, a tutto quello che è successo qui solo pochi anni fa. i film, gli slogan, la musica, mi viene in mente di tutto. non so cosa aspettarmi da questo posto. arrivo da hong kong, la londra cinese, e davvero nno so che pensare. l'aereo atterra in questo aeroporto che a mio giudizio porta ancora alcuni segni di quell'epoca. stile anni settanta, vecchiotto e sporchino, questo campo d'aviazione ha ancora gli hangar-bunker, le feritoie nei bunkerini semiaffogati a lato delle piste. solo che c'è qualcosa che non mi quadra. è tutto così tranquillo. nel mio immaginario, stupidamente, mi aspettavo napalm e distruzione, invece, giustamente, è tutto molto pacifico. unico neo, come sempre quando si gira per posti che hanno interpretato a loro modo la teoria socialista, timbri, code, timbri, moduli, ritibri, ricode, ricontrolli, e ricode e ritimbri e ricontrolli. finalmente arrivo ai bagagli, e anche qui, cari surfers, mi crolla un mondo intero. è vero che in cina sto a shanghai, che non è cina, come è vero che anche a pekino l'american express ha tutto il diritto di sponsorizzare la ricostruzione della città proibita, ma..... la pubblicità di un casinò in aeroporto in vietnam, proprio no, proprio no. mi vengono a prendere dall'albergo, mr brunello, si, sono io, macchinone, autista, caddy, la sua valigia signore, grazie, come è andato il viaggio, bene grazie, non c'è male, arriveremo all'albergo in cinque minuti, mi raccomando, si metta la cintura di sicurezza, grazie.........ma? ma parla benissimo inglese, e anche l'autista, ma che bello, ma che fantastico! fuori dal finestrino scorre un mondo fantastico, con vetrine con scritte incomprensibili, bat nong nang prat, o altro, ma, e qui non potete capire, non sono simbolini!!! per quanto incomprensibile, è alfabeto nostro! sarà anche stato un atto di violenza culturale da parte francese o di chi, ma la cosa mi rilassa molto. ovunque scuole di inglese, toefl, traduzioni...fantastico penso. è anche pieno di "art studios" con quadri dipinti a mano, tutti uguali, ma comunque a mano. bello, mi piace. comunque mi fa piacere che nonostante tutto quello che è successo questo posto sembra così tranquillo e pacifico. bello insomma.

giovedì 26 ottobre 2006

hong kong


sono atterrato ma non ho capito bene dove. i tapis rulant o come si scrivono, qui vanno a cento allora, e per avvertirti che stanno per terminare, hanno una fotocellula che tre metri prima della fine ti dice in tre lingue diverse, "mind your step". arrivo alla area trasferimenti numero due, devo rifare il check-in per il prossimo volo, sanno tutti l'inglese e anche bene. gate sessantotto, me lo faccio ripetere, sessantotto. ho tre ore prima dell'imbarco, che fare...
inizio a seguire le indicazioni per il gate. gate 1 - 80 a destra. ottanta? guardo fuori dalla finestra, una fila infinita di code di aereo. evviva mi dico.
giro per i duty - free, cerco giochettini per la psp, ma ne hanno pochissimi e più cari che al cybermarket di shanghai. ovunque invece cremineprofuminifoulardpenne e tutto il resto. mi perdo, sono perso. da hermes avevo girato a destra? o avevo prima girato a sinistra e poi a destra dopo la montblanc, o prima della boutique ferrari mentre guardavo lo stand sony, affianco a calvin klyne o come diavolo si scrive, e soprattutto, ma dove sono?
che casotto! fame, sono le due e la china eastern mi ha offerto un pranzo da nababbissimi. ho preso solo la frutta, il panino al latte e l'insalatina, il resto era veramente horrible. fame e cerco di capire se sia meglio il cafedeco, o il cafedeluxe, lo starbucks, lo ubc coffee, il coffeeasia o un qualsiasi altro dei mille che ci sono. alla fine entro in una sportsbar, almeno mi vedo un po' di sport e mangio un hamburger. chissà che mangerò nei prossimi giorni.
sono fuso. che aeroporto assurdo. enorme. troppo grande. però aveva ragione luigi. pare di stare a londra. tutti molto tranquilli e civili. silenziosi. non ti assaltano nei negozi. great! è tutto molto british davvero, pochi rumori, soffusi....del resto il soffitto sarà alto mille milioni di metri. c'è un mondo di persone da ovunque, fantastico, cosmopolita, bellissimo.

ore 14.34, arriva l'hamburger. come faccio a mangiare sta roba, è enorme! che spettacolo! buon appetito.

venerdì 6 ottobre 2006

welcome to jingjiang taxi

penso il preferito da tutti. il taxi bianco. il famoso jingjiang taxi. non so se è scritto così, ma rimane il migliore. rigorosamente macchine nuove e solitamente ben tenute. il prezzo come sempre, da tassametro. ultimamente qualcuno ci prova a tirarti un prezzo a fantasia, ma non hanno capito il concetto. se non fai partire il tassametro, nn paghi le tasse, quindi in teoria mi puoi fare un prezzo minore. ci guadagnamo in due. invece il concetto cinese, quando capita, è "salti un po' di coda in stazione o in aeroporto e paghi di più". si, solo che pago anche quattro volte di più, ma come ti salta in mente, dacci di tassametro wang. a questo punto sempre per la teoria di cui sopra, il tassista dovrebbe dire "beh, allora scendi che sale quell'altro laowai [diavolo straniero]". e invece lui ti guarda come dire "mi hai fregato", abbassa un buffo oggetto, il tassametro parte e via. ma dicevamo, il taxi bianco.
il tassametro è composto, come in italia, da una sorta di autoradio con tastini e lucette dal funzionamento oscuro, dal display a led del costo della corsa, e dall'interruttore. quest'ultimo ha una forma strana, sembra un fumetto o un trifoglio, e quando in verticale, emana una lucina verde. allo stesso tempo l'indicazione taxi sopra la macchina è accesa. quindi il taxi è libero [o viaggia in nero].
se lo si abbassa, si spengono sia le indicazioni del taxi sul tetto, che i led all'interno. l'oggettino è poi anche particolare, perchè se ci si appoggia sopra un'apposita carta prepagata magnetica, questo ti permette di pagare senza toccare i soldi. simpatico. quando si abbassa il tassametro, solitamente parte la stampantina che scrive codici strani sullo scontrino in attesa del costo totale della corsa. nel frattempo una voce preregistrata dice il nome della compagnia dei taxi e consiglia di ricordarsi di tutti i propri affetti personali.

ma il taxi bianco è diverso. canta!
la vocina registrata è fantastica e canta una filastrocca fantastica. siccome il numero della compagnia è 57575777 - "wu qi wu qi wu qiqiqi", il management ha pensato bene di farla canticchiare in crescendo, ma non solo, e qui c'è voluta karla a spiegarmi il trucco. dopo i numeri dice più o meno la stessa cosa, ma diverso, "wo chi wo chi wo chichichi". ed è qui che si tocca il nirvana. wu qi è 5 e 7, ma "wo chi" significa "io mangio!!".

ma quando vi ricapita un taxi che per farvi ricordare il numero vi canticchia "io mangio, io mangio, io mangio mangio mangio" ?!

"dis is de best stop for yoa requessss, donnat forget yoa belongings, pay accoadin to de receipt, welcome to take our takasi again"

franco



a parte la mamma, e la mamma è sempre la mamma, e la zia floria che è venuta con la mamma, franco è l'unico altro amico che sia capitato da queste parti e mi ha fatto molto piacere. era molto strano, ma fare da cicerone a uno che conosci dall'asilo in un posto assurdo e fantastico come shanghai è stato veramente un'esperienza, come dire...ma chi ci avrebbe mai pensato, hah.
grande franco. è stato poco franco, che poi il business trip continuava, ma abbiamo passato assieme questo finesettiamena cinese. e allora metto alcune foto, una al cloud nine, un bar ristorante bellissimo all'ottantottesimo piano della jin mao tower. poi una sul bund, molto old style con la macchina fotografica in mano a fare l'autoscatto e poi per finire, come avevo promesso, l'ho portato in una "taverna".
oddio, in realtà mi ha convinto lui a portarlo, perchè io non volevo rovinargli la salute...
quattro chiacchere dall'altra parte del mondo...peccato che non ci fosse vento cacchio.

bidoni

stomaci deboli, non andate oltre, non oltrepassate questa riga. se invece siete dei curiosoni come me....io vi avevo avvertiti.

una delle cose da non fare in cina, è porsi troppe domande. non perchè da occidentale si rischi chissachè, ma perchè la risposta potrebbe aprire una serie di punti di non ritorno. ad esempio non chiedetevi mai perchè alcune strade puzzino terribilmente e altre invece siano profumate, non chiedetevi perchè alcuni dei cavalcavia per pedoni portino dritti dritti dentro ai ristoranti e via dicendo.
soprattutto non chiedetevi mai:
a.tutta la roba che resta nelle portate sul tavolo dove va a finire?
b.che cosa sta portando fuori il tizio della trattoria?
c.che sono quei bidoncini blu attaccati alle biciclette dei rigattieri?
d.ma i contadini che fanno, dove stanno?
e.buona sta roba, da dove viene?
potreste infatti scoprire che c'è un filo che unisce queste domande. ed è un filo che come dicevo prima non è il caso di seguire. ma voi siete dei curiosi occidentali alla scoperta della cina, e allora ecco che da bravi, vi chinate, raccogliete il filo e iniziate a seguirlo. ma veniamo a noi.
a.in cina come gia raccontavo, si mangia tutti insieme e tutti dagli stessi piatti. al centro di questi tavoli rotondi c'è una sorta di disco rotante sul quale vengono appoggiati i vassoietti con i vari pollo agli anacardi, lattuga fritta, melanzane fritte, involtini, ravioletti, spaghettini di riso, fagiolini con carne eccetera eccetera. ovvio che non tutti i piatti piacciano a tutti i commensali, ed è altrettanto ovvio che, non potendosi mangiare una persona da sola un unico piatto, perchè annoia da matti, qualcosa in questo piatto ci resta sempre. nel caso di cene di lavoro, è buona norma lasciare qualcosa, altrimenti sembrerete dei poveracci affamati e non dei rispettabili businessman. ad ogni modo, resta sempre qualcosa. fosse anche solo il sughino, il brodino, gli ossicini, le chele e via discorrendo. e che cos'è quel bidoncino la nell'angolo del balcone del ristorante? no ragazzi, allora non ci siamo capiti. niente domande!
b.regolare come un rolex falso, peraltro, che spettacolo, si comprano direttamente da catalogo, e ci sono anche i falsi ma quelli falsi falsi che sembrano veri davvero, fatti bene, mica le patecchie, dicevo che puntualmente, in qualsiasi ristorante in cina, prima o poi passa uno tra i tavoli con la spazzatura. ma dico. ma ti pare che in un ristorante, anche di lusso, giri con il sacco nero ad altezza naso tra i tavoli? e perchè ha con sè il bidoncino che era sul balcone? ragazzi, queste sono ben due domande. no, basta, non si fanno domande, prendi un altro sorso di tè e stai tranquillo. ma con cosa lo fanno sto tè? con l'acqua del rubinetto, che poi è quella del fiume. lo so che eri più contento prima.
c.il tizio che cammina tra i tavoli svuota tutto il suo carico sul carretto del rigattiere, o nei bidoncini blu di un altro rigattiere. si. solido e umido. raccolta differenziata diciamo. non ci sono domande, quindi continuo.
d.si, quello con i bidoncini non è un vero e proprio rigattiere. diciamo che è un contadino.
e.la roba che mangiate, soprattutto se il ristorante o trattoria che sia, vuole farsi un nome, deve essere "sana, nostrana, genuina, dei nostri contadini". tutti concetti un pò...come dire...c'è qualcosa che stona in tutto ciò, ma perchè essere puntigliosi. e il contadino ha un concime fantastico. che poi fa anche da mangime al maiale. e secondo i maliziosi in un qualche modo l'onnipresente glutammato lo devono pur fare, mica si trova in natura.

racconto tutto ciò non per sadismo, ma perchè purtroppo oggi, per la prima volta, ho voluto guardare dentro al bidone blu. ho voluto, anzi, dato che volevo, pensavo sarei riuscito, ma l'odore, un odore veramente assurdo, indescrivibile, ha impedito un consapevole sguardo nell'orrendo contenitore.
ma già da lontano, vi assicuro che aveva una faccia oscena. un po' come la mia penso. direi che pallido calza bene come descrizione. e il fatto che mi sono appoggiato al muretto li vicino per riprendermi dallo shock, è sicuramente dovuto ad un calo di pressione. a solo pensarci mi vengono i brividi.

a proposito. franco passa di qui sabato. ora che ci penso non sarebbe male portarlo in giaotseria. però lo porto al secondo piano, li dove tengono il bidoncino.....

mercoledì 27 settembre 2006

bimbo miki

capita poi che il vostro eroe stia camminando per la strada con spensieratezza per jingan, quando gli viene in mente che gli manca ancora un gioco originale per la psp che si è preso. senza quello la bella sciocchezzuola da bimbi grandi non va. è craccatissima, può anche leggere la mano, ma deve avere al suo interno un magico dischetto originale. spensierato com'è entra tranquillo e felice nel centro commerciale di jingan e qui comincia la storia del bimbo miki.
intanto come sono vestito. indosso questo stupendo paio di pantaloni a pinocchietto, strausati, e una magliettina flesh della no fear, che sono stato a sgomberare la vecchia casa. in tasca ho la maraviglia di ben novemilaquattrocentocinquantatre kuai di caparra restituita dopo "sole" tre ore di paranoie mentali con il padrone di casa. pensate al rotolone di dollari dei western, ecco, uguale. di caparra ne manca ancora un tot, ma arriverà con le prossime bollette pagate. ho con me un sacchettino delle scarpe, che avevo dimenticato di portarmi via. contenuto fantastico da uomo delle favole: cinquecento grammi di pasta, pepino-macinino, cuffie e microfono. sembro un rapinatore, scena è da far west.
corridoi vuoti. commesse in attesa di clienti. sono l'unico avventore di questa spettacolare accozzaglia di luci e prodotti lucenti e impossibili, musichette, vetrinette, commesse, marmi, graniti, specchi....passo veloce tra i corridoi in cerca della scala mobile. al mio passaggio come degli automi cui la fotocellula ha fatto notare il mio passaggio, le commesse attaccano la cantilena "sir, comma looka tis wandefu pluodac" "sir cannaheeep you? look dis paffium". via, via di qui, ecco la scala mobile. maike bankrobber sale di piano in piano, calzature donna, vestitini donna, classico uomo.....mamma mia che roba, accostamenti teutonici in salsa di soja, uomo classico western, vuoto, ovviamente. zegna, o era un altro, boh, ha addirittura il negozietto chiuso al popolo, solo a invito. ma che ti chiudi a fare, è vuoto! uomo sport. mi fermo per dovere di scelta di vita. bello, roba carina, un sacco di marche, prezzi occidentali però, mica tanto bello. north face. come north face? ma che si pensano di vendere che è la marca più falsificata di tutta shanghai? domanda retorica, il centro è vuoto....ad ogni modo belle le giacche, cacchio. effettivamente rispetto al fake un altro mondo. del resto costano 15 volte tanto. "sir, we have nau setty pessent discau". ok, dai 13 volte tanto. comunque troppo. e poi mica sono qui a comprare, ho un duello che mi aspetta! quinto piano: bambino.

pazzesco! incredibile. non so quante volte ho detto "ma va che roooooba" "ma guarda questo". la roba della playstation non l'ho trovata, ma ragazzi, chissene! questo è il regno dei piccoli imperatori. coloro che hanno ribaltato il confucianesimo, i figli unici della cina! fantastico. ci sono tutti i lego. nel senso che non so se siano tutti, ma ce ne sono tanti quanti non ne avevo ancora visti tutti assieme. e robottini, i transformers, maddai, anche qui la base di mazzinga, nooo, quella dei voltron, quella di daitarn! e poi macchinine telecomandate di ogni tipo e forma, guarda liiii, la subaru wrc, e la xsara wrc, la enzo ferrari, porsche a sfinire, piccole, grandi, gli aerei, le navi, grandi da poterci stare sopra! e questo e quello....insomma, non volevo più uscire! signore, chiudiamo. si,si un secondo. signore, dovremmo chiudere......il duello poi me lo sono dimenticato. non riesco veramente a trovare un gioco psp originale a shanghai. proverò un'altra volta.

scusi, ma la base di daitarn...eh, a quanto sta?

domenica 24 settembre 2006

intermittenze


sono seduto al computer, in soggiorno. serata corta, siamo usciti a cena al thailandese e poi, stanco, sono tornato a casa. non lo sapete, ma ho una finestra enorme, che da sul mondo di shanghai. diciannove milioni di persone registrate e chissà quante altre che ci vivono. un'estensione pari a quella della lombardia. settemila grattacieli in dieci anni. numeri da capogiro. siedo con la finestra sulla sinistra, mentre internet mi apre una finestra sul resto del mondo, corriere, repubblica, motomondiale, campionato di calcio eccetera. ma c'è qualcosa che mi distrae. bagliori in lontananza, tanti. tanti piccoli flash confusi. sono i bagliori delle saldature degli scheletri di questi mostri di cemento che crescono a ritmi impossibili. di giorno non si notano, si perdono nella foschia a chilometri di distanza, ma di notte, di notte li vedi tutti. tanti, frequenti. e come loro noti anche le lucette di segnalazione dei grattacieli. non le vedi tutte. sono troppe. nonostante la luminosità si perdono nel buio della notte. l'orizzonte praticamente è rosso. a intermittenza. il buio. gia, non è come a milano che il cielo è rosa anche alle quattro del mattino. a causa dell'enorme e insoddisfatta richiesta di energia elettrica, il governo ha imposto ai grattacieli di spegnere gli sfarzosi giochi di luce dalle ventitrè in poi. caldo. meno che ad agosto. apro la finestra. sciaff, sciaff....badilate. a mezzanotte. stanno riparando il selciato sotto casa. sono in quattro. due guardano. uno tiene la luce, uno sbadila. dietro l'angolo si vede l'ombra di un braccio meccanico. stanno pompando cemento nelle impalcature di una qualche nuova struttura. è tardi, ho sonno. per fortuna le finestre tengono fuori tutto sto casino. buonanotte.

martedì 19 settembre 2006

giornalismo d'avanguardia


cari surfers, rieccomi a voi dopo praticamente un mese di silenzio. nel frattempo sono tornato a casa, e sono stato a fare un sacco di cose in cina, che ora sto tentando di mettere sul blog, ma ho pochissimo tempo, e vi racconterò anche il perchè, ma non ora, che appunto ho poco tempo. carico quindi sul blog l'esperienza di un mio amico, gabriele barbati, qui ritratto al cottons in una sera oltre i quaranta gradi...in vari sensi. del resto la sua avventura cinese merita tantissimo! noi ci sentiamo a breve, ciao

Ciao a tutti,

Ventidue ore di lavoro alle spalle e ho ancora voglia di scrivere, non male. E’ che questa bella giornata di giornalismo va condivisa con i compagni di viaggio.
Vi ricordate di quello zozzone mezzo romano mezzo napoletano che se ne usciva con Zzrab Zvaaaaaagna e la Sgrena liberata?

A due anni di distanza stava a Nanchino in mezzo a corrispondenti e inviati di tutti i giornali italiani. Ha seguito Prodi e Montezemolo (e non il pizzicagnolo arabo) nel capannello di colleghi. Si è presentato all’inviato di Skytg24 e di Mediaset (Antonio Sapio). Il primo: “davvero bello il tuo pezzo su Mao di pochi giorni fa e poi che invidia…”. L’altro: “ma sai che..sì, sì,,, se ci serivisse dalla cina qualcuno… lasciami i tuoi riferimenti”. Avvisaglie di euforia.

Il povero collaboratore di Radiopopolare che non era stato inserito nei pulmini giornalisti per gli stabilimenti Fiat di Nanchino s’ingegna. Si presenta al corrispondente del TG1, Paolo Longo, dotato di limousine d’antan con tendine sovietiche: scrocca il passaggio e pure una telefonata in Italia con il cellulare RAI.. Chiede dell’esperienza decennale in Israele e viene a sapere che Longo come altri corrispondenti di vecchia data è stato cacciato dal governo. “Chi aveva conosciuto la prima intifada ai tempi della seconda era ritenuto ormai scomodo” fa lui.

- E decidi di venirtene in Cina dove ste cose giusto appena appena accadono? – commento.
- E’ che volevi che me tornassi in Italia, sei pazzo?

A sessant’anni non ci pensa neanche vagamente. Sul sedile di pelo d’orso bruno di Kamchakta, i riccioli mi s’imbiancano d’un colpo. In euforia da immedesimazione, prendo a immaginarmi di qui a trent’anni in un paese di-sa-ddio a stringere mani: piacere Gabriele Longo, salve Paolo Barbati..

Stabilimenti Fiat di Nanchino: Montezemolo presenta la Perla e il Doblo. Entriamo dal capannone della catena di montaggio, Basta uno sguardo. Centinaia di ex contadini in tuta verde avvitano, spostano, assemblano. Solo per oggi con ritmi da cerimoniale. A comando sciamano compatti fin sotto al palco. A loro fianco gli omini in camicia blu dell’amminstrazione.

Ho un impeto romantico, mollo il gruppone giornalisti che gia arranca alla seconda tappa del giro di Cina Mi butto tra gli Umpa Lumpa. Per intercessione dello Spirito Santo, mi faccio apostolo e parlo una lingua ignota. I pagani capiscono, rispondono alle domande. Guo Jei lavora li dal 2000, e’ contento delle condizioni di lavoro e cosi i suoi colleghi di reparto.

Rinsavisco. Sergio Marchionne sta dicendo chiaramente che in Cina la Fiat è in ritardo e che il mercato prioritario sara per ora l’Europa o al limite l’India. Pero con un nuovo modello all’anno a cominciare dalla nuova berlina di oggi ce la si puo fare fare per il 2020. Gli ficco il microfono nel naso e incamero questa improvvisa ammissione del pragmatico amministratore delegato del Lingotto.

Gli altri volano a Canton, Lo zozzone, che forse s’è finalmente convinto che può essere all’altezza di questo mestiere, lavora pur sempre per una radio popolare. Se ne va in un ostello a tre euro e mezzo e attacca a scrivere. Due pezzi per la Radio con interviste (il primo subito dopo i discorsi istituzionali l’avevo dovuto dettare per telefono con accanto Paolo Longo….).

Il contesto celebrativo non mi basta. Gli spunti di Marchionne meritano un approfondimento. Mi attacco al telefono e ottengo in anterprima dagli amici di Oss. Asia la loro ricerca sull’Auto in Cina. Intervisto l’autore. Si, è vero se Fiat si muove subito puo recuperare il terreno perduto. “Pero’: non con la solita Berlina rifatta sulla Palio. Al lingotto stanno prendendo tempo, per far trascorrere i 18-24 mesi necessari a concepire davvero un nuova auto”.

Questo pero è off the record. Il resto è sul Manifesto di domani.

Gabriele

venerdì 18 agosto 2006

a nice day, olisticamente parlando


è un po' che non aggiorno il blog, ma sinceramente non ho granchè da raccontare. cioè, sono successe un sacco di cose, come al solito, ma cose che ho già raccontato o che sono interessanti per me e basta, l'emozione della mamma che mi viene a trovare in questo posto fuori da tutto, fuori dal mondo, fuori di testa...le telefonate per preparare il ritorno a casa settimana prossima, le cene a raccontarsi di polente, spiedi e tutto il resto.. ma questo è un blog per viaggiatori sognatori che non conoscono la cina, mica per psicologi o portinaie. oggi invece un minimo di mio lo racconto. a pensarci bene anche questo ha a che fare con la cina, o meglio, con lo stare qui. chiudo la porta di casa per la prima volta con la consapevolezza e la certezza di avere effettivamente finito qualcosa. qualcosa che ho iniziato a pensare di iniziare quattro mesi fa, che ho seguito attivamente da due mesi e oggi finalmente ho concluso. ho collezionato una quantità di documenti, fatture, bollette, pagamenti e pippe mentali enorme per l'apertura di un ufficio qui. una sudata non indifferente. quasi non ci credo.
entro in ascensore felice, contento e bello tranquillo. accendo il lettore mp3, e mi partono i freundeskreis, gruppo tedesco. canzone molto carina e soft, cantano di vita bella, giornata buona, eccetera, molto funky. ma anche questo non è che sia poi una cosa straordinaria. semplicemente aiuta. giro a sinistra in urumqilu, che i cinesi chiamano wulumuqibeilu, e il verde degli alberelli che lottano contro lo smog e l'asfalto sembra molto più verde degli altri giorni. non c'e il sole, ma il cielo è quasi chiaro, e il caldo meno caldo, l'afa meno afa. cammino tranquillo, poche bici, poche auto. arrivo all'incrocio con nanjinglu una canzoncina reggae di dread ashanti mi introduce ad un attraversamento meno problematico del solito. stranamente poca gente a piedi, e quella che c'e non spinge, non cerca di passare a tutti i costi in prima fila per attraversare per prima e il giornalaio non urla. la yan'anlu affiora piano piano mentre rotolo verso sud ballando coi negrita. al ristorantino sulla destra riparano le luci neon, finalmente dopo mesi, e alcuni rigattieri portano via i resti delle impalcature dei negozi appena ristrutturati. ha chiuso la pasticceria forse. o magari rinnovano gli interni. e stanno ricostruendo anche il tetto del lawson più avanti. avvicinandomi all'incrocio con jululu canticchio il ritornello di waiting room dei fugazi, un bel momento. cerco di respirare il più possibile il profumo dei fiori della prima bancarella di quattro che ci sono di fronte all'ospedale. il carretto della frutta oggi propone pesche, belline, sicuramente non ogm come quelle del super, e al kedi hanno persino riparato il tubo che hanno rotto mentre rifacevano i gradini....tubo dell'acqua nei gradini, fantastico, penso. l'ortolano che c'è di li a poco sorride felice e beato, che dopo mesi gli hanno tolto le impalcature pure a lui e riesce stare sdraiato in poltrona sul marciapiede a chiaccherare col riparatutto ambulante che ha li affianco il suo spazietto di deposito. giro in changlelu con la vanoni che con toquinho mi canta di non avere paura su questa bossanova fantastica mentre il "the center" si staglia in cielo e la fila dei taxi sulla sinistra dietro la ringhiera inizia ad allungarsi. affronto la strettoia del parcheggio di biciclette con la marcetta ska degli arpioni di storia disonesta che mi accompagna in levare verso gli ascensori. incredibile ma vero sono da solo a prendere l'ascensore e sorrido felice quando arrivo al desk. mi siedo alla scrivania e quasi non ci credo. "beppe, stamattina sto bene e sono felice, niente rumori, niente casino, felice."... sorrido.
"bravo, io invece una gran giornata di ...."

"è la cina. mi raccomando, olistico beppe, olistico."


mercoledì 9 agosto 2006

la pagoda di hanzhou



la vedi. bella. molto bella, si staglia nel cielo intorno al lago di hanzhou che è uno spettacolo. col tettuccio d'oro brilla nonostante la foschia. mentre pedali pensi a cosa potrai vedere da lassù. e poi finalmente pedala pedala, ci arrivi. e come sempre ci rimani male. fanno 35 kuai a entrare. prima una sorta di tempietto, con una vasca enorme piena di carpe e tartarughe, carino comunque. e poi bancarelle che vendono acqua. e succhi di frutta troppo dolci. e tè verde in bottiglia. e ice tea. e il tè al crisantemo e via dicendo, tutta roba dolcissima. poi paghi altri 40 kuai, passi un supercancelletto elettronico. la signorina molto gentile prende il tuo biglietto, lo passa nella macchinetta, e ti restituisce il biglietto. ci sono cinque sportelli, cinque xiaojie che ti aiutano in questa terribile sfida con la macchinetta. vabbeh, entri e pensi..."uuuff, che fatica arrivare là, ma quanti scalini sono?". poi ti accorgi della scala mobile. e allora ti dici, vabbeh, non è nemmeno tanto brutta come idea, anche se perde tutto il suo significato. però ci sono quaranta gradi. ti mancano fiato e zuccheri. sali. ovviamente in scala mobile. arrivi alla base della pagoda. grande pompamagna per i resti della pagoda originale che rimangono imbachecati sotto al cemento armato della nuova pagoda. cemento armato? nuova pagoda? l'hanno completamente ricostruita. però è anche bella alta, chissà quante scale. poi ti accorgi dell'ascensore interno. anche qui. perde tutta la poesia, ma fa caldo. sei stanco. e via che si va. in cinque secondi sei sul terrazzo superiore e ti guardi intorno. si vede il lago dall'alto. bella vista in effetti. in lontananza la città, qui sotto il lago coi sui ritmi, le barchette a remi, i barchini a motore, i motoscafini che sfrecciano, yacht passeggeri enormi...ma dove vanno con sta roba? il lago non è poi così grande! vabbeh. la vista comunque merita. e poi ci sono i campanellini buddisti appesi ai tetti, suonano lievemente. istintivamente pensi a come poteva essere il lago anche solo dieci anni fa. abbasi lo sguardo e vedi quelle belle tegole della pagoda che hanno la lucina in plastica annegata dentro, con i faretti per illuminare i mostri cinesi a guardia dei tetti, la grondaia invisibile... perchè mi delude sempre tutto così. cosa ci fa un ascensore in cristallo trasparente in una pagoda "millenaria", cosa ci fanno gli estintori, l'impianto antincendio, i faretti da studio d'architettura i neon viola...per fortuna karla mi propone uno sguardo sulla cosa da un punto di vista diverso. vedi, adesso che è nuova tutti possono salire, anche i bambini e gli anziani. si karla hai ragione, ma manca completamente il senso, il gusto dell'antico. se la facavano quadrata e coi finestroni a specchio ci mettevano dentro due uffici ed era quasi meglio.usciamo e torniamo in città. ora che arriviamo in centro, la sera e i suoi colori stanno vincendo la sfida sul chiarore del giorno. su in collina si accendono tutte le lucine dell'albero di natale, pardon, della pagoda.

martedì 8 agosto 2006

hanzhou

gita scolastica?
appuntamento alle nove meno venti davanti all'ufficio. è sabato. ho due borse sotto agli occhi che non ci credo.facciamo anche in tempo a beccare gli altri che partono per milano. e poi via verso la stazione. non capisco nulla di ciò che succede intorno a me. sono un pacco che viene spostato da qui a li. stazione degli autobus e partire. destinazione hanzhou. qualcuno mi da in mano il biglietto. salgo sul pulman, mp3 a manetta, che non voglio nemmeno sapere dove sono. dormo. mi sveglio in piena campagna cinese con la corriera che inchioda per evitare il classico camion in corsia centrale a venti all'ora. evidentemente ha interrotto lo slalom tra le corsie del bus, che tanto in cina si viaggia così. gli altri dormono. guardo fuori dal finestrino.
campagna che scorre veloce con dietro case e fabbriche. milano venezia penso. non fosse per il fatto che le case hanno la tromba delle scale con un tettuccio per fare entrare più luce, e che i ponti sui canali sono più rotondi, sembrerebbero le nostre campagne, l'olio, il mincio, treviglio, ospitaletto...

e poi arriviamo a destinazione. le città cinesi sono tutte uguali mi dico. differenza, i taxi sono quasi tutte passat e non santana, e hanno un baffo diverso nella livrea. una specie di fiamma argentea da tamarro, che compre il colore della compagnia dei taxi. l'atmosfera è da gita scolastica. del resto siamo in sei. e tutti sullo scoppiato, quindi ci sprechiamo in battutacce. raggiungiamo l'albergo, carino. lontano dal lago.
già il lago, siamo venuti per fare un giro in bici intorno al lago. sono emozionato. manco fosse la prima volta che vado in bici...ho una tale voglia di pedalare, un po'di vento tra i capelli, fare curve larghe e curve strette, come quando si scia, provare l'ebbrezza della piega, superare gli altri..
prendiamo delle biciclettine pieghevoli rosa, con ammortizzatore. da bravi scolari in gita il primo quarto d'ora scorre via saltellando e pedalando. fa un caldo atroce e pedalando ci si rinfresca un pochino, se non ci fosse sta voglia di gara infantile, questo desiderio di salti in bici lasciato in un casseto per cinque mesi di shanghai. stiamo andando alle passerelle sul lago.

hanzhou ha davanti questo lago fantastico pieno di piante di loto, con i barchini a remi che ti portano in giro. il lago è attraversato da una pista ciclabile che saltella con piccoli ponti da un'isoletta all'altra. ci rincorriamo e superiamo di continuo. e ci fermiamo a fare mille foto a tutto. piante, fiori, sassi, pagode, il lago, il lago sullo sfondo, il lago dietro all'albero, il riflesso nel lago e via così.

hanzhou stessa non è che la vediamo, ma la gita merita moltissimo, siamo tutti molto spensierati e contenti, sfrecciamo con le nostre biciclettine rosa, e ogni tanto ci fermiamo a prendere un gelato, un ghiacciolo, una bottiglia d'acqua, fare due foto o meglio ancora, a farci fotografare dai cinesi con i cinesi. posso fare foto con te? ma certo, sguardo california surfer e foto con la coppia, col bambino, col padre di famiglia. che forza.
verso sera siamo provati, ancora una foto al bue d'oro nell'acqua, scultura buffissima che affiora nella xintiandi di hanzhou, che qui si chiama xifutiandi, e che come quella di shanghai è una zona vecchio stile, completamente rifatta, ma molto più carina.
qui c'è il lago.

màikè

finalmente sono pronti i documenti per l'ufficio. sono felice, ormai la cosa sta prendendo piede ed abbiamo tutto quanto serve per partire. sono emozionato. orgoglioso di poter finalmente finire qualcosa che ho iniziato quattro mesi fa. un po' come quando ti metti in coda alle poste, che lo sai che non è finita, mi viene la sensazione che comunque non riuscirò a ottenere i documenti del caso, non oggi.

il burocrate di turno mi guarda con lo sguardo vuoto. guarda ancora. poi guarda il passaporto. poi mi guarda. poi il passaporto. dai, su, che devo ritirare un documento, mica passare il confine. lui mi guarda, poi il passaporto. poi mi guarda ancora, arriccia il mento, storce la testa, mi guarda, sbattacchia il passaporto, sbuffa e guarda le carte affianco al pc.....finalmente parla col tipo che mi accompagna.

lui è questo qui. si. e ha questo nome scritto con sto modo strano. si, è italiano, nome italiano. lui non è cinese. no. e non ha un nome cinese. no. non è cinese e non ha un nome cinese. è italiano e ha un nome italiano. è italiano e non ha un nome cinese, e allora niente documento. lui è italiano, ha un nome italiano, non ha senso che abbia un nome cinese. se lui che è italiano e non ha un nome cinese vuole il documento, deve trovarsi da italiano un nome cinese. ma lui è italiano, non cinese, non può darsi un nome cinese, così a caso; lui in italia è quello li, e in cina è ancora quello li del passaporto. "guardi, fosse per me glielo darei subito, ma non dipende da me, è la legge". ussignur, caro il mio li, siete tutti uguali, non ti credere, la stessa frase poi...globalizzazione burocrate.

devo trovare un nome, ho una settimana. mobilito mezza cina. tutti i sinologi, gli amici e i colleghi sono invitati a partecipare. valanga di nomi e idiomi. l'unica che veramente si sforza alla fine è la laoshi, l'insegnante di cinese. grandissima come al solito mi snocciola li una decina di nomi. issiamo le vele e affrontiamo i mari. solca i mari col sorriso. nel blu sono a casa. felice al mattino. guarda con piacere al mare. màikè. buluno. vino rosso corposo. vittorioso e contento. da milano con furore.

stremato, mentre mi immagino mari in tempesta che solco surfando col sorriso nel cielo nero di una giornata in tempesta col vento che urla e l'orizzonte che s'illumina d'immenso....màikè direi. semplice. suona un po' come michael detto all'americana...maiko, e del resto mi chiamano tutti così. perchè no. e poi soprattutto, è l'unico che riesco a scrivere. già perchè da ora in poi firmo i contratti come màikè. mica posso scarabocchiare a caso. notaio, firma, timbro, firma, timbro, timbro, firma. 40 kuai di bollo.

ni hao màikè. non ridere. ma pensa tè.

nouvelle cousine nello zhejiang


sono in cina da ormai cinque mesi. e non me ne sono reso conto, ma mi sono abituato a cose che evidentemente non tutti sono in grado di affrontare. a yueqing andiamo a pranzo in trattoria. di ristoranti ce ne sono comunque solo uno. tre se aggiungiamo quelli dei due alberghi. noi andiamo quindi in trattoria, quella preferita dai cinesi. da fuori potrebbe sembrare che lo facciano apposta. ma per loro è come se noi ti portassimo "da luisa giù all'incrocio, che fa delle cotolette che te le ricordi per settimane tanto sono buone". come sempre bisogna camminare a piedi larghi. in terra c'è talmente tanto unto che scivolare è più che probabile. nell'aria vapori vari e misti. fumo di sigaretta densissimo e sbuffi di condensa dall'aria condizionata a sedici gradi. siamo l'attrazione del posto. va che roba, gli occidentali da "marisa, amatriciana come non te l'immagini".per fortuna mi lasciano scegliere il menù da una specie di buffet precottura. così per il capo ci sarà qualcosa di commestibile e di non troppo schifido da mangiare. il cibo va bene e sono contento e anche un po' orgoglioso. ho azzeccato un menù misto che va bene a entrambe le culture. e poi inizia l'orgia da tavola dei cinesi a pranzo. tra che con le bacchette anche i cinesi perdono per strada dei pezzi, tra che i cibi con i loro sughi perdono dei goccioloni ipermacchianti, tra che mentre sposti i piatti qualcosa si rovescia e tra che tutto il resto, della tavola pulita rimane ben poco. la cosa che però più sconcerta l'avventore impreparato è il "galateo da tavola" cinese. [ovvio che sto generalizzando, non abbiatevene a male] il cibo deve essere una gioia per tutti, e quindi va condiviso. i piatti sono al centro dela tavola, rigorosamente rotonda e troppo piccola per tutte queste pietanze, ma soprattutto troppo stretta per tutti, quindi si sta sempre gomito a gomito. ti tocchi dentro che è un piacere. e poi è un concerto di rutti e bocche aperte che mangiano di tutto. non è solo concesso, ma è indispensabile abbassarsi al livello della ciotola e rumoreggiare con la bocca piena mentre si ingurgita ognuna delle prelibatezze cinesi che sono disposte caoticamente sul tavolo. io ormai pronto alla cina provo tutto. e màikè mangia questo e màikè prova quello. i gamberetti si mangiano così come sono, tanto sono caramellati e si sgranocchiano amabilmente. le zampe del granchio si infilano in bocca, si mordono e si succhiano e poi via nel piatto. la zuppa di pesce va risucchiata e via dicendo. se si fa come loro non si può sbagliare. di solito si usano le bacchette, ma vanno bene anche le mani. l'importante è provare il cibo che c'è sul tavolo. se nel frattempo ti sporchi le mani ci dai di tovaglia e se devi liberarti della lisca dell'anguilla che hai appena mangiato, la espelli sul tavolo o cicchi in terra, così magari cambi anche il gusto. e ogni due per tre, visto che gli stai simpatico che non ti fai problemi come gli altri occidentali nell'orgia da tavola, dacci di resta con la birra...."màikè gambei!!" e giù che si tracanna. hei, wang, va che io c'ho mezzo sangue trentino, finisci sotto il tavolo se fai a gara a birra...xiaojiè, liang ping pijio [signorina, altre due bottiglie di birra] e via così. questo del gambei è un rito che fai anche alle cene più raffinate, ma qui l'atmosfera è da "gigi il trojone", con i bicchieri che se non fossero spessi un centimetro andrebbero in frantumi tanto è pesante il cin cin. peccato solo che il cibo cinese non mi sazi a dovere, troppa roba piccola, bocconcini di cose strane che comunque sia mangi a volte in punta di denti, giusto per far finta che sia gustosissimo. finito il disastro culinario ci si batte sulla pancia felici, aaah, che magnata, èh, zhang, che roba, grazie, bel posticino. con tutto questo mangiare mi sono dimenticato del capo che mi guarda un po' tra il divertito e lo sconvolto. "tu prima di tornare in italia è meglio che fai un corso sul come stare a tavola". risatone. però magari mi serve davvero....

risaie al sud


dopo nanchino, wenzhou. volo in partenza alle sette del mattino. ci sono già stato. zona con molto verde, sembrava di essere nei film sul vietnam, colline, pioggia umidità, gente in bici, gente a piedi, buche nell'asfalto, pozze, animali che attraversano la strada. non era ancora pronta l'autostrada e pioveva a dirotto, quindi i camion erano fermi e spostavano molta roba a mano, coi carretti.


i carretti sono fantastici. da wenzhou a shanghai a pechino sono il simbolo del cambiamento non cambiamento. nonostante le macchine il lento carrettino ci prova a sopravvivere, colorato, piccolo, pesantissimo, scassatissimo. oggi invece l'autostrada c'è. si passa veloci lontani dalle colline. e poi la volta scorsa dovevamo andare anche da un'altra parte, quindi non eravamo proprio nella stessa zona. da wenzhou ci spostiamo a nord su di un'auto aziendale che ci è venuta a prendere in aeroporto. come sempre non si parla gran che. stiamo andando a yueqing, cittadina di cinquantamila persone sperduta nel nulla. a yueqing ci attende il solito tempaccio, acquazzone di qualche minuto. non si vede nulla al solito. passiamo sopra un ponte, direi il delta di un qualche fiume. riscendiamo. alberi. fabbriche, colline. poi finalmente arrriviamo a yueqing e vedo la mia prima risaia. cioè, ne ho viste altre, mentre passavo in treno o in aereo, ma qui finalmente la vedo li davanti a me. ci sono i contadini che curano la terra, l'acqua le piante. hanno il tipico cappellino cinese, e la camicia blu, e sono proprio come te li immagini dai racconti, dalle foto degli altri, nei film. mi diverte vedere il trattore che usano. praticamente non è un trattore. è una barca all'anteriore e un trattore al posteriore, molto buffa. galleggia sul fango del campo ed è agilissima, curve strettissime e scheggia niente male. nel campo affianco invece uno meno fortunato traccia con aratro e bue. tutto questo immerso nel cambiamento cinese, rapido, inesorabile, che passa e distrugge, crea cose nuove, sconvolge terra e tradizione. risaie, baracche, fabbriche e dormitori.

giovedì 3 agosto 2006

quel treno per nanchino


non ricordo nemmeno a che ora sia suonata la sveglia. cliente importante, sbarbarsi, vestirsi bene, camicia, cravatta, giacca. fuori i soliti “più di trentacinque, minimo”. treno per nanchino. ho preso i biglietti già ieri per evitare le code. soft seat, prima classe. “si, è comunque una prima classe in cina, ma non è una seconda in cina”. grazie gabri. i commenti di gabriele sono sempre fantastici. brevi. ma dicono gia troppo.

per fortuna siamo in una sala d’aspetto dignitosa rispetto a quelle al piano di sopra, stracolme di mondo con bagagli impossibili. e per fortuna c’è anche l’aria condizionata. odio l’aria condizionata a sedici gradi, ma ho la giacca e la cravatta, per oggi puo andare. scendiamo al treno. posti prenotati, ovviamente uno qui e uno li, riesco a farmi spostare con quel poco di cinese che so, il signore è molto cortese e non ha nulla in contrario. beh dai gabri, stavolta hai toppato. è pulito, silenzioso, tranquillo. però c’è qualcosa che non quadra. gabri sto treno lo prende spesso, non è possibile che mi sbagli il commento. e infatti.
need for speed porsche pursuit è un bel giochino. datato ma un bel giochino. i nostri vicini stanno giocando in rete sui portatili. senza cuffie. e le casse dei notebook sono oscene. fastidio fortissimo. quello di fronte invece ha un pc nuovissimo, fantastico e guarda un film. senza cuffie. sparano un sacco. nella poltrona dietro uno gioca alla playstation portatile. senza cuffie. dal macello che sta combinando a raffiche di mitra sta facendo più danni che la guerra dei mondi nel film di quello che ho di fronte. telefonino, uno, due, tre, suonerie ignoranti e oscene. la migliore è quella di sex and the city, che qui non danno in tivù, ma le cui serie si comprano piratate ovunque. la peggiore è la sigla di doraemon, gatto robot, remixata techno. se hai una suoneria cosi inutile devi fare squillare il telefono per almeno trenta secondi, ovvio. o meglio ancora, perchè non scorrere tutte le suonerie del campionario? sono gia le nove per fortuna. ritelefonino, urla fragorose per sentirsi meglio. guardo fuori della finestra. almeno un po di verde dopo il grigio di shanghai. ancora due ore di treno prima di nanchino. che poi sarai solo a metà.

stasera si replica. altre tre ore emmezza.